Ancora emergenza granchio blu, nella laguna di Orbetello si è quintuplicato

Ancora emergenza granchio blu, cinque volte più esemplari nelle acque di Orbetello

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Le speranze di riuscire a contrastare efficacemente la specie che negli ultimi anni ha decimato la coltivazione di vongole e cozze sono andate vane anche quest’anno. Nella laguna di Orbetello il granchio blu si è quintuplicato.

Le poche vongole rimaste nelle coltivazioni del nord Italia e del centro sono state ulteriormente ridotte dal predatore che, pur essendo una specie autoctona, ha conosciuto una esplosione grazie alle temperature molto più alte degli anni passati delle acque del Mediterraneo, temperature ideali per la sua riproduzione.

Fedagripesca fa il quadro della situazione partendo da Orbetello, zona visitata recentemente dal commissario straordinario per l’emergenza, Enrico Caterino. Sono 3mila i quintali di pesce scomparsi dalla zona nel solo 2024 a causa di un mix di maltempo e siccità. Orate e spigole, predatori naturali del granchio blu sono sparite rendendo ancora più facile per il granchio riprodursi indisturbato. Così la presenza del crostaceo è aumentata di 5 volte. La situazione non è migliore nella zona di Goro, nel delta del Po. Qui le mareggiate hanno divelto le recinzioni erette per proteggere le vongole dal predatore.

Pier Luigi Piro, presidente della Cooperativa pescatori di Orbetello commenta così il dato a TeleAmbiente: “Il fatto che ci sia stato un aumento esponenziale (degli esemplari di granchio blu) è dovuto principalmente alla moria del 2024 dove sono morti circa 3.000 quintali di prodotto ittico tra i quali i predatori del granchio che sono le spigole e le orate, predatori in età adolescenziale. Questa moria ha determinato questo aumento esponenziale che è passato da una raccolta di 130 quintali nel 2023 a una raccolta oggi allo smaltimento di circa 640-650 quintali di esemplari. Purtroppo questi sono solo quelli smaltiti, tanto è che il commissario straordinario ha commissionato un censimento per capire effettivamente quanto prodotto alieno c’è nella laguna di Orbetello e analizzare il problema nella sua completezza.”

“Nella notte tra giovedì e venerdì, 5-6 settembre, condizioni meteo averse hanno messo a ferro e fuoco la costa dell’Emilia Romagna, ma soprattutto hanno creato ingenti danni a tutte le nostre produzioni di vongole e veraci, poiché con la crisi del 2023 ci siamo dovuti organizzare con gli specchi acquei a mare, con la creazione di piccoli recinti serrari.” dichiara Vadis Paesanti, vicepresidente di Confcooperative Fedagripesca Emilia Romagna- Questi recinti sono stati spazzati via dal mare e oltre ad avere creato danni materiali a questi recinti, hanno fatto sì che migliaia e migliaia di granchi siano entrati nei nostri serrari. Occorreranno settimane, prima di poter sperare forse di pescarli tutti, nel frattempo H24, questi granchi andranno ancora una volta dentro ai recinti a depredare seme di vongola verace, prodotto mediano e prodotto adulto che siamo pronti a vendere. Chiediamo per questo motivo al Governo di attivare il decreto legislativo 154 del 2004 e chiediamo altresì alla Regione che si faccia parte affinché le cooperative possano avere un aiuto.”

“Il granchio blu non è solo un problema della Laguna di Orbetello, ma di tutta la costa toscana. La massiccia presenza del crostaceo, che negli ultimi mesi e in particolare ad agosto ha invaso reti e zone di pesca, sta causando gravi danni al pescato e agli attrezzi dei pescatori artigianali” Afferma Andrea Bartoli, vicepresidente di Fedagripesca Toscana, al termine del sopralluogo allo sgrigliatore di Ansedonia e del successivo tavolo tecnico con la cooperativa dei pescatori di Orbetello, alla presenza delle istituzioni politiche e tecniche.

Riceviamo segnalazioni da tutta la costa – aggiunge Bartoli – in alcune aree non è più possibile svolgere l’attività di pesca”.

Dal tavolo tecnico è emersa la volontà di un impegno congiunto. “È stato un incontro proficuo – spiega il vicepresidente – nel quale è stato definito un primo piano di azione per la Laguna e per tutto il litorale toscano. Il commissario straordinario ha assicurato tempi rapidi per l’attivazione delle misure previste dal piano nazionale, dal monitoraggio alla cattura selettiva fino allo smaltimento. È stato ribadito che solo con la collaborazione di tutti i soggetti coinvolti sarà possibile adottare azioni concrete e incisive”.

Fino al prossimo 30 novembre sarà attivo il piano a cui collabora  Confcoooperative Fedagripesca  il cui successo dipende anche dall’organizzazione degli interventi. I granchi blu devono essere catturati, venduti o smaltiti seguendo un rigido protocollo. Nel dettaglio, tutti gli esemplari pescati devono essere trattenuti dai pescatori che ricevono un indennizzo di 0,50 euro per gli esemplari da smaltire e 1 euro al chilo per la raccolta.

Cruciale è la cattura degli esemplari femmina già pieni di uova. Ogni esemplare femmina produce in media 2 milioni di uova, riuscire a decimarle significa riuscire a salvare migliaia di vongole: “Solo lo scoro anno sono state pescate 1800 tonnellate di granchi, ma quelli che sono rimasti in acqua sono molti di più e hanno generato danni alla produzione di vongole intorno ai 200 milioni di euro. – ha dichiarato Paolo Tiozzo, vicepresidente Confcooperative Fedagripesca– C’è poi il problema di cosa fare con i granchi catturati. I nostri operatori sono impegnati non solo sul fronte delle catture ma anche nel creare canali commerciali all’estero per la vendita del granchio dove il mercato lo apprezza e lo richiede. Sri Lanka, Tunisia e Turchia sono le possibili destinazioni per l’export.”

In occasione dell’insediamento del commissario speciale, Caterino, Legambiente ha presentato le sue proposte per il contenimento della specie.

L’uso delle nasse, attrezzi di pesca selettiva e a basso impatto ambientale, è la strada giusta per la pesca del granchio. L’associazione ricorda che si tratta solo di una soluzione temporanea. Si chiede infatti di non aggirare le norme su pesca a strascico

La velocizzazione del processo di ristori e indennizzi alle imprese del settore ittico e dell’acquacoltura costrette a fronteggiare perdite che sfiorano il 100%.

Infine si chiede di continuare l’opera di monitoraggio e di ricerca scientifica. Solo attraverso lo studio del fenomeno può essere elaborata una risposta definitiva all’emergenza.

 

 

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