La richiesta alle istituzioni politiche e sanitarie, locali e regionali, del Forum Acqua Pubblica e Si-Cura di Lucca: “Chiediamo rassicurazioni concrete o, in alternativa, di interrompere la fornitura di acqua per uso umano proveniente dalla falda di San Filippo”.
PFAS, nuova allerta in Toscana per una sospetta contaminazione di ‘inquinanti eterni’ nell’acqua potabile. Il Forum Acqua Pubblica e Si-Cura di Lucca ha chiesto alle istituzioni, regionali e locali, di intervenire sulla questione della falda acquifera in località San Filippo, interessata da un presunto inquinamento da acidi PFAS.
L’associazione ha scritto al sindaco di Lucca, Mario Pardini, a David Barontini e Monia Monni, rispettivamente assessori regionali all’Ambiente e alla Sanità in Toscana, alla Direzione di Arpa Toscana (Arpat) di Lucca e alla Direzione Asl Nord Ovest. Il motivo è la rilevazione di sostanze PFAS “presenti in quantità significative tra le sei monitorate, ma che non rientrerebbe nel calcolo delle quattro sostanze per il limite consentito di 20 nanogrammi per litro“. Va ricordato che l’Italia, da pochi mesi (era il 18 luglio scorso quando fu approvata la legge), si è adeguata ai limiti previsti dall’Unione europea sui PFAS, che però non prevedono soglie specifiche per singole sostanze, bensì un limite generale sul totale dei PFAS nelle acque potabili.
Come spiega il Forum Acqua Pubblica e Si-Cura di Lucca, Arpa Toscana “ritiene che la presenza di PFAS renda l’acqua di quella falda probabilmente a rischio” ed è per questo che sono state chieste rassicurazioni concrete sulla reale sicurezza di quelle acque. “Ci chiediamo se, in questa situazione particolare, non sia necessario agire con estrema cautela, interrompendo la fornitura di acqua per uso umano proveniente dalla falda e avviando subito progetti e lavori per proteggere gli impianti“, la richiesta dell’associazione.
Era il 3 marzo 2024 quando Arpa Toscana, in località San Filippo a Lucca, aveva rilevato una concentrazione complessiva di sei diverse sostanze PFAS pari a 107,7 nanogrammi per litro (la somma delle sostanze analizzate). Il Forum Acqua Pubblica e Si-Cura di Lucca ha ricordato però che “non sono stati forniti dati ufficiali relativi alle analisi di controllo qualità delle acque immesse in rete dal campo pozzi in relazione alla presenza di PFAS“. Oltre alle rilevazioni ufficiali di Arpat, nel periodo compreso tra luglio e ottobre 2024, alcune analisi di Greenpeace avevano evidenziato valori di 54,2 e 22,7 ng/l nelle acque estratte, trattate e sucessivamente distribuite.
L’ultimo campionamento, commissionato un mese fa e analizzato in un laboratorio certificato, aveva poi evidenziato una concentrazione di 25,1 ng/l (come somma delle sei sostanze già analizzate in precedenza), ma anche la presenza di acido perfluorometansulfonico (PFMS) di 4,4 ng/l (non compreso nella sommatoria) e di acido trifluoroacetico (TFA) di 117,2 ng/l. Queste due ultime sostanze, tuttavia, non sono parametri ufficiali previsti dalle normative vigenti.
Da qui, la richiesta alle istituzioni politiche e sanitarie locali, anche in base all’adozione, da parte del governo italiano, delle nuove regole europee sui PFAS ammessi nell’acqua potabile (che stabiliscono un limite massimo di 100 ng/l per la quantità totale di PFAS nell’acqua potabile e un limite ancora più basso, di 20 ng/l, per la somma di quattro sostanze tra le sei controllate).
La questione dei PFAS in Toscana, e in particolare nell’acqua potabile consumata dai cittadini di Lucca, sta tenendo banco da diverso tempo, con rassicurazioni continue da parte del Comune e del gestore del servizio idrico, anche se mancano dati ufficiali relativi alle analisi di controllo qualità dell’acqua.
A firmare la lettera con l’appello alle istituzioni politiche e sanitarie, come spiega anche Il Tirreno, sono i componenti del Forum Acqua Pubblica e Si-Cura di Lucca: Eugenio Baronti, Daniele Bianucci, Virginio Bertini, Maurizio Fatarella, Franco Galeotti, Mirco Lombardi, Marinella Manfrotto, Tommaso Panigada, Enrico Santambrogio, Giulio Strambi, Cristina Tronchetti e Ugo Venturini.


