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Clima, la Spagna presenta il Patto di Stato per l’emergenza

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Il premier iberico ha presentato un piano in dieci punti che punta a prevenire, ma anche ad attenuare gli effetti dei disastri in un Paese sempre più falcidiato dalla crisi del clima. Domani il governo approverà una ‘road map’ che porterà all’istituzione del Patto di Stato: ecco di cosa si tratta e quali sono gli obiettivi. 

L’emergenza incendi in Spagna è stata dichiarata fortunatamente conclusa, ma il Paese iberico deve continuare a fare i conti con tutti gli effetti della crisi del clima. Alluvioni, siccità, ondate di calore e anche i roghi boschivi mettono a dura prova non solo l’ecosistema, ma anche la salute e la sicurezza dei cittadini. Anche per questo motivo, il governo presieduto da Pedro Sánchez ha deciso di lanciare un Patto di Stato di fronte alle emergenze climatiche, presentandolo ufficialmente alla Moncloa, la sede dell’Esecutivo.

Il cambiamento climatico uccide e quindi dobbiamo essere coscienti di tutto ciò che rappresenta in termini di pericolosità e rischio per la vita dei nostri concittadini. Il negazionismo climatico, sostenuto da una parte importante e sempre più crescente dell’opinione pubblica, come conseguenza di fake news diffuse sulle reti sociali e da alcune parti politiche, è tanto incomprensibile quanto preoccupante” – ha spiegato Pedro Sánchez – “Puntiamo a creare un’agenzia statale di Protezione civile che garantisca un coordinamento efficace tra l’amministrazione centrale e quelle regionali, incrementando e mantenendo stabili, durante i 365 giorni dell’anno, i mezzi e i corpi di vigili del fuoco e agenti forestali. L’emergenza climatica colpisce la Spagna tutto l’anno, non solo l’estate“.

 

Il Consiglio dei ministri si riunirà domani, martedì 2 settembre, per approvare una ‘road map’ del Patto di Stato per l’emergenza climatica. Lo ha annunciato lo stesso primo ministro spagnolo, che ha aggiunto: “Chiedo a tutti i politici del nostro Paese di non polarizzarsi intorno a questo argomento. Vogliamo, per i nostri figli e per le nostre figlie, una Spagna più verde. Vi garantisco che il governo sta mettendo in moto questo processo con umiltà e spirito di collaborazione. Chiediamo ogni contributo possibile, in un processo aperto, democratico e totalmente partecipativo. Insieme a tutta la società spagnola“.

L’obiettivo di Pedro Sánchez e del suo governo è quello di arrivare ad un Patto di Stato per l’emergenza climatica sul modello di quelli già stipulati per contrastare il terrorismo e la violenza di genere. Nel piano presentato da Sánchez, sono presenti dieci proposte, tra cui una strategia nazionale di resilienza idrica contro inondazioni e siccità, nuove misure di adattamento climatico e anche la creazione di una ampia rete di rifugi climatici. Questo perché, come ha sottolineato il premier spagnolo, “nel 2050 Madrid avrà il clima attuale di Marrakech e Barcellona quello di Tunisi“. E ancora: programmi di formazione per far fronte alle emergenze di protezione civile nelle scuole, o il potenziamento del “ruolo fondamentale del mondo rurale” nella lotta agli aventi estremi.

 

L’emergenza incendi di questa estate non è stata una coincidenza né il risultato di un complotto, ma è dovuta ad una politica di prevenzione chiaramente insufficiente, una gestione inadeguata del territorio e un’emergenza climatica che rende gli incendi più virulenti, imprevedibili e letali” – ha aggiunto Pedro Sánchez – “Quella di questa estate è stata la peggiore ondata di incendi della nostra storia recente, ma ora abbiamo tre priorità: estinguere gli incendi ancora attivi, aiutare la ricostruzione dei territori colpiti e fare ciò che serve perché questa tragedia non si ripeta. Gli incendi non si spengono in estate, ma in inverno e in autunno, lavorando tutto l’anno in modo da essere preparati nei mesi più caldi e secchi“.

L’obiettivo è anche quello di evitare di far nascere polemiche sulle responsabilità delle varie emergenze climatiche. Solo nell’ultimo anno, ci sono stati due chiari esempi di rimpalli di responsabilità tra il governo centrale, guidato dal centro-sinistra, e alcune amministrazioni regionali, guidate dal centro-destra. Il primo, come molti ricorderanno, riguarda la prevenzione e la risposta alla tragica alluvione che colpì Valencia e altre comunità autonome limitrofe. Il secondo, molto più recente, riguarda gli incendi che hanno devastato soprattutto la Galizia, l’Estremadura e la Castiglia-León. Anche per questo, il discorso di presentazione del Patto di Stato da parte di Sánchez si era aperto così: “La terribile ondata di incendi ad agosto ha distrutto 330 mila ettari di terreno, rispetto ai 400 stimati da Copernicus, ma resta una superficie pari a sei volte l’estensione di Ibiza. Dal primo istante, il governo ha mobilitato tutte le risorse disponibili per sostenere le istituzioni e i Comuni colpiti, con oltre 3.400 militari, 2.600 agenti delle forze di sicurezza, 650 guardie forestali di rinforzo e uomini e mezzi del meccanismo di prevenzione e protezione civile dell’Unione europea“. Un dispiegamento di forze ingente e straordinario, che ora la Spagna, falcidiata dagli effetti della crisi climatica, vorrebbe rendere strutturale.

 

In che modo? Tra i vari punti del piano presentato (e anticipato qualche settimana fa) da Pedro Sánchez, c’è quello che riguarda l’istituzione di fondi, con risorse permanenti a livello statale e regionale, che prevengano i disastri climatici e accelerino la ricostruzione nei territori colpiti. Inoltre, il governo spagnolo punta ad istituire un’Agenzia statale di protezione civile e di emergenza, a favorire il rimboschimento e ad approvare misure che tutelino i lavoratori, soprattutto quelli più esposti a fenomeni come le ondate di calore con temperature estreme.

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