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Italia pronta per la COP30? Il convegno di ECCO

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L’Italia e l’Europa possono giocare un ruolo da protagoniste in Brasile? Il punto di Eleonora Cogo, responsabile Finanza di ECCO.

Manca sempre meno all’inizio della COP30 di Belém, in Brasile, e l’edizione di quest’anno si preannuncia già molto complicata per l’assenza di un player importante come gli Stati Uniti di Donald Trump, che ha deciso di abbandonare ancora una volta gli impegni fissati con gli Accordi di Parigi. Ci sono però anche alcuni presupposti che farebbero ben sperare, come l’impegno dell’Europa e della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, o la transizione ecologica intrapresa da un altro attore di un certo peso come la Cina.

L’Italia è pronta a fare la sua parte, ma la credibilità e il peso di un Paese, in una Conferenza delle Parti sul clima, derivano dalle sue azioni di mitigazione e adattamento e dal suo peso diplomatico, ma soprattutto dalla capacità di mettere in campo progetti di sviluppo e di finanza climatica a favore dei Paesi più poveri e più colpiti dagli effetti della crisi climatica. Sul ruolo da protagonista dell’Italia e dell’Europa, molto dipenderà comunque dall’esito del Consiglio Ambiente del prossimo 4 novembre. Tutti questi temi sono stati al centro di un convegno organizzato alla Camera dei deputati da ECCO – il think tank italiano per il clima, e a cui hanno partecipato importanti esponenti politici e istituzionali, esperti tecnici e rappresentanti delle associazioni e della società civile.

Quando guardiamo al ruolo dell’Italia, la troviamo, sul lato internazionale, comunque allineata rispetto agli obiettivi europei e dal punto di vista della finanza per il clima continua a fare la sua parte. Lo ha fatto comunque continuando ad annunciare impegni per il clima, lo abbiamo visto con il fondo Loss and Damage, con il fondo Green Climate Fund e anche con i contributi per i Paesi più poveri della Banca Mondiale. C’è un po’ di ritardo nell’adempiere a questi impegni ed è una cosa che abbiamo segnalato nel nostro report, ma guardando anche i dati, se non altro, i contributi dell’Italia non calano in un contesto in cui invece gli Stati Uniti, ad esempio, hanno annunciato forti tagli e azzerato la loro cooperazione internazionale, ma i tagli riguardano anche altri Paesi europei” – ha spiegato Eleonora Cogo, responsabile Finanza di ECCO – “Quando guardiamo invece agli impegni più domestici, in ambito europeo, lì c’è un po’ più di incoerenza tra quello che si dice e quello che si fa. Detto questo, la transizione va avanti perché è tecnologicamente conveniente, perché l’innovazione va in quella direzione e non saranno certo questi tentennamenti della politica a farla rallentare. Si tratta più di considerare se vogliamo rimanere rilevanti o se vogliamo perdere rilevanza in un mondo che va in questa direzione“.

Quello che verrà fuori dal Consiglio del 4 novembre è più una questione di credibilità dell’Europa, che rischia di non arrivare alla COP con i compiti fatti. Quello che uscirà dalla COP dipende da quanti Paesi si presenteranno con impegni, la Cina ad esempio dopo il vertice dei capi di Stato all’Onu ha annunciato un impegno non particolarmente ambizioso, ma sappiamo anche che, detto proprio in termini semplici, è un Paese che promette poco ma fa tanto. Se l’Europa non si presenta alla COP con gli NDC (contributi determinati a livello nazionale, ndr), rischia un po’ di perdere credibilità, io credo che con un po’ di ritardo nei primi giorni ma sarà protagonista” – ha poi aggiunto Eleonora Cogo – “Sarà importante vedere ciò che succede non solo nei tavoli negoziali, con temi importanti come gli obiettivi di adattamento, ma anche ciò che succederà a lato. E cioè quegli impegni che verranno presi non tanto nelle sale negoziali, ma nelle coalizioni e nelle micro-coalizioni che si formano ai margini della COP. Vediamo anche se la presidenza brasiliana avrà il coraggio di mettere sul piatto qualcosa di un po’ più consistente anche sul fronte dei combustibili fossili e vedremo anche se i Paesi decideranno, anche informalmente, di appoggiare impegni finanziari, un tema verso cui i Paesi in via di sviluppo, lo scorso anno, hanno mostrato una certa delusione. Sarà importante mettere qualcosa di un po’ più ambizioso soprattutto nei fondi per i sistemi di adattamento“.

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