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Sima, ambiente e salute al centro della Conferenza Internazionale di Medicina Ambientale

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Un approccio One Health è ormai inevitabile per tutelare la salute umana: il punto di medici e ricercatori di livello internazionale e delle associazioni ambientaliste presenti a Chieti per la recente, seconda edizione della Conferenza Internazionale di Medicina Ambientale, organizzata da SIMA. 

Il rapporto, strettissimo, che lega ambiente e salute è stato uno dei temi principali della seconda edizione della Conferenza Internazionale di Medicina Ambientale (ICEM), organizzata dalla Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), dall’Università degli Studi Gabriele D’Annunzio di Chieti-Pescara e da MDPI. Tantissimi i protagonisti, non solo medici e ricercatori di primissimo livello e provenienti da tutto il mondo, ma anche associazioni ambientaliste come il WWF Italia. Uno dei temi imprescindibili, ovviamente, è quello della One Health: la nostra salute dipende direttamente da quella dell’ambiente che ci circonda e ridurre l’esposizione a inquinanti e altre sostanze contaminanti non è solo un dovere nei confronti del Pianeta, ma anche verso noi stessi.

Il WWF Italia non poteva non essere presente, perché la nostra associazione, sin dalla sua fondazione, si è sempre occupato della salute del Pianeta, della salute della fauna e della flora che vivono nel Pianeta e quindi anche di salute umana. Questo è fondamentale, dobbiamo renderci conto che non c’è possibilità di essere sani vivendo in un Pianeta malato. Il concetto di One Health, che come WWF arricchiamo in ‘One Planet Health’, è fondamentale. Bisogna essere tutti sani perché dipendiamo gli uni dagli altri, non c’è nessuna speranza di conservarci in buona salute senza conservare in buona salute anche il Pianeta” – ha spiegato Luciano Di Tizio, presidente del WWF Italia – “Dobbiamo considerarci parte di un sistema nel quale siamo perfettamente inseriti: ricordo che da bambino, alle scuole elementari, quindi tanti anni fa, si studiava la vita sul Pianeta parlando di piante, animali inferiori, animali superiori, in una piramide alla cui cima c’era l’uomo. Era un concetto sbagliatissimo, ce ne siamo resi conto con il tempo, in realtà siamo tutti sulla stessa barca perché viviamo tutti nello stesso Pianeta e dobbiamo vivere nei limiti di questo Pianeta. Non possiamo sfruttarlo oltre le sue capacità di rigenerarsi perché questo porterebbe alla rovina non del Pianeta, ma della nostra specie“.

Uno dei problemi che spesso dimentichiamo è che anche se abbiamo raggiunto grandi vantaggi nella purificazione dell’acqua e buoni sistemi di disinfezione, quando questi processi non vengono svolti in modo corretto, possono portare ad altre sostanze in grado di causare problemi alla salute: i trialometani, ad esempio, che derivano dalla reazione dei residui dei prodotti di disinfezione con materiale organico e inorganico presente nelle acque. I trialometani possono causare gravi problemi alla salute, soprattutto quella riproduttiva, ma ci sono anche i PFAS, utilizzati in parte per produrre oggetti e sostanze necessari per la disinfezione. I PFAS sono difficilmente purificabili e monitorabili, quindi occorre mantenere alta l’attenzione” – il punto del professor Luigi Falciola, docente di Chimica analitica all’Università di Milano – “I PFAS sono difficilmente purificabili e monitorabili, quindi occorre mantenere alta l’attenzione. Ci sono poi altri inquinanti ‘classici’, come metalli pesanti, piombo, arsenico e cadmio, sempre più presenti nelle nostre acque e in grado di interferire con gli ormoni. Abbiamo poi gli inquinanti emergenti, come le microplastiche, che per le loro dimensioni possono facilmente raggiungere gli organi interni e le cellule senza alcun problema. Il problema aggiuntivo è che queste sostanze possono essere anche veicolanti di altre sostanze nocive, quindi ci troviamo di fronte ad un ‘effetto cooperativo’ tra sostanze tossiche che possono entrare nel nostro organismo. Non dimentichiamo altre sostanze come pesticidi, erbicidi, i policlorobifenili, gli ftalati, tutte sostanze che conosciamo ma che purtroppo hanno un impatto molto forte sulla salute riproduttiva“.

Abbiamo avuto ospiti internazionali di rilievo, a livello mondiale, dalla Cina agli Stati Uniti. Abbiamo parlato delle interazioni degli inquinanti ambientali sull’epigenetica soprattutto nei bambini, è un tema che ci sta molto a cuore perché proprio in quella fascia d’età l’interazione è molto forte e complessa e avviene in un momento delicato per lo sviluppo e per la crescita” – ha spiegato Enrico Greco, ricercatore associato della University of South Florida – “Abbiamo parlato in particolare di alcuni tipi di inquinanti che possono avere effetti più marcati nell’interazione con la luce, sono degli ossidi che interagiscono con la luce, si attivano maggiormente, diventano dei radicali e vanno a interferire a livello cellulare e genetico. Su questo possiamo intervenire con nuovi materiali fotocatalitici che vanno a distruggere queste molecole inquinanti per trasformarle in non inquinanti“.

Noi ci siamo convinti che l’urbanizzazione è sviluppo, ci siamo così convinti che abbiamo convinto anche gli altri, in Africa e in Asia, e invece secondo me abbiamo combinato un disastro. La concentrazione in aree urbane ristrette riduce la possibilità di uno sviluppo armonioso del genere umano, anche se i servizi suppliscono a questa mancanza di spazio. Di fatto è una vita carissima, assistere l’uomo in un ambiente urbanizzato costa molto, così come abbandonare le aree rurali per cui tutto deve essere incanalato verso le città. La popolazione non si disperde più sul territorio, il territorio viene abbandonato e quando questo accade, siamo soggetti a disastri ambientali molto più frequenti di prima” – il punto di Salvatore Ippolito, presidente della Società Spagnola di Medicina Ambientale e Cambiamento Climatico (SESMA) – “Tutte queste attività scientifiche, come la Conferenza Internazionale di Medicina Ambientale, dovrebbero servire anche a generare una serie di programmi e progetti sperimentali in cui il mondo accademico ma anche gruppi di professionisti si mettano insieme con il potere politico per cercare di raggiungere soluzione a quei disastri ambientali che avvengono anche per colpa nostra, per colpa del genere umano. Se questo può succedere, credo che potremmo fare grandi passi in avanti“.

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