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Social e infanzia, il convegno in Senato

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Giusto vietare smartphone e social a bambini e ragazzi? Ne hanno discusso autorevoli esperti del settore nell’incontro organizzato dall’Intergruppo parlamentare EducAzione Sociale, alla presenza della presidente Barbara Floridia e della segretaria Susanna Camusso.

Un convegno sui rischi dell’esposizione alla tecnologia, e anche ai social network, nei primi e primissimi anni di vita. Social e infanzia è il titolo dell’incontro, promosso dall’Intergruppo parlamentare EducAzione Sociale, che si è svolto in Senato alla presenza delle senatrici Barbara Floridia e Susanna Camusso, rispettivamente presidente e segretaria dell’Intergruppo.

Tra i relatori del convegno, esperti autorevoli del settore, come la professoressa Daniela Lucangeli, docente di Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione all’Università di Padova, lo psicologo Giuseppe Lavenia, presidente dell’Associazione Di.Te., e il dottor Carlo Gilistro, pediatra e deputato della Regione Siciliana, che nel Parlamento dell’ARS ha promosso un disegno di legge per regolamentare l’utilizzo di tablet e smartphone per i bambini.

“L’Intergruppo nasce proprio perché vietare non è una soluzione, anche perché esiste già la norma, nelle scuole, per cui tutti gli insegnanti sono obbligati a educare ad un uso consapevole del digitale. La norma però non è applicata, è disattesa, e in tutto questo caos, in cui ci sono norme che vengono disattese e dei divieti che non sono sufficienti, serve creare un patto di alleanza tra la politica, gli esperti e tutte le categorie sociali. Quindi oggi è solamente l’inizio, il primo incontro di un percorso che durerà mesi e che dovrà portare ad una riflessione generica, che potrà completare la manchevolezza di alcune normative, chiedere risorse per normative esistenti come l’educazione digitale (che si fa in tutte le scuole, ma purtroppo i docenti non hanno le risorse per poterla effettivamente realizzare), proporre soluzioni condivise e magari anche cominciare a diffondere quello che è il tema fondamentale, la consapevolezza anche di comportamenti condivisi” – ha spiegato la senatrice Barbara Floridia (Movimento 5 Stelle), presidente dell’Intergruppo parlamentare EducAzione Sociale – “Nel corso del convegno è stato fatto un esempio: non si è smesso di fumare nei luoghi pubblici perché la gente è stata sanzionata, visto che le sanzioni sono state numericamente esigue, bensì si è smesso di fumare perché piano piano, oltre ai divieti, c’è stata una continua diffusione dell’informazione che il fumo è nocivo, una sorta di sensibilizzazione nata dall’unione di più mondi, quello normativo, quello associativo, quello medico e quello della consapevolezza. Questo vuole fare l’Intergruppo: parlare della trasformazione della società conseguente all’uso degli smartphone o dei social. Non ci sono risposte semplici perché è un problema complesso, e come tale va affrontato. Quindi, questo Intergruppo è l’inizio di un percorso che vuole mettere insieme i vari mondi, e se non lo fa la politica, chi lo deve fare?”.

Noi abbiamo deciso di affrontare una metodologia che sia di ascolto e comprensione, senza pregiudizi ma con qualche dubbio, perché forse, di fronte a problemi che sono complessi, la semplificazione del divieto non è la risposta giusta” – il punto della senatrice Susanna Camusso (Partito democratico), segretaria dell’Intergruppo parlamentare EducAzione Sociale – “Devo dire che abbiamo avuto una conferma da questo punto di vista: bisogna agire su una tastiera più complessa, che non è semplicemente il divieto o considerare tutto ciò che è minore o uguale. I processi sono differenti e la decisione fondamentale è che dobbiamo approfondire ancora“.

Innanzitutto, oltre ad essere deputato in Commissione Sanità in Regione Siciliana, sono un pediatra e oggi, giorno per giorno, noi medici pediatri stiamo vedendo trasformazioni pazzesche sulle problematiche emozionali, del neurocomportamento, che riguardano soprattutto l’ansia, la depressione, il ritiro sociale, l’anoressia e la bulimia. Tutte problematiche legate al disturbo delle emozioni e siamo convinti che una grandissima quantità di queste problematiche nasca dall’utilizzo improprio della tecnologia, per moltissimo tempo e senza l’accompagnamento dei genitori. Da un lato abbiamo l’utilizzo degli smartphone da parte dei bambini in tenerissima età, che va assolutamente vietate, e dall’altro il phubbing (da phone e snubbing), che sta deteriorando il sistema neurale dei nostri ragazzi. Lo snubbing è ignorare chi ti sta davanti, i genitori che guardano il cellulare invece di guardare il bambino creano problemi pazzeschi che i figli pagheranno non solo in primissima età, ma anche nella seconda e nella terza infanzia, oltre che in adolescenza. I bambini hanno bisogno di contatti costanti, oculari, emozionali, relazionali e sociali con i genitori” – ha spiegato il dottor Carlo Gilistro, medico pediatra e deputato regionale siciliano per il Movimento 5 Stelle – “Dobbiamo stare attenti a come utilizziamo ciò che crea dipendenza, non ci sono passaggi di sostanze stupefacenti ma restano gli stessi problemi che creano determinate sostanze. Certi strumenti sembrano innocui ma sono perfidi, possono causare dipendenza con effetti collaterali non indifferenti. Tutto ciò è sembrato a tutti un gioco, ma ora dobbiamo fare indietro tutta“.

Come il nostro cervello reagisce agli impulsi di smartphone e social, non è una cosa che si possa spiegare in pochi secondi. Parliamo di uno dei meccanismi viventi del connettoma umano. La dopamina è uno dei motori neurochimici più importanti che guida l’azione del momento successivo” – ha spiegato la professoressa Daniela Lucangeli, esperta di psicologia dell’apprendimento – “Nel momento in cui superstimolo e supereccito la dopamina, ho un’immediata risposta che poi porta una caduta del tono“.

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