Già stanziati i primi fondi a livello locale e regionale, ma si attende il prossimo Consiglio dei ministri per la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale. Le associazioni ambientaliste, come il WWF Italia, chiedono alla politica di adottare un Patto per il Clima, di accelerare con la proposta – sostanzialmente ferma – di una legge sul clima e con il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (PNACC).
L’unica vera, buona notizia è che non ci sono morti né feriti. Ma gli effetti del passaggio del ciclone Harry, che negli scorsi giorni ha devastato le zone costiere delle Regioni del Sud, e in particolare Sardegna, Sicilia e Calabria, rendono alla perfezione la furia del vento, della pioggia e delle impressionanti mareggiate, che hanno portato sulle coste onde alte fino a dieci metri. Il governo è pronto a decretare lo stato di emergenza, sulla base delle richieste degli amministratori locali e regionali delle aree più colpite, ma intanto si inizia a fare una prima conta dei danni. È ancora presto per fare un bilancio definitivo, ma si stimano oltre un miliardo di danni nella sola Sicilia, almeno mezzo miliardo in Sardegna e alcune centinaia di milioni in Calabria.
Si attende ora il prossimo Consiglio dei ministri, previsto tra qualche giorno e in cui dovrebbe essere deliberato lo stato di emergenza nazionale, che dovrebbe fornire alle amministrazioni locali i primi fondi per gli interventi più urgenti, come il ripristino della viabilità e la rimozione di ogni genere di ostacoli, non solo detriti, dalle strade e dalle abitazioni fortemente danneggiate. Anche perché le varie amministrazioni regionali hanno già sbloccato alcuni fondi per le zone più colpite, ma si tratta di una dotazione assolutamente insufficiente di fronte ai danni effettivamente prodotti dal passaggio del ciclone Harry. Da un lato, d’altronde, ci sono i danni causati direttamente alle infrastrutture, dalle strade alle abitazioni private, passando per le ferrovie; dall’altro, c’è il duro colpo inferto dagli eventi estremi ai vari settori economici dei territori.
Di fronte a queste tristi immagini, che continuano a ripetersi a ogni latitudine del territorio nazionale italiano, le associazioni ambientaliste chiedono al governo di intervenire non solo nell’emergenza, ma anche e soprattutto nella prevenzione. Il WWF Italia, ad esempio, ricorda che il nostro Paese, sull’esempio di quanto fatto dal governo spagnolo, dovrebbe dotarsi di un Patto per il Clima o almeno recuperare il tempo perso nell’attuazione del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (PNACC). Il Piano, infatti, è sostanzialmente fermo dal dicembre 2023 e l’Osservatorio nazionale, che avrebbe dovuto insediarsi nella prima metà del 2024, è diventato operativo solo una settimana fa. Anche per questo, se i tempi di attuazione del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici dovessero continuare a rivelarsi così lunghi, viene suggerito di nominare un Commissario per gli interventi di adattamento urgenti, che possa avviare piani locali strategici nelle aree più a rischio, evitando di dover spendere ogni volta gli ingenti fondi straordinari dell’emergenza.
Gli eventi passati, come ad esempio le alluvioni che negli scorsi mesi e anni hanno colpito Emilia-Romagna, Marche, Toscana, Veneto e Friuli-Venezia Giulia, dimostrano chiaramente come gli investimenti nella prevenzione potevano ammontare a cifre significativamente inferiori rispetto ai danni, diretti o indiretti, causati da eventi meteo sempre più estremi a causa della crisi climatica. Il WWF Italia, che sta supportando le comunità costiere anche con progetti di adattamento, ricorda che la proposta di legge sul clima è ancora ferma in Senato e suggerisce alle singole Regioni di varare leggi analoghe a livello locale. Restano però evidenti contraddizioni, come ha spiegato Maria Grazia Midulla (responsabile Clima ed Energia del WWF Italia): “Si pensi alla Sardegna, perseguitata dagli eventi estremi e, allo stesso tempo, pone barriere alle rinnovabili e propone nuove infrastrutture e centrali a gas. Occorre definire un vero e proprio patto per il clima che veda protagonisti istituzioni, cittadini, imprese, società civile, sindacati e progetti politiche coerenti e incisive, prima che l’impatto del nuovo clima sull’economia e sulla società renda la situazione ancor più grave“.


