Lavoro, in Umbria c’è, ma è discontinuo, precario e sottopagato. L’analisi della Cgil

Lavoro, in Umbria c’è, ma è discontinuo, precario e sottopagato. L’analisi della Cgil

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La Cgil Umbria ha fatto il punto della situazione per quanto riguarda la condizione salariale e occupazionale in Umbria. Su 231mila lavoratori dipendenti, oltre il 30% guadagna non più di 10mila euro lordi l’anno. Secondo i dati l’analisi: “In Umbria cresce solo il lavoro discontinuo, precario e sottopagato”

A Perugia, presso la sede della Cgil Umbria, sono stati presentati gli studi sulla condizione salariale e occupazionale in Umbria, pubblicati dalla Fondazione Di Vittorio e dell’Ufficio economia della Cgil, basati su dati di Inps, Istat e Agenzia Umbria Ricerche.

La ricerca dell’Ufficio economia della Cgil, che analizza l’anno 2023, indica che i lavoratori dipendenti in Umbria in quell’anno sono stati 231.325 e il loro salario lordo annuale medio era di 20.993 euro.
Meno della metà, solo il 39% (90.244), aveva un contratto a tempo determinato, full time e per l’intero anno, con un salario medio di 31.851 euro.

Quasi 20mila lavoratori (8,6%) avevano contratti a termine, part time e discontinui e un salario medio di circa 6.500 euro; altri 19.500 (8,5%) erano con contratti a tempo indeterminato, part time e discontinui con salari sui 10.500 euro, mentre altre 31mila persone (13,5%) avevano contratti a termine, full time e discontinui, guadagnando circa 10mila euro lordi l’anno.

In mezzo a questi due estremi, si collocavano i restanti 70mila lavoratori umbri, con varie tipologie di contratti e salari che andavano dai 16mila ai 28mila euro annui lordi.

Se si guarda alle fasce d’età, risulta che: i lavoratori sotto i 35 anni erano il 30,4% del totale (circa 70.500), con un salario medio di 15mila euro; la stragrande maggioranza dei lavoratori (156mila, il 67,5%) aveva tra i 35 e i 64 anni e un salario medio di 23.800 euro; quasi 5mila lavoratori (2,1%) avevano più di 64 anni e un salario intorno ai 16.400 euro.

Lavoro, in Umbria c’è, ma è discontinuo, precario e sottopagato. L’analisi della Cgil, report

I dati sono stati commentati dalla segretaria generale della Cgil Umbria, Maria Rita Paggio e da Andrea Corpetti, della segreteria regionale della Cgil Umbria.

“Abbiamoha riferito Maria Rita Paggio la conferma di dati che denunciamo da tempo: salari bassi e un lavoro che cresce quantitativamente, ma solo in forma discontinua, precaria e sottopagata, con il conseguente aumento del numero di persone che pur lavorando restano povere”.

“Una condizione – ha osservato ancora Paggio che evidenzia la necessità di un cambiamento strutturale delle politiche di sviluppo del nostro Paese, perchè è vero che il dato umbro è sicuramente, per molti tratti, peggiore di quello nazionale, ma è comunque inquadrato nel contesto nazionale”.

“Le riforme del lavoro introdotte negli ultimi decenni ha ricordato la segretaria generale della Cgil Umbria – dal Jobs Act in poi, hanno precarizzato ed indebolito il lavoro. Lavorare, oggi, non consente più di condurre una vita dignitosa. I più danneggiati, ancora una volta, sono i giovani e le donne, sia in termini di salario che in termini di qualità dell’occupazione”.

“A questoha aggiunto Maria Rita Paggio si abbina anche il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro perché un lavoro precario è ancora più a rischio e si abbina anche al referendum dell’8 e 9 giugno, perché i quesiti referendari tentano di affrontare questi temi”

Alle parole di Maria Rita Paggio sono seguite quelle di Andrea Corpetti della segreteria regionale della Cgil Umbria

“L’Umbria – ha sottolineato Andrea Corpetti sconta anche un grave fenomeno di calo demografico con i giovani che, non trovando qui terreno fertile per le loro professionalità, cercano lavoro altrove”.

“Le condizioni di lavoro in Umbria – ha continuato Andrea Corpettisia in termini di orario sia in termini salariali, infatti, sono particolarmente deficitarie, con diffuso part time e retribuzioni molto basse. C’è uno studio che ha indicato che nel 2023, nella fascia 15-64 anni, il livello salariale medio è di 15.000 euro annui, intorno quindi alle 1.000/1.100 euro al mese. Questa non è sicuramente una soglia di salario utile ad avere una vita dignitosa”.

“La principale richiesta di lavoratori – ha concluso Andrea Corpetti – è in settori come il commercio e il turismo che, generalmente, essendo a basso valore aggiunto, offrono condizioni di lavoro part time e di bassa qualità e salari altrettanto bassi”.

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