Agricoltura, la blockchain diventa sempre più importante per il settore 4.0

Agricoltura, la blockchain diventa sempre più importante per il settore 4.0

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La blockchain è una sorta di registro digitale condiviso che facilita registrazione e monitoraggio dei processi, attraverso i cosiddetti blocchi.

Se applicata all’agricoltura la blockchain consente di tracciare i prodotti agroalimentari premettendo l’apposizione di etichette intelligenti che rendono possibile individuare le caratteristiche degli alimenti ed eventuali pericoli per la salute che questi comportano. Di questo tema si è parlato alla Camera per la presentazione della ricerca “Advisory Services per la Digitainability nella Filiera Agroalimentare”.

Maria Chiara Gadda, Vicepresidente della XIII Commissione Agricoltura alla Camera, è intervenuta alla conferenza stampa: “La blockchain può essere un’opportunità anche per la nostra agricoltura e per l’intero sistema agroalimentare perché è una tecnologia che consente di avere una tracciabilità e una trasparenza delle informazioni, quindi un tema particolarmente attuale se pensiamo all’Italian Sounding, a quanto i consumatori siano sensibili anche alle corrette informazioni sulle materie prime che sono effettivamente utilizzate in un paese come il nostro che non ha un’indipendenza produttiva in tutte le filiere. Quindi da un lato dobbiamo potenziare una strategia nazionale per potenziare appunto le nostre filiere ma dall’altro lato consentire che la ricerca, la tecnologia e l’innovazione arrivino agli agricoltori a partire da quelli più piccoli. Quindi la blockchain può essere un’opportunità di trasparenza e anche di sviluppo di filiere che appunto sono messe a rischio da tanti effetti di sistema, dai cambiamenti climatici passando appunto per i dazi e una situazione politica di grande instabilità e in un mondo instabile proteggere il Made in Italy assegnando appunto correttezza e trasparenza alle materie prime e al prodotto finito è un elemento sicuramente importante e su questo le università italiane stanno studiando e stanno mettendo a servizio le loro competenze delle nostre piccole e medie imprese a partire da quelle delle aree rurali e più periferiche del paese.”

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