Sostenibilità, Mare, tecnologia, qualità dell’aria – Tg Ambiente

Tabella dei Contenuti

In questo numero del Tg Ambiente, realizzato in collaborazione con Italpress: 1) In arrivo 297 milioni per edifici pubblici più sostenibili; 2) Trattato sull’Alto Mare, allarme sui controlli delle aziende; 3) Succhi di frutta, meno emissioni grazie a una nuova tecnologia; 4) Le auto elettriche migliorano la qualità dell’aria

In questo numero del Tg Ambiente, realizzato in collaborazione con Italpress:

1) In arrivo 297 milioni per edifici pubblici più sostenibili: Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica finanzia per oltre 297 milioni di euro interventi di efficienza e sostenibilità negli edifici pubblici italiani: dall’installazione di impianti fotovoltaici e solari termici alle pompe di calore, dalle soluzioni ibride agli infissi ad alta efficienza, fino a nuovi sistemi di illuminazione. Dopo una prima approvazione di 1119 istanze progettuali, per 221,8 milioni di euro, un nuovo decreto direttoriale del 20 gennaio, attualmente in corso di registrazione agli organi di controllo, permetterà di ricomprendere ulteriori 403 domande presentate, per 75,4 milioni.

2) Trattato sull’Alto Mare, allarme sui controlli delle aziende: Il 17 gennaio scorso è entrato in vigore il Trattato sull’Alto Mare, un accordo internazionale che punta a proteggere gli oceani e a regolamentare le attività umane nelle acque internazionali, quelle che non appartengono a nessuno Stato. L’obiettivo è ambizioso: tutelare il 30% dei mari entro il 2030. Ma secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista Nature, il rischio è che il trattato resti sulla carta per una ragione precisa: mancano dati chiari e comparabili sugli impatti ambientali delle grandi aziende che operano in mare. I ricercatori hanno analizzato i rapporti di sostenibilità di 75 colossi della cosiddetta “blue economy”, dal trasporto marittimo al turismo crocieristico, fino all’energia offshore e alla pesca. Il risultato è preoccupante: le imprese dichiarano soprattutto consumi energetici ed emissioni, ma quasi mai misurano danni diretti agli ecosistemi marini, come la distruzione degli habitat, il rumore sottomarino o le collisioni con la fauna. Meno di un terzo delle aziende fornisce dati sulla biodiversità e non esistono indicatori standard comuni. Un problema che rende difficile valutare le responsabilità ambientali e orientare anche gli investimenti verso attività davvero sostenibili. Secondo gli esperti, senza obblighi di trasparenza più rigorosi sarà impossibile far funzionare davvero il Trattato sull’Alto Mare. E mentre l’Unione Europea ha recentemente ridotto gli obblighi di rendicontazione ambientale, cresce l’allarme: senza numeri chiari, proteggere gli oceani diventa una promessa fragile. Un passaggio cruciale, con implicazioni non solo ambientali ma anche per la salute, i diritti umani e il futuro delle prossime generazioni.

3) Succhi di frutta, meno emissioni grazie a una nuova tecnologia: L’industria dei succhi di frutta, potrebbe abbattere del 20% i consumi elettrici e del 60% quelli termici, se adottasse l’innovativa tecnologia Campi elettrici pulsati con recupero di calore dalla pastorizzazione. È quanto emerge da una ricerca condotta da Enea, in collaborazione con il dipartimento di ingegneria industriale dell’Università di Salerno e pubblicata sulla rivista Food.

4) Le auto elettriche migliorano la qualità dell’aria: L’auto elettrica non è solo una promessa per il futuro, ma produce benefici concreti già oggi. A dimostrarlo è un nuovo studio della University of Southern California, pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet Planetary Health, che collega direttamente la diffusione dei veicoli elettrici al miglioramento della qualità dell’aria. I ricercatori della Keck School of Medicine hanno analizzato dati satellitari ad alta risoluzione, osservando l’andamento dell’inquinamento atmosferico tra il 2019 e il 2023. Il risultato è chiaro: nei quartieri dove aumentano le auto elettriche, diminuisce la concentrazione di biossido di azoto, uno degli inquinanti più dannosi prodotti dalla combustione dei carburanti fossili. Secondo lo studio, per ogni 200 veicoli elettrici in più immatricolati in un’area urbana, i livelli di NO2 si riducono in media dell’1,1%. Un calo contenuto ma significativo, che rappresenta una delle prime prove scientifiche dirette dell’impatto immediato delle auto elettriche sulla qualità dell’aria. Un dato importante anche per la salute pubblica. Il biossido di azoto è infatti collegato a patologie respiratorie e cardiovascolari come asma, bronchite, ictus e malattie cardiache. Migliorare l’aria che respiriamo significa quindi ridurre il rischio di queste malattie, soprattutto nelle aree urbane più trafficate. La ricerca ha utilizzato un metodo innovativo: invece delle tradizionali centraline a terra, spesso poche e distribuite in modo irregolare, gli studiosi hanno sfruttato le misurazioni satellitari quotidiane, capaci di monitorare l’inquinamento in modo uniforme su vaste aree. Finora i veicoli elettrici erano considerati soprattutto una soluzione a lungo termine contro il cambiamento climatico. Questo studio dimostra invece che i loro effetti positivi possono essere osservati subito, direttamente nelle città. Un segnale incoraggiante per le politiche ambientali e per la transizione verso una mobilità più sostenibile: più auto elettriche oggi significa aria più pulita già domani.

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