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Il contrasto ai combattimenti tra cani

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Humane World for Animals Italia e Fondazione Cave Canem, da quattro anni, portano avanti il progetto ‘Io non combatto’ contro un fenomeno diffuso molto più capillarmente di quanto si possa pensare. Non bastano le azioni repressive, occorre affrontare il problema a 360° ed è per questo che, in Senato, si è tenuto un incontro tra associazioni, rappresentanti politici e istituzionali, esperti e giuristi. Ad organizzarlo, la senatrice Anna Bilotti (M5S), componente della Commissione Giustizia di Palazzo Madama. 

Un fenomeno ancora tristemente radicato, quello dei combattimenti tra cani. Diffuso capillarmente su tutto il territorio italiano, molto più di quanto si possa pensare, questo crimine rappresenta un allarme non solo per quanto riguarda la violenza sugli animali, ma anche per alcuni preoccupanti risvolti sociali. Anche per questo, è necessaria un’azione più incisiva basata sulla collaborazione tra i vari enti istituzionali ed associazioni come Humane World for Animals e Fondazione Cave Canem che stanno portando avanti il progetto ‘Io non combatto‘. Un’iniziativa profonda e complessa, che va avanti da ben quattro anni e vede la collaborazione di esperti e giuristi. Un incontro in senato, organizzato dalla senatrice Anna Bilotti, è stato l’occasione per un confronto tra rappresentanti politici e istituzionali, esperti, giuristi e rappresentanti delle forze dell’ordine.

Serve la volontà politica di risolvere il problema, io sono prima firmataria di un emendamento su questo tema, che prevede uno stanziamento di mezzo milione di euro per la formazione dei carabinieri e per le attività necessarie quando un cane riesce finalmente ad essere sottratto alla barbarie della pratica del combattimento” – ha spiegato la senatrice Anna Bilotti, esponente del Movimento 5 Stelle e componente della II Commissione Giustizia del Senato – “Purtroppo i crimini dei combattimenti tra cani sono presenti nell’ultimo testo passato su questa materia, ma materialmente, sulle risorse, non si è intervenuti. Riteniamo che l’innalzamento delle pene sia necessario, ma non sufficiente, se veramente si vuole risolvere il problema ed essere di supporto ad associazioni, come Humane World For Animals e Fondazione Cave Canem, che sono fondamentali nel contrasto a questa barbarie“.

Credo che questo tema sia sottovalutato, si pensa che ci sia una marginalità sociale ma non viene considerato un aspetto fondamentale: la violenza è una spirale e occorre spezzarla in ogni singolo contesto in cui può presentarsi” – ha aggiunto la senatrice Anna Bilotti – “Per esempio, durante il dibattito, è venuta fuori una circostanza molto grave: oggi ci sono molti minori, che prima assistono a questo genere di crimini e poi sono coinvolti in prima persona come rei. Abbiamo il dovere, come società e ovviamente come legislatori, di spezzare questa spirale della violenza“.

Il progetto ‘Io non combatto’ è nato per reprimere e prevenire il fenomeno dei combattimenti tra cani attraverso la formazione, l’educazione, la divulgazione e anche la ricerca scientifica. Come Humane World for Animals e Fondazione Cave Canem abbiamo erogato due borse di studio, l’esito delle quali ha portato ad un lavoro di ricerca, pubblicato sulla rivista ‘Sicurezza e Giustizia’, che ci permette di raggiungere il pubblico giusto, formato da agenti delle forze dell’ordine e membri delle istituzioni, proprio per dare una stretta a questo fenomeno” – il punto di Martina Pluda, direttrice di Humane World for Animals Italia – “Oggi in Senato abbiamo potuto presentare e portare questo lavoro in una cornice istituzionale prestigiosissima. La ricerca approfondisce gli aspetti legislativi ma soprattutto quelli criminologici del dogfighter, l’autore di reato che fa combattere i cani. Lo studio porta alla luce le diverse tipologie di dogfighter, da quelli più organizzati e legati alla criminalità organizzata a quelli di strada. Proponiamo però anche delle soluzioni rieducative per queste figure, affinché possano essere reintrodotte nella società, ma sempre mettendo al centro la tutela del benessere degli animali“.

È un errore pensare che il fenomeno del combattimento tra animali sia residuali e quasi limitato, in realtà riguarda tutte le zone d’Italia da Nord a Sud, e ciò che è preoccupante è che si tratta di un fenomeno molto variegato, che va ad intervenire non solo riguardo alla tutela degli animali (maltrattamento e detenzione incompatibile), ma anche alla devianza minorile. Per queste ragioni, il progetto ‘Io non combatto’ va ad interessare più ambiti” – ha spiegato Federica Faiella, presidente della Fondazione Cave Canem – “E quindi, non solo la ricerca scientifica, l’emancipazione giovanile, la formazione, l’informazione e la divulgazione, ma anche la parte della pura operatività in collaborazione con le forze di polizia e con la magistratura. Parliamo proprio di salvataggio di cani strappati al circuito criminale del combattimento tra animali, che vengono accompagnati in un percorso di recupero comportamentale e, dove possibile, all’inserimento in un contesto familiare“.

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