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Edilizia, la decarbonizzazione nella filiera del cemento

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Non tutti i rami del settore edilizio sono da considerare ‘hard to abate’, ma la produzione del cemento rientra certamente tra i processi produttivi in cui la decarbonizzazione si rivela particolarmente complessa. Ci sono anche altre criticità, ed è per questo che Federbeton, divisione di Confindustria, ha presentato alla Camera dei deputati la propria strategia per abbattere le emissioni in fase di produzione, seguendo, per alcuni aspetti, gli esempi delle aziende del Nord Europa. 

La decarbonizzazione in tutti i settori produttivi resta un obiettivo da raggiungere in ogni caso e ogni settore è chiamato a dare il proprio contributo. In molti casi, come ad esempio in alcuni rami del settore dell’edilizia, centrare determinati obiettivi non è affatto facile, non solo per caratteristiche intrinseche dei processi produttivi, ma anche per alcune criticità legate alla competitività ma anche alla concorrenza sleale dall’estero. Un esempio è quello della produzione di cemento, le cui aziende sono rappresentate da Federbeton, divisione di Confindustria, che ha partecipato ad una conferenza stampa sul tema alla Camera dei deputati, presentando anche una propria strategia di decarbonizzazione.

Alcune filiere del settore edilizio sono da considerare ‘hard to abate’, oggi in particolare abbiamo affrontato il tema della produzione del cemento, che è una industria molto energivora e sicuramente con alte emissioni. Non è possibile sostituire, nel processo produttivo, la combustione con i forni elettrici, come invece avviene in altri ambiti. Tutte le soluzioni su cui si sta lavorando, in termini di tecnologia e di supporto da parte del legislatore, sono ben accette” – ha spiegato Massimo Milani, deputato di Fratelli d’Italia e componente della VIII Commissione Ambiente, Territorio e Lavori pubblici – “Servono investimenti importanti per decarbonizzare queste aziende: si può andare dalla cattura delle emissioni di CO2 ad una produzione che consenta di contenere in partenza l’anidride carbonica. Oggi, in particolare, abbiamo parlato della tecnologia del combustibile secondario, quello che viene prodotto a partire dai rifiuti. In Italia siamo ottimi produttori di CSS (combustibile solido secondario, ndr), perché abbiamo ottime filiere di riciclo, ma siamo poco capaci ad utilizzarlo“.

Basterebbe dire, come è emerso dai dati di oggi, che in Italia nell’industria del cemento bruciamo il 23-24% del combustibile secondario, mentre in Nord Europa si brucia fino all’80%, dando valore a qualcosa che noi produciamo in Italia ma che in questo momento stiamo portando all’estero, con costi di trasferimento a nostro carico. Nell’ottica dell’economia circolare, sarebbe importante utilizzarlo sul suolo nazionale” – ha aggiunto l’onorevole Massimo Milani – “La normativa europea lo permette, stiamo lavorando affinché anche quella nazionale sia più permissiva, in modo da poter utilizzare sempre di più questa tecnica. C’è poi l’altra tecnologia a cui prima facevo riferimento, quella della cattura, in modo da prendere le emissioni a valle. Questo però richiede forti investimenti e per sostenerli è chiaro che anche a livello europeo noi, come sistema Italia, dobbiamo, come stiamo facendo, portare avanti una battaglia importante affinché anche al sistema del cemento vengano riconosciuti gli incentivi previsti per altri settori produttivi“.

Grazie al gentile invito dell’onorevole Milani, abbiamo avuto un’ottima opportunità di condividere la strategia del settore. Siamo un settore importante, lo siamo stati nel passato e lo saremo nel futuro. Cemento e calcestruzzo rimangono driver principali per la crescita dei Paesi” – il punto di Stefano Gallini, presidente di Federbeton – “Ci sono molte opportunità davanti a noi, ci sono anche alcune sfide che è stato giusto condividere insieme con i rappresentanti della politica e delle aziende, per fare in modo che tutta la parte autorizzativa venga facilitata affinché le sfide vengano tramutate in opportunità“.

 

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