Gaza, le attiviste di Ultima Generazione continuano lo sciopero della fame a oltranza

Gaza, le attiviste di Ultima Generazione continuano lo sciopero della fame a oltranza

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Hanno deciso di continuare lo sciopero della fame finché ne avranno le forze, Serena e Beatrice, attiviste di Ultima Generazione che, insieme ad Alina, hanno smesso di magiare 11 giorni fa.

Sebbene il governo Meloni abbia già risposto negativamente alle due richieste con cui è nato lo sciopero; riconoscere lo stato di Palestina e proteggere la Global Sumud Flotilla, lo sciopero continua ad essere, per le giovani donne, un gesto di vicinanza alla popolazione affamata di Gaza dal grande significato simbolico.

Le richieste di Ultima Generazione

1. Protezione reale per le Flotille e l’equipaggio a bordo impegnato in una missione umanitaria e politica: rompere l’assedio militare israeliano, il blocco di complicità occidentale e consegnare aiuti umanitari di Gaza.
2. Riconoscimento ufficiale del genocidio a Gaza. È un fatto documentato dall’ONU. E deve obbligare l’Italia a interrompere ogni rapporto militare, economico e diplomatico con Israele.

 

Serena, attivista di Ultima Generazione, ha dichiarato a TeleAmbiente: “Lo sciopero della fame, quindi il digiuno, in questo caso ad oltranza, va a toccare delle corde emotive che ogni persona indifferentemente può bene comprendere in quanto l’esperienza, sebbene l’esperienza di un digiuno prolungato non sia comune a tutti, è comune a tutti. Il senso di fame è dovuto dall’aver semplicemente saltato un passo. Di conseguenza è molto comprensibile la sofferenza relativa al non potersi nutrire, soprattutto laddove questa scelta non è dettata da una volontà personale, ma da una volontà imposta.”

Beatrice, attivista di Ultima Generazione, ha spiegato perché ha scelto questa forma di protesta: “Io, che tra l’altro cerco di essere una fautrice della non violenza e della resistenza civile, ho visto dei segnali potentissimi di quello che persone, tra virgolette comuni, possono fare per stoppare un meccanismo di morte nel momento in cui decidono che non vogliono più collaborare. Io credo che a maggior ragione sia da continuare nel momento in cui vediamo che i politici voltano la faccia, non riconoscono quello che la popolazione chiede, è il momento di insistere ancora di più.”

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