Una sentenza del TAR del Lazio annulla gran parte del decreto sulle aree idonee per le rinnovabili. Il governo ha 60 giorni per riformularlo, mentre associazioni come Legambiente e WWF esultano.
Tutto da rifare sul decreto aree idonee. A dirlo è una sentenza del TAR del Lazio che si è espresso in seguito ai numerosi ricorsi presentati al giudice amministrativo sull’impianto della norma varata dal ministero dell’Ambiente un anno fa e che chiedeva alle regioni di individuare sul proprio territorio le aree idonee a ospitare impianti di produzione elettrica con fonti rinnovabili come fotovoltaico ed eolico.
Il giudice amministrativo ha dunque chiesto al governo la riformulazione di una buona parte del testo entro 60 giorni. In estrema sintesi, il TAR ha dichiarato illegittimo il decreto perché non ha fornito indicazioni su come le Regioni possano identificare le aree sulle quali si possono installare impianti con iter approvativi accelerati. Inoltre i giudici hanno dichiarato illegittima la parte in cui il decreto prevede che le aree definite idonee da precedente normativa nazionale siano poi modificate in non idonee dalle regioni senza prevedere salvaguardia per progetti che avevano già ricevuto l’ok.
Ora la palla passa al ministero guidato da Pichetto Fratin che, in accordo con gli altri dicasteri, dovrà riscrivere parte del testo del decreto. In attesa di avere una legislazione chiara sul tema delle rinnovabili.
Le reazioni delle associazioni ambientaliste
“La sentenza è una grande vittoria per la lotta alla crisi climatica, l’indipendenza energetica del Paese e l’abbassamento delle bollette che gravano sui bilanci di famiglie e aziende” ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani.
“Il MASE – continua Ciafani – proceda velocemente a riscrivere il decreto ministeriale, le Regioni sotterrino per sempre quell’ascia di guerra contro le fonti pulite, in primis fotovoltaico ed eolico, che non abbiamo mai visto usare purtroppo contro i veri scempi che hanno devastato, in alcuni casi in modo permanente, il paesaggio del Belpaese”.
“La Regione Lazio si adegui alla sentenza del TAR Lazio come devono fare tutte, – dichiara il presidente di Legambiente Lazio Roberto Scacchi – garantendo uno sviluppo veloce e ordinato degli impianti a fonti rinnovabili, a partire dai campi fotovoltaici e dai parchi eolici, off-shore e a terra. La pianificazione territoriale ora, deve superare velocemente ogni blocco, pregiudizio o moratoria messa in atto contro le rinnovabili, aprendo così la stagione di una veloce transizione energetica della nostra regione”.
Sulla stessa linea il WWF che scrive in una nota: “Il WWF, che ha più volte denunciato l’impatto negativo del DM aree idonee e del Decreto Agricoltura sugli obiettivi climatici ed energetici, accoglie con favore queste pronunce. Entrambi i provvedimenti, come ripetutamente segnalato, hanno introdotto vincoli arbitrari e ostacoli procedurali che stanno rallentando in modo significativo lo sviluppo delle rinnovabili. Si ricorda, inoltre, che è attualmente aperta una procedura di infrazione contro l’Italia per il mancato recepimento della Direttiva RED III, che impone agli Stati membri di semplificare e accelerare le procedure autorizzative per gli impianti FER. A ciò si aggiunge la denuncia formale presentata nel novembre 2024 alla Commissione europea da WWF e A Sud sull’inadeguatezza del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC), cha manca di politiche e misure sufficienti per raggiungere i target in materia di energia rinnovabile, compromettendo gli obiettivi climatici ed energetici e trascurando l’importanza di una transizione giusta”.
“Il Governo italiano deve ora prendere atto dell’urgenza di una svolta radicale nel sistema autorizzativo delle rinnovabili. Entro i prossimi 60 giorni, i criteri per l’individuazione delle aree idonee, delle aree a procedura ordinaria e di quelle non idonee dovranno essere riscritti nel pieno rispetto dei principi stabiliti dalla legge delega e in coerenza con gli obiettivi europei. L’Italia non può più permettersi ulteriori ritardi: l’inazione ha un costo ambientale, economico e sociale che il Paese non può sostenere”, conclude la nota diramata dal WWF Italia.


