La collaborazione tra tecnologia, ricerca e tutela della biodiversità marina ha portato alla nascita di case per i pesci create con algoritmi digitali. Intervista all’architetta Rossella Siani.
Da algoritmi digitali possono nascere case per pesci utili alla conservazione della biodiversità marina, minacciata costantemente dai cambiamenti climatici e dall’inquinamento. La collaborazione tra l’architetta e ricercatrice Rossella Siani, l’azienda D-Shape e l’Università di Genova ha dato vita a strutture dalla forma simile alle barriere coralline, pronte ad accogliere la fauna e la flora marina. La dott.ssa Siani ha raccontato a TeleAmbiente com’è nata l’idea e il percorso per arrivare alla loro creazione.
“Lo sviluppo di case per i pesci nasce dalla collaborazione di due tecnologie, quella che combina la progettazione parametrica avanzata, di cui mi occupo, e la stampa 3D di grandi dimensioni, di cui la D-Shape è leader nel settore. La combinazione di queste due tecnologie ci consente di sviluppare degli elementi adatti alla vita marina e che sono molto preziosi per lo sviluppo della biodiversità marina, sia per la fauna che per la flora”, ha spiegato l’architetta e ricercatrice Siani.
Case per i pesci, Siani: “Con algoritmi e stampa 3D riusciamo a sviluppare forme dall’aspetto organico”
“Il motivo per cui adottiamo queste tecnologie avanzate su questo tema sta nelle complessità della forma che si riescono a raggiungere con questi strumenti. Riusciamo a sviluppare delle forme che hanno un aspetto organico, ma soprattutto che hanno grandi ottimizzazioni in modo molto simile a quello che accade in natura. Abbiamo quindi l’ottimizzazione dei materiali, delle forme, un grande numero di insenature, tipico di quello che accade negli elementi naturali”, ha continuato Siani.
Un progetto che non si limita alla creazione delle dimore per la fauna marina, ma prosegue in un’ottica multidisciplinare che comprende – oltre alla fase di progettazione e di realizzazione – anche la fase di monitoraggio, curata dalle università.
“Dopo l’immissione in mare del prototipo intervengono soprattutto le università per il monitoraggio di quello che poi accadrà effettivamente in questo elemento”, ha concluso Siani.


