Il governo italiano ha deciso di affossare la direttiva europea che puntava a regolamentare le dichiarazioni ambientali e di sostenibilità delle aziende. Il vicepresidente della Camera, Sergio Costa: “Solo una scusa per uscire da un sistema di garanzia e certificazione, anche perché le microimprese erano già state esentate dall’obbligo”.
L’Italia sceglie il greenwashing affossando, in extremis, la direttiva europea Green Claims, che avrebbe dovuto regolamentare le dichiarazioni ambientali e di sostenibilità delle aziende sui loro prodotti e servizi. Una direttiva, facente parte delle varie iniziative del Green Deal europeo, che ora rischia di non essere più approvata, ufficialmente perché secondo il governo italiano non tutelerebbe le microimprese. Sergio Costa, vicepresidente della Camera dei deputati e già ministro dell’Ambiente, sospetta fortemente che il no dell’Italia sia puramente ideologico.
“L’Unione europea, nel trilogo, aveva già fatto passare l’informazione che avrebbe tolto l’applicazione della certificazione Green Claims per le microaziende, quelle che hanno un numero molto piccolo di dipendente. Che invece è diventata, per il governo italiano, l’occasione per dire ‘No, a queste condizioni noi non possiamo starci’. Quindi a me dà più l’idea di una scusa” – ha spiegato l’onorevole Sergio Costa – “Per le grandi e medie aziende, avere una certificazione di un soggetto terzo che garantisca che non ci sia greenwashing, ci sta tutto. Per le piccolissime imprese, invece, è più difficile perché comporta un costo proporzionalmente maggiore. Ma questa era una cosa già emersa nel trilogo e nell’Unione europea, tanto è vero che si aspettava solo la riunione per poterlo definire ufficialmente. Perché, allora, il governo italiano usa questa scusa per uscire dal sistema della certificazione ambientale?“.
“L’Italia, uscendo, ha fatto cadere la possibilità numerica di poter approvare la direttiva. Che ora non verrà approvata per nessuno, neanche per le medie e grandi aziende, per cui invece la necessità è evidente” – ha aggiunto il vicepresidente della Camera dei deputati – “La conclusione che ne faccio è che ha il sapore di una scusa: al governo volevano fortemente uscire dal sistema di certificazione ambientale di garanzia ‘non greenwashing’ e hanno trovato questo percorso per poterlo fare. Questa è, sostanzialmente, per me la verità“.


