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Algoritmi Meta, più spazio agli estremisti e meno alla politica ufficiale

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Uno studio accademico indipendente ha analizzato la visibilità dei post Facebook della comunicazione politica ufficiale (come ad esempio le pagine dei parlamentari) e degli estremisti di ogni schieramento politico. Nel giro di quattro anni, la situazione si è completamente ribaltata, specialmente a ridosso dei principali appuntamenti elettorali (politiche 2022, europee 2024 e le amministrative nelle principali città italiane). E non mancano aspetti critici anche per quanto riguarda le policy di Meta, che dovrebbero adeguarsi ai criteri stabiliti dal Digital Services Act dell’Unione europea. 

Meno spazio alla comunicazione politica ufficiale e istituzionale, più visibilità ai contenuti degli estremisti (in gran parte antieuropeisti). È quanto emerge da uno studio accademico sugli algoritmi di Meta, il gruppo di proprietà di Mark Zuckerberg che comprende anche le società di Facebook e Instagram. Il lavoro di ricerca accademica indipendente, condotto da Fabio Giglietto dell’Università di Urbino, ha analizzato oltre due milioni e mezzo di post su Facebook nel periodo compreso tra il 2021 e il 2025, con un particolare focus nel corso delle elezioni politiche del settembre 2022, delle europee del giugno 2024 e delle principali tornate delle amministrative.

Nello specifico, i post su Facebook di parlamentari e politici italiani hanno visto una riduzione media della portata del 72%. Eppure, durante la campagna elettorale per le europee del 2024, gli account riconducibili ad estremisti e antieuropeisti (soprattutto complottisti e pro-Russia) sono passati dall’essere il penultimo a diventare il primo ecosistema informativo sulla piattaforma social, rimanendo in posizione apicale anche nel 2025.

Per tutto il 2024, gli account di estremisti e antieuropeisti sono stati anche gli unici in grado di aumentare la loro visibilità complessiva. I dati pubblicati nella ricerca mostrano anche che, nonostante gli annunci di un superamento della policy risalenti ormai a più di un anno fa, le analisi più recenti indicano che la riduzione della visibilità della politica continua a operare, anche se in forma rimodulata. Nel 2025, gli estremisti si sono confermati come il gruppo dominante nell’ecosistema informativo.

Un altro aspetto segnalato dallo studio è che, nei Transparency Report obbligatori, Meta non avrebbe comunicato alla Commissione europea né l’esistenza della policy, né i suoi effetti sulla disinformazione durante le elezioni. Altri dati che emergono dallo studio riguardano l’effetto della policy sugli estremisti: fino al 2023 gli estremisti (pagine e gruppi anti-Ue, pro-Russia, no vax, antagonisti e di estrema destra) hanno visto un calo molto contenuto (-3,6%) della loro visibilità, a fronte del -43% della comunicazione politica ufficiale. E nel 2024, pur essendo 146 account su 904 analizzati, gli estremisti sono diventati il primo ecosistema informativo, come confermano le visualizzazioni settimanali (49,3 milioni rispetto ai 43,6 dei parlamentari italiani).

Rispetto al 2021, inoltre, nel complesso gli estremisti hanno visto un aumento della loro visibilità social del 13,6%, a fronte di un calo del -73,4% per deputati e senatori italiani. Emerge, anche e soprattutto, l’anomalia di una policy con effetti sistemici e fortemente distorsivi sull’ecosistema informativo (compresa la crescita di pagine estremiste e antieuropeiste) che però non viene dichiarata né analizzata nei report obbligatori ai sensi del Digital Services Act (DSA), e cioè il Transparency Report e i Post-Election Reports di Meta. Nel 2025, nonostante gli annunci di dismissioni, il silenziamento risulta ancora attivo, con un calo della visibilità del -40%, mentre gli estremisti sono rimasti il primo gruppo informativo (76,8 milioni di visualizzazioni, con un incremento del 76,9% rispetto al pre-policy). Dettagli non trascurabili, quelli emersi dallo studio, anche in considerazione del fatto che, anche per quanto riguarda la politica, sempre più persone (in Italia e non solo) si informano tramite i contenuti sui social network rispetto ai canali tradizionali (stampa, radio, tv, web).

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