Dieci gradi in meno rispetto alla temperatura delle aree limitrofe solo grazie all’evaporazione dell’acqua: è il progetto di Wittfrida Mitterer per contrastare le isole di calore urbane.
Un principio naturale semplice – quello per cui l’evaporazione dell’acqua assorbe il calore – è alla base dell’albero bioclimatico, l’innovativo progetto di Wittfrida Mitterer, direttrice del master in bioarchitettura dell’Università Lumsa di Roma.
Grazie al principio del “raffrescamento adiabatico”, l’installazione per il raffreddamento passivo senza motore né elettricità promette di abbassare la temperatura dell’aria fino a dieci gradi.
L’effetto “condizionatore naturale” si ottiene con dell’acqua che scorre al centro della torre costruita con materiali di riciclo che, evaporando, crea dell’umidità che abbatte la temperatura. Il progetto, in occasione del Giubileo, è stato donato dall’Università Lumsa al Campidoglio.
Albero bioclimatico, il progetto presentato al convegno “Sostenibilità nel ridisegnare gli spazi urbani”
Servizio di Vanessa De Vita
Il 3 luglio 2025, l’alternativa sostenibile per il raffrescamento era stata presentata nel corso della giornata di formazione organizzata dalla Fondazione Bioarchitettura in collaborazione con Greenaccord Onlus, che si è svolta presso la Sala del Giubileo della Lumsa, a Roma.
Durante il convegno abbiamo intervistato la direttrice del Master in bioarchitettura, che ha spiegato a TeleAmbiente il progetto degli alberi bioclimatici e le soluzioni della bioarchitettura per combattere il cambiamento climatico.
Quanto è importante nella città riuscire a costruire idee innovative e, logicamente, amiche dell’ambiente, per poter abbassare quelle temperature che ormai son destinato assalire ogni anno?
“Sono 2 le ragioni – ha spiegato Wittfrida Mitterer, Giornalista, Presidente Fondazione Bioarchitettura, Direttrice Master Bioarchitettura – una, la ragione vera che è quella di abbattere la temperatura è in piazza con degli strumenti che sono assolutamente passivi, che non hanno un costo di gestione perché non c’è una fonte energetica, non c’è un processo di combustione, non c’è bisogno di apportare corrente, se non quella del sole. E poi perché un ambiente urbano che è fortemente sociale è orgoglioso di avere a disposizione degli strumenti innovativi che possono essere condivisi e di benessere per tutta la comunità”.
Ci può spiegare brevemente come funziona questo albero biocliamtico?
“Il marchingegno, si può dire così – ha aggiunto Mitterer – è questa torre al centro composta di tegole riciclate, lambite da un film d’acqua e attraverso l’evaporazione dell’umidità che si crea intorno a questo cilindro si abbatte la temperatura. Attraverso l’evaporazione bioclimatica si genera un lago di aria fredda che poi viene sospinto attraverso una ventola verso il basso della piazza”.
Ad intervenire nel corso del convegno anche il Rettore della Lumsa, Francesco Bonini.
“Formare le nuove leve sul rispetto dell’ambiente è una priorità perché la sostenibilità è che si muove a 360°, dal punto di vista dell’economia, del diritto e della cultura. E poi – ha dichiarato Francesco Bonini, Rettore Università Lumsa – è anche una questione che collega l’Università con la città, e qui stiamo presentando delle idee progettuali per migliorare la qualità della vita a partire da progetti che pescano nel background della ricerca universitaria”.
L’assessora all’ambiente, agricoltura e ciclo dei rifiuti di Roma Capitale, Sabrina Alfonsi, ha manifestato l’interesse per una soluzione innovativa per raffrescare gli spazi urbani.
“Le soluzioni sono molte, il raffrescamento dell’aria avviene attraverso le forestazioni, avviene attraverso la distribuzione diversa dell’acqua ma avviene anche attraverso queste soluzioni naturali tecnologiche che possono essere messe in città. Questo è un primissimo esempio – ha spiegato Sabrina Alfonsi, assessore all’ambiente, agricoltura e ciclo dei rifiuti, Roma capitale – In Europa si parla molto degli alberi bioclimatici e dei rifugi climatici che sono quei luoghi freschi, protetti all’interno della città dove le persone possono andarsi a rifugiare. In questo caso è una soluzione che può dare ombra e umidità, come fa un albero, non un’umbra di una pensilina ma un’ombra raffrescante. Quindi siamo interessatissimi a vederla e perché no, sperimentarla come prima città, a Roma”.


