L’Ucraina aveva subito accettato la proposta dell’Aiea di una tregua locale a Zaporizhzhia, mentre un accordo con la Russia è arrivato con circa una settimana di ritardo rispetto ai tempi inizialmente previsti. L’elettricità è essenziale per garantire la sicurezza nucleare nella centrale occupata (e non più operativa dal marzo 2022): lo stop attuale è il più lungo dall’inizio della guerra.
Al via i lavori di riparazione e ripristino delle linee elettriche danneggiate, necessarie per la sicurezza della centrale nucleare di Zaporizhzhia, in Ucraina, la più grande presente nel territorio europeo. A consentirli, una speciale tregua concordata dalle forze belligeranti e favorita dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea): la centrale di Zaporizhzhia, nei pressi di Enerhodar, è occupata sin dai primi giorni successivi all’invasione dalle forze militari russe, ma al suo interno lavorano regolarmente ancora i tecnici ucraini. Anche se la centrale nucleare non è operativa, il lavoro dei tecnici è essenziale per garantire gli standard di sicurezza e l’energia è necessaria per raffreddare i sei reattori spenti e il combustibile esaurito.
I ripetuti attacchi degli ultimi tre anni e mezzo hanno spesso messo a rischio la sicurezza nucleare, ma è da quasi un mese che l’ultima linea elettrica esterna rimasta è stata interrotta dopo un attacco per cui Russia e Ucraina si sono accusate a vicenda. Era infatti il 23 settembre quando la linea elettrica di Dneprovaskaya risultò danneggiata in seguito ad alcuni bombardamenti e, per garantire l’operatività della centrale di Zaporizhzhia, si era dovuto ricorrere a generatori a diesel. L’Aiea è intervenuta, cercando di mediare per arrivare ad una tregua locale, e proponendo di ripristinare l’alimentazione esterna in due fasi.
La prima fase prevede l’istituzione di una zona di cessate il fuoco con un raggio di 1,5 chilometri dalla centrale nucleare, per consentire la riparazione della linea da 750 kilovolt di Dneprovskaya. Nella seconda fase, invece, un’altra zona di cessate il fuoco dovrà essere istituita per consentire la riparazione della linea di riserva Ferosplavna-1 (da 330 kilovolt), che a differenza della centrale di Zaporizhzhia si trova in un territorio controllato dall’Ucraina. Kiev aveva subito accettato la proposta di tregua locale, mentre la Russia non aveva fornito garanzie in tempo per iniziare i lavori secondo il calendario previsto dall’Aiea (11-17 ottobre). Un ritardo, questo, che ha fatto sì che il blackout scaturito lo scorso 23 settembre fosse il più lungo dall’inizio della guerra.
Il lavoro diplomatico e di mediazione di Rafael Grossi, direttore generale dell’Aiea, alla fine ha dato i suoi frutti: all’inizio dello scorso weekend è finalmente arrivato l’ok anche da parte della Russia. Alexei Likhachev, numero uno dell’azienda nucleare statale russa Rosatom, nella giornata di venerdì aveva commentato così l’evoluzione dei negoziati: “Siamo favorevoli a un periodo di quiete, ma è una decisione molto difficile, che richiede un giusto equilibrio. Si tratta di una soluzione molto provvisoria e molto preliminare“. Alla fine, la prima fase dei lavori di ripristino è scattata sabato scorso: la tregua concordata ha permesso a tecnici specializzati di raggiungere la zona interessata in sicurezza. Tra di loro, anche personale tecnico ucraino, come ha confermato Svitlana Grynchuk, ministra dell’Energia di Kiev. Che ha anche sottolineato: “Dall’inizio dell’invasione russa nel febbraio 2022, è già la quarantaduesima volta che le linee elettriche della centrale subiscono danni e devono essere ripristinate“.
Al lavoro, per ripristinare la linea elettrica di Dneprovskaya, ci sono tecnici specializzati di Rosseti insieme al personale della centrale nucleare di Zaporizhzhia. A garantire la tregua, ma anche e soprattutto la sicurezza del personale impegnato nei lavori di riparazione, ci sono l’Aiea, Rosatom e il Ministero degli Esteri russo. Una nota di Mosca, diffusa dall’agenzia di stampa Tass, parla così della tregua e dell’inizio dei lavori: “Esprimiamo inoltre la nostra gratitudine al ministero degli Esteri del nostro Paese, alla Rosatom State Corporation e agli esperti dell’Aiea, il cui coordinamento ha permesso di raggiungere un accordo sulle condizioni politiche e tecniche necessarie per ripristinare l’alimentazione elettrica“.
La centrale nucleare di Zaporizhzhia, prima dell’inizio della guerra, forniva un quinto del fabbisogno energetico ucraino. Pochi giorni dopo l’inizio dell’invasione, l’esercito russo ha occupato la centrale, costringendo i tecnici a interromperne il funzionamento e decretando così un duro colpo, almeno dal punto di vista dell’approvvigionamento energetico, a Kiev. Anche se non produce più energia da oltre tre anni e mezzo, l’impianto ne ha bisogno per garantire il raffreddamento dei suoi sei reattori e del combustibile esaurito: ogni interruzione rappresenta una potenziale minaccia alla sicurezza nucleare.


