L’Umbria firma un protocollo per il monitoraggio dei PFAS nelle acque destinate al consumo umano. De Luca: “L’Umbria diventa la prima regione in Italia a mettere in campo un monitoraggio continuo sulle acque dei rubinetti, per quanto riguarda i cosiddetti Pfas”.
La Regione Umbria compie un passo avanti verso il monitoraggio dei PFAS nelle acque potabili.
Lo scorso marzo, l’assessore regionale all’ambiente Thomas De Luca aveva fatto il punto della situazione – a seguito dell’analisi pubblicata da Greenpeace “Acque Senza Veleni” – spiegando gli interventi necessari per affrontare l’inquinamento da PFAS, tra cui quello di mettere a sistema un’attività di monitoraggio, finora assente.
Con la firma del protocollo d’intesa per il monitoraggio delle sostanze perfluoroalchiliche nelle acque destinate al consumo umano, l’Umbria sarà la prima regione in Italia ad effettuare analisi costanti su tutto il territorio regionale.
Il documento è stato firmato il 28 ottobre nel Salone d’Onore di Palazzo Donini dall’assessore all’ambiente e all’energia della Regione Umbria, Thomas De Luca, dal direttore servizio igiene e sanità pubblica dell’Usl Umbria 1, Igino Fusco Moffa, in rappresentanza del direttore generale Emanuele Ciotti, da Danilo Serva, direttore dipartimento di prevenzione ambientale Usl Umbria 2, in rappresentanza del direttore generale Roberto Noto, dal direttore di Arpa, Alfonso Morelli, dal presidente di Auri e sindaco di Spoleto, Andrea Sisti, mentre erano presenti quali firmatari i rappresentanti di Umbra Acque spa, Sii Scpa e Vus Spa.
“Attraverso la firma di questo protocollo – ha dichiarato l’assessore Thomas De Luca – l’Umbria diventa la prima regione in Italia a mettere in campo un monitoraggio continuo sulle acque dei rubinetti, per quanto riguarda i cosiddetti Pfas. Inquinanti con cui, purtroppo, avremo sempre di più a che fare e avanziamo al Governo la richiesta di una normativa attraverso la quale vengano messi al bando”.
Lo scorso febbraio, l’Assemblea legislativa aveva approvato la mozione per chiedere l’adesione al manifesto #banpfas per il divieto degli inquinanti eterni, unendosi alle oltre 130 organizzazioni europee che da anni lottano contro la contaminazione da forever chemicals.
Il protocollo appena firmato avrà lo scopo di garantire la salubrità dell’acqua disponibile nelle case dei cittadini attraverso il monitoraggio del gruppo di sostanze chimiche.
“Si tratta di un’azione strategica per mettere in sicurezza le acque che i cittadini umbri utilizzano nelle proprie case e nei luoghi pubblici e per dimostrare che l’acqua del rubinetto è più sicura persino di quella in bottiglia, potendone garantire la salubrità attraverso questo monitoraggio. Avremo un doppio campionamento e delle analisi che andranno a verificare la presenza di Pfas all’interno delle acque regionali che partiranno da subito, andando quindi ad anticipare il termine ultimo del 13 gennaio 2026, previsto dalla normativa nazionale, per l’adozione delle misure necessarie a garantire la conformità delle acque ai parametri di qualità previsti per il consumo umano”, ha aggiunto De Luca.
I controlli sui campioni del trimestre ottobre-dicembre 2025 saranno eseguiti prima del 13 gennaio 2026 e verranno pubblicati in forma di relazione tecnico-scientifica. L’accesso ai dati sarà garantito anche ai cittadini, mentre in una fase successiva è prevista la pubblicazione online sul sito dedicato www.lacquachebevo.it.
“Quello che sottoscriviamo oggi – ha confermato Andrea Sisti, presidente di Auri (Autorità Umbra Rifiuti e Idrico) e sindaco di Spoleto – è un impegno condiviso per la salute pubblica. Con questo protocollo, Regione Umbria e i soggetti coinvolti dimostrano un forte impegno per la tutela della salute pubblica e la protezione delle risorse idriche. Come Auri faremo in modo che al momento della sottoscrizione dei contratti di fornitura venga inserita l’adozione delle misure preventive necessarie a garantire la salubrità delle acque. Queste, unite al monitoraggio costante delle acque che utilizziamo, rappresentano un passo decisivo verso la conformità ai parametri di qualità previsti dalla normativa europea e nazionale e un presidio essenziale a garanzia della sicurezza del loro consumo”.


