La Società Italiana di Medicina Ambientale e Green Building Council Italia dopo la tragedia di Capodanno in Svizzera: “Ambiente sono anche i luoghi indoor, che non sono mai neutri. Servono progettazione responsabile, norme precise e applicate, certificazioni e controlli”.
È ancora il momento dell’emergenza, del recupero e dell’individuazione dei dispersi, dell’identificazione dei deceduti e del dolore per le tante, giovanissime vittime a Crans-Montana, in Svizzera. Dopo la strage di Capodanno, che ha causato almeno 40 morti e 120 feriti (tra cui diversi ragazzi italiani), più un numero ancora imprecisato di dispersi e vittime che non sono ancora state identificate, le autorità giudiziarie del Canton Vallese sono però già al lavoro per ricostruire ciò che è successo. Le immagini girate da alcuni dei ragazzi presenti, poco prima della tragedia, sono un buon punto di partenza per individuare eventuali responsabilità. Al momento, tra le ipotesi di reato degli inquirenti ci sono quelle di incendio doloso per negligenza e omicidio per negligenza.
Fa ancora più male rivedere foto e video risalenti a pochi minuti prima che si consumasse la tragedia: l’accensione di bengala o candele scintillanti su bottiglie di champagne sollevate troppo vicino al soffitto, ricoperto evidentemente di un materiale non ignifugo, è stata l’evento scatenante di una delle più gravi stragi mai avvenute nella storia della Svizzera. Il tutto, direttamente correlato ad altre gravi lacune nella sicurezza del locale. I proprietari, che si sono detti sotto choc, hanno spiegato però che tutto era a norma e lo confermavano le tre ispezioni, avvenute positivamente, negli ultimi dieci anni. Non è però la prima volta che giovani vite vengono spezzate in locali affollati, come ricordano la Società Italiana di Medicina Ambientale e Green Building Council Italia.
Le stragi che si ripetono
Solo per citare le tragedie che hanno causato un altissimo numero di vittime, si può pensare a quella del The Station Nightclub di West Warwick, nel piccolo Stato Usa del Rhode Island, nel 2003: durante un concerto viene sparata della schiuma poliuretanica, divampa un incendio e i materiali altamente infiammabili e l’assenza di sprinkler causano cento morti e 230 feriti. Nel 2013, al Kiss Nightclub di Santa Maria (Brasile), per un fuoco d’artificio sparato da un palco, il fonoassorbente in schiuma sul soffitto viene avvolto dalle fiamme e l’incendio provoca 242 morti e oltre 600 feriti, con la maggior parte delle vittime uccisa non dalle fiamme, ma dai gas tossici (compreso il cianuro) sprigionati dal materiale in combustione. Nel 2015, a Bucarest, in circostanze analoghe all’interno del Colectiv Club muoiono 64 persone, restano feriti in 146 e tutta la Romania scende in piazza per chiedere giustizia. Ci sono poi i 29 morti della discoteca Masquerade di Istanbul nel 2024 e quello, più, recente del Pulse di Kočani, in Macedonia del Nord (almeno 59 morti e 150 feriti). E ancora: incendi e vittime anche nei locali di Goa, Murcia, Perm, Oakland o il rave di Halloween 2012 al Madrid Arena (cinque ragazze di età compresa tra i 16 e i 25 anni morte e una trentina di feriti).
La sicurezza ambientale
Oltre alle cause delle varie stragi e alle tante vittime, c’è un altro fattore che unisce queste tragedie verificatesi in ogni parte del mondo, compresi i Paesi più ricchi e sviluppati: quasi sempre, le uscite di emergenza e altre misure di sicurezza non sono sufficienti per mettersi in salvo. Tutti gli esperti di sicurezza lo sanno benissimo e sottolineano la pericolosità di locali sotterranei affollati, soffitti e rivestimenti in legno e materiali infiammabili, scale strette come unico collegamento con l’esterno. Sima e GBC Italia lo ricordano e si chiedono: “Come è possibile che nel 2026, in spazi chiusi e affollati, si continui a usare fiamme libere, botti, fontane pirotecniche e altri dispositivi infiammabili come fosse un gioco innocuo?“.
Anche per questo, i temi e la prospettiva della medicina ambientale possono giocare un ruolo essenziale nell’ambito della sicurezza. “Quando parliamo di ambiente, non possiamo pensare solo al verde, all’inquinamento, al cambiamento climatico, perché ambiente è tutto ciò che ci circonda, compresi la stanza in cui dormiamo, l’ufficio in cui lavoriamo, il locale dove festeggiamo Capodanno. Ogni spazio indoor è parte integrante della nostra salute, ma non è neutro: può proteggerci o tradirci. E un locale sotterraneo con un’unica scala, soffitti e decorazioni infiammabili, articoli pirotecnici ai tavoli è, in termini ambientali, un habitat ad alto rischio” – ha spiegato Alessandro Miani, presidente di Sima – “Siamo vicini ai parenti delle vittime e se vogliamo che Crans-Montana non diventi solo un altro nome in un elenco di stragi, alcune regole minime, basate sull’evidenza tecnica e scientifica, dovrebbero essere considerate non negoziabili negli ambienti indoor destinati al pubblici. Tolleranza zero per pirotecnici e fiamme libere in locali chiusi e affollati, scelta rigorosa dei materiali interni. Soffitti, pannelli fonoassorbenti, tendaggi e arredi devono essere certificati per resistenza al fuoco e bassa emissione di fumi tossici; le schiume e i rivestimenti facilmente infiammabili non dovrebbero avere spazio in contesti ad alta influenza. Progettazione reale, e non solo formale, delle vie di fuga. Più uscite, chiaramente segnalate e sempre sbloccate; scale e corridoi sgombri; illuminazione di emergenza efficiente; esercitazioni periodiche per staff e verifiche indipendenti della capienza; controlli e sanzioni effettive”.
L’importanza di norme e certificazioni
E qui veniamo ad un altro aspetto che ha fatto discutere: stragi del genere avvengono ovunque in tutto il mondo, anche in quei Paesi più ricchi e sviluppati. Anche quelli considerati da sempre tra i più moderni ed efficienti, come la Svizzera. Per questo, sono importanti norme stringenti di sicurezza, ma anche la loro applicazione, che non può prescindere dalle certificazioni indipendenti e dai controlli capillari e periodici. “Ambiente è tutto ciò che ci circonda. Anche un bar sottoterra in una notte di Capodanno. Far sì che questi luoghi restino spazi di gioia, e non di lutto, è una forma essenziale di prevenzione ambientale e una scelta etica che riguarda tutti: gestori, istituzioni, professionisti della sicurezza, media e singoli cittadini“, ha aggiunto Alessandro Miani.
“Desidero esprimere il mio più profondo cordoglio per le vittime. La sicurezza delle persone non può essere oggetto di compromessi, né subordinata a logiche meramente estetiche e commerciali” – ha invece spiegato Fabrizio Capaccioli, presidente di Green Building Council Italia – “Come GBC Italia riteniamo indispensabile promuovere una cultura della progettazione responsabile, basata su competenze tecniche, evidenze scientifiche e controlli efficaci. La qualità ambientale interna certificata, la sicurezza antincendio, la resilienza degli spazi, la vita umana, sono dimensioni inseparabili“.


