Il paradosso: pochi Stati, ma molto potenti e con economie basate sul petrolio, stanno tenendo in scacco una netta maggioranza di governi che vorrebbero un testo ambizioso e vincolante per ridurre la produzione e l’inquinamento. Il presidente francese: “La mancanza di ambizione è inaccettabile, dobbiamo agire per la nostra salute, per il nostro ambiente, per i nostri figli”.
Ora è definitivo: nessun accordo raggiunto nel corso del summit Onu di Ginevra per un Trattato internazionale che limiti la produzione e l’inquinamento da plastica. I 185 Paesi hanno continuato a negoziare anche oltre il termine inizialmente previsto, quello della mezzanotte tra il 14 e il 15 agosto. Nonostante le trattative siano proseguite a oltranza, si è rivelato impossibile giungere ad un testo condiviso. Secondo alcune indiscrezioni, sarebbero stati addirittura un centinaio i punti da chiarire nel testo su cui non è stata raggiunta una posizione condivisa.
Si è quindi rivelato fondato il timore che si potesse ripetersi il nulla di fatto delle trattative portate avanti nel 2024 a Busan, in Corea del Sud. Dal 5 agosto a oggi, sono stati pochi i passi in avanti in fase di trattativa tra Paesi che vogliono obblighi vincolanti di un certo rilievo e i cosiddetti ‘petro-Stati‘, come Arabia Saudita e Russia, che trovano alleati preziosi non solo nei rappresentanti dell’industria petrolchimica globale presenti a Ginevra, ma anche in altre nazioni come Stati Uniti, Iran e Cina. Da circa tre anni, su impulso di una risoluzione dell’Onu, gli Stati stanno cercando di produrre e sottoscrivere un testo legalmente vincolante che possa limitare l’inquinamento da plastica nell’ambiente, compreso quello marino. Finora, però, ogni trattativa si è conclusa senza risultati, nonostante ci siano dei dati eloquenti sulla necessità di contrastare l’inquinamento da plastica: negli ultimi 25 anni, infatti, la produzione è stata doppia rispetto a quella dei 50 anni precedenti, per lo più prodotti e imballaggi monouso. E la tendenza è ancora in aumento: l’OCSE prevede che, senza interventi normativi vincolanti, la produzione di plastica attuale (pari a circa 450 milioni di tonnellate all’anno), diventerà il triplo entro il 2060.
Non va dimenticato poi il fronte del riciclo. A fronte di una produzione così massiccia, meno del 10% della plastica viene effettivamente riciclato a livello globale. A Ginevra, con il passare dei giorni senza grandi passi in avanti sul fronte delle trattative, aveva inizia a manifestarsi una certa impazienza, se non frustrazione, da parte di vari rappresentanti politici e istituzionali, ma anche di attivisti e ONG. Durissimo il commento, nelle ultime ore del 14 agosto, di Emmanuel Macron. “Ogni anno, almeno 430 milioni di tonnellate di plastica vengono prodotte, inquinando il nostro ambiente. Ogni minuto, 15 tonnellate di plastica finiscono nei nostri oceani. Ogni giorno, la nostra salute è sempre più a rischio. Cosa stiamo aspettando per agire?” – l’affondo del presidente francese – “Il Trattato globale contro l’inquinamento da plastica è la nostra opportunità di fare la differenza, ma la mancanza di ambizione del testo presentato mercoledì all’Onu è inaccettabile. Invito tutti gli Stati presenti a Ginevra ad adottare un testo all’altezza dell’emergenza ambientale e sanitaria. Per la nostra salute. Per il nostro ambiente. Per i nostri figli. Ringrazio i delegati francesi che stanno lavorando senza sosta per cercare di raggiungere questo obiettivo“.
→ Every year, 430 million tonnes of plastic are produced, polluting our environment.
→ Every minute, 15 tonnes of plastic end up in our oceans.
→ Every day, our health is increasingly at risk.
What are we waiting for to take action?
This global plastic pollution treaty is…
— Emmanuel Macron (@EmmanuelMacron) August 14, 2025
Sulla stessa lunghezza d’onda anche altri rappresentanti politici e istituzionali, oltre agli attivisti che stanno seguendo con attenzione le trattative a Ginevra. Il Kenya è uno dei Paesi che ha spinto maggiormente per raggiungere un accordo su un testo ambizioso, che limiti concretamente la produzione di plastica e tenda ad eliminare gli additivi più pericolosi, e la ministra dell’Ambiente, Deborah Barasa, aveva spiegato: “Abbiamo bisogno di un Trattato globale coerente, non possiamo farcela da soli. Dobbiamo trovare un terreno comune, potremmo dover scendere a compromessi e poi adottare un approccio graduale per costruire questo Trattato e porre fine all’inquinamento da plastica. Ma dobbiamo uscire in primis con il Trattato“.
Altri Paesi ‘ambiziosi’, che hanno spinto per restrizioni vincolanti sulla produzione di plastica, sono il Canada, l’Australia, l’Unione europea e diversi Stati sudamericani, africani e insulari. Impossibile, però, trovare un accordo con ‘petro-Stati’ che sono anche potenze economiche globali. Anche per questo, con il passare delle ore iniziava a serpeggiare un certo pessimismo. “Restano due scenari: quello negativo e quello pessimo, e molte altre cose non proprio belle nel mezzo. Lo scenario peggiore è che i Paesi adottino un Trattato negativo, un testo come quello presentato mercoledì. Oppure che non si raggiunga un accordo su nulla, si preveda di incontrarsi di nuovo per trovare altre sintesi o che il testo venga abbandonato con il tempo“, il commento amaro di Aleksandar Rankovic del think tank The Common Initiative.
Molto preoccupata, e a ragione, anche Greenpeace. “Il mancato raggiungimento di un accordo deve essere un campanello d’allarme per il mondo intero: porre fine all’inquinamento da plastica significa affrontare direttamente gli interessi dei combustibili fossili. Se la stragrande maggioranza dei governi desidera un accordo solido, una manciata di malintenzionati ha usato la procedura per mandare a monte tale ambizione” – ha spiegato Graham Forbes, capo delegazione di Greenpeace – “Non possiamo continuare a fare la stessa cosa e aspettarci un risultato diverso. Il tempo dell’esitazione è finito, la crisi della plastica sta accelerando e l’industria petrolchimica è determinata a seppellirci per ottenere profitti a breve termine. Non è più il momento di battere ciglio, è il momento del coraggio, della determinazione e della perseveranza“.


