Ailanto, ecco perché è la pianta aliena più odiata del mondo

Ailanto, ecco perché è la pianta aliena più odiata del mondo

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A “Sulla Via della Natura”, rubrica di “A Tutto Mondo”, in onda ogni martedì, alle 21:00, su TeleAmbiente, l’insegnante di agraria, Francesco Broccolo, spiega i rischi dell’ailanto per la biodiversità italiana.  

Corteccia liscia e grigia negli esemplari giovani e ruvida e marrone negli esemplari anziani, foglie dall’odore sgradevole e fioritura prevista ogni anno tra maggio e luglio. Queste le principali caratteristiche dell’ailanto, albero originario della Cina ma presente anche in Europa, Italia inclusa. Una specie vegetale alta, altissima, fino a 25 metri, capace, però, di minacciare, e mica poco, la biodiversità del Vecchio Continente.

 

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A “Sulla Via della Natura”, rubrica di “A Tutto Mondo”, in onda ogni martedì, alle 21:00, su TeleAmbienteFrancesco Broccolo, insegnante di agraria e autore del libro “Piccolo erbario delle piante stronze” edito da Rizzoli Illustrati, spiega i rischi dell’ailanto per flora e fauna delle nostre latitudini: “Ailanthus altissima, questo il suo nome scientifico, a mio parere, detiene il trono degli alberi “stronzi”, perché è una specie vegetale aliena invasiva capace di fare danni enormi. Qualche esempio concreto? Guardate il bordo delle strade oppure le campagne abbandonate. Qui, in entrambi i casi, ci sarà l’ailanto che, piano piano, sta continuando la sua silenziosa invasione. Una persona potrebbe dire: “Va beh, è una pianta, qual è il problema?”. Il problema, invece, c’è ed è anche molto grave, perché Ailanthus altissima ha due tecniche di sopravvivenza: le radici che, oltre a potere colonizzare un’area in poco tempo, emettono una sostanza tossica simile a un erbicida per eliminare i competitor e le foglie che, attraverso la diffusione di un composto nauseante simile alla gomma bruciata, allontanano altri esseri viventi. Non a caso, su questo albero, è raro trovare biodiversità. La sua unica cosa buona è la produzione di miele. Per il resto l’ailanto sta distruggendo interi ecosistemi già alle prese con l’inquinamento causato dai prodotti chimici usati dall’uomo“.

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