Nell’ambito dell’applicazione del regolamento europeo sul ripristino della natura, la senatrice Elena Sironi ha organizzato un nuovo incontro in Senato. Questa volta, il tema ha riguardato gli ecosistemi urbani, quelli più degradati e in cui la situazione è sempre più compromessa dall’azione dell’uomo, che continua a concorrere al consumo di suolo e al dissesto idrogeologico.
Nell’ambito degli scenari di applicazione del regolamento europeo sul ripristino della natura, proseguono gli incontri organizzati in Senato da Elena Sironi. La senatrice del Movimento 5 Stelle ha ospitato altri rappresentanti politici e istituzionali, oltre ad esperti tecnici, per parlare del ripristino della natura negli ecosistemi urbani, e cioè dove la situazione spesso è già compromessa ma l’azione dell’uomo continua a concorrere al consumo di suolo e al dissesto idrogeologico.
“A differenza delle direttive europee, i regolamenti sono direttamente applicabili e cogenti. Questo regolamento, approvato il 18 agosto 2024, prevede che gli Stati membri abbiano due anni di tempo, quindi fino al 1 settembre 2026, per pianificare le misure idonee per adempiere alle varie prescrizioni, cioè il ripristino del 20% delle superfici degradate entro il 2030 e creare un’inversione di tendenza entro il 2050” – ha spiegato Elena Sironi – “Anziché rimanere stazionarie, le superfici che abbiano un valore ecosistemico devono aumentare. Gli Stati membri, nell’ambito di questa pianificazione, devono, nel corso della legislazione, anche essere coerenti con gli obiettivi che puntano a raggiungere“.
“Oggi ci dedichiamo agli ambiti urbani, è quanto mai importante, dal mio punto di vista, sensibilizzare sul tema del regolamento europeo sul ripristino della natura, anche perché se continuiamo a legiferare o a comportarci fuori dalle leggi, con i Comuni che continuano a consumare suolo, dobbiamo stare attenti” – ha aggiunto la senatrice del Movimento 5 Stelle – “C’è un regolamento che è cogente e che ci dice che non solo dobbiamo smettere di consumare suolo, ma dobbiamo restituirlo. Per questo credo che il tema sia di estrema attualità“.
“Gli ecosistemi urbani sono ecosistemi particolarmente degradati, dove la pressione antropica è stata ed è ancora oggi, ovviamente, ben presente. Sono i luoghi dove si consuma più suolo, dove si impatta di più sull’ambiente e dove l’ecosistema è più alterato dall’azione dell’uomo. Questi sono ambiti dove bisogna intervenire: non possiamo più limitarci a tutelare l’ambiente incontaminato, semmai ce ne fosse ancora da qualche parte nel mondo, ma dobbiamo riportare la natura dove nel corso degli anni è stata allontanata sempre di più” – il punto di Maurizio Munafò, responsabile del Servizio per il Sistema Informativo Nazionale Ambientale dell’Ispra – “Questo è particolarmente vero proprio nelle nostre città, nelle nostre aree urbane, dove quel residuo di natura deve essere assolutamente aumentato, migliorato e ripristinato, portando dei processi naturali proprio nei luoghi in cui vive gran parte della popolazione“.


