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Pandemie, gli Usa (e l’Italia) rifiutano il nuovo Regolamento Oms

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Donald Trump aveva già deciso di uscire dall’Oms, ma gli Stati Uniti dovevano comunque sottoscrivere o respingere gli emendamenti approvati nel 2024 per il Regolamento sanitario internazionale. Poche ore dopo, l’Italia si allinea di nuovo agli Usa. Le motivazioni e le reazioni.

Neanche il tempo di una reazione al rifiuto, da parte degli Stati Uniti, del nuovo Regolamento sanitario internazionale sulle pandemie dell’Oms, che l’Italia ha seguito a ruota l’indirizzo scelto da Donald Trump. Poche ore dopo che il presidente statunitense aveva ufficialmente rigettato gli emendamenti al nuovo Regolamento sanitario internazionale (stabiliti lo scorso anno nel corso della 77ª Assemblea Mondiale della Sanità), anche il governo Meloni si è allineato alle posizioni americane, con una lettera formale inviata dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, al numero uno dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus.

Rispetto al Regolamento sanitario internazionale per le pandemie del 2005 (attualmente sottoscritto da diversi Paesi, tra cui Stati Uniti e Italia), quello approvato dall’Oms l’anno scorso prevede un quadro giuridicamente vincolante per rispondere alle emergenze di salute pubblica, con l’introduzione del concetto di ‘urgenza pandemica’ e la promozione di politiche di solidarietà ed equità verso i Paesi più poveri. Due concetti che non sono andati giù a Donald Trump (nemico giurato dell’Oms al punto da uscirne già poco tempo fa) né, a quanto pare, al governo italiano.

Il rifiuto degli Usa 

A inviare la lettera formale all’Oms, per conto del presidente Trump, è stato Robert Kennedy Jr. Il ministro statunitense della Sanità, in una nota congiunta con il segretario di Stato, Marco Rubio, ha spiegato che “questi emendamenti rischiano di ostacolare indebitamente il nostro diritto sovrano ad elaborare la nostra politica sanitaria. Noi metteremo gli americani al centro di tutte le nostre azioni, e non tollereremo nessuna politica internazionale che attenti alla libertà di espressione, alla vita privata o alle libertà individuali degli americani“.
Va ricordato che gli Stati Uniti, pochi mesi fa, subito dopo la rielezione di Donald Trump, erano usciti dall’Oms, ma il Dipartimento di Stato ha spiegato che gli emendamenti al Regolamento sanitario internazionale, fissati nel 2024, erano ancora vincolanti per il Paese.

L’Italia si allinea 

Immediatamente dopo l’annuncio degli Stati Uniti, anche l’Italia ha inviato una lettera formale all’Oms, firmata dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, per non sottoscrivere gli emendamenti al Regolamento sanitario internazionale.
Ai sensi dell’articolo 61 del Regolamento sanitario internazionale (2005), per mezzo di questa lettera le notifico il rifiuto di parte italiana di tutti gli emendamenti adottati” – si legge nella lettera formale firmata dal ministro Schillaci – “Come indicato dal comma 3 dell’articolo 55 e dal comma 2 dell’articolo 59 del Regolamento sanitario internazionale (2005), tali emendamenti entreranno in vigore a 12 mesi dalla sopra citata comunicazione, ovvero il 19 settembre 2025, eccetto per quelle parti che avranno notificato al direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità la loro decisione di rifiutare o di formulare delle riserve nei confronti dei citati emendamenti“.

Le reazioni 

Dopo aver già rifiutato il trattato pandemico proposto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’Italia segue Donald Trump rigettando anche i nuovi emendamenti al Regolamento sanitario internazionale: una mossa che non poteva non generare a stretto giro di posta reazioni contrastanti. Tanti esponenti del governo e di Fratelli d’Italia in particolare hanno sostenuto la bontà della decisione del ministro Schillaci, sostenendo che quegli emendamenti avrebbero dato eccessivi poteri all’Oms in termini di risposte ad ogni emergenza sanitaria globale come lockdown, restrizioni, vaccini, green pass, farmaci e terapie, informazione. Lo sostengono in particolare la deputata Alice Buonguerrieri e il senatore Lucio Malan (FdI), che spiega: “Guardando nello specifico gli emendamenti, è evidente che questi avrebbero comportato una serie di obblighi e vincoli, conferendo poteri eccessivi all’Oms, e in particolare al suo direttore generale cui i regolamenti conferiscono un potere assoluto e inappellabile, al punto da produrre un impatto significativo sul nostro sistema politico, economico e industriale. Molte risorse economiche nazionali, in base agli emendamenti che l’Italia ha respinto, avrebbero dovuto essere destinate a esigenze internazionali ad arbitrio del direttore dell’Oms“.
Da tempo avevamo sollevato perplessità e preoccupazioni in merito a queste modifiche volte a cambiare il regolamento sanitario del 2005. Modifiche che avrebbero comportato una riduzione della sovranità nazionale in tema di politiche sanitarie, tra le quali la possibilità dell’Oms di esercitare un controllo sull’informazione in ambito sanitario” – ha spiegato il deputato di FdI, Galeazzo Bignami – “Senza contare, peraltro, che queste modifiche sarebbero state introdotte senza alcun dibattito parlamentare. Questa scelta, peraltro condivisa anche da altri Paesi come gli Usa, non determina alcun cambiamento riguardo la sicurezza sanitaria, che sarà sempre garantita con il massimo livello di rigore“.
Sempre nell’ambito della maggioranza, anche il deputato Claudio Borghi (Lega) ha salutato con favore la decisione del governo, rilanciando la sua personale crociata contro l’Oms: “Ora seguiamo gli Stati Uniti nell’abbandonare del tutto il carrozzone inutile dell’OMS, una macchina mangiasoldi conveniente solo per chi ci lavora e per gli interessi di qualche multinazionale del farmaco“.
Di opposto tenore le reazioni dei partiti di opposizione. Per Luana Zanella, capogruppo alla Camera di Alleanza Verdi-Sinistra, “Meloni ha reso l’Italia serve sciocca di Trump. Mai la nostra storia repubblicana ha avuto momenti così bassi di sovranità, rifiutare le proposte dell’Oms è una follia neoliberista che sceglie, di fronte alla diffusione mondiale di nuovi virus, di far pagare le cittadine e i cittadini più fragili e con meno mezzi“.
Un gesto grave di chiusura miope e ideologica, che ci allontana dai partner europei e ci allinea a posizioni negazioniste e populiste che nulla hanno a che vedere con la tutela della salute pubblica. Ci stiamo mettendo fuori dal consesso internazionale, rinunciando a un quadro giuridico condiviso per affrontare le emergenze sanitarie globali” – il commento di Ilenia Malavasi, deputata Pd – “Abbiamo vissuto sulla nostra pelle quanto siano cruciali collaborazione, trasparenza e strumenti comuni. Respingere tutto questo significa dimenticare troppo in fretta le lezioni del Covid. Il governo ci sta portando all’isolamento sanitario, mettendo in pericolo la tutela della salute dei cittadini: non si tratta di rivendicare la sovranità nazionale ma di riconoscere che ormai l’Italia è diventato uno Stato vassallo degli Usa“.
Non so se con questa scelta Giorgia Meloni abbia voluto mettersi sulla scia di Trump, non è difesa della sovranità nazionale ma cecità politica la decisione di rompere la solidarietà internazionale con cui è stata fronteggiata una minaccia come il Covid” – il punto di Daniela Ruffino, deputata di Azione – “Tutto questo per rifiutare il concetto di ‘urgenza pandemica’, senza cui il bilancio del Covid sarebbe stato molto più grave. Trovo sia una concessione alle posizioni antiscientifiche care a Trump“.

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