In questo numero di Agrifood Magazine, realizzato in collaborazione con Italpress: 1) L’export del settore agroalimentare verso un nuovo record; 2) L’Italia protagonista a Londra con la Borsa Vini; 3) Allevamenti in difficoltà: meno stalle e più importazioni; 4) Pizza, numeri da record in Italia
In questo numero di Agrifood Magazine, realizzato in collaborazione con Italpress:
1) L’export del settore agroalimentare verso un nuovo record: Nei primi undici mesi del 2025, le esportazioni italiane di prodotti agroalimentari sono cresciute del 5% su base annua, sfiorando i 67 miliardi di euro. Un dato migliore dell’export nazionale complessivo, in aumento del 3,1%. A spingere il comparto sono soprattutto caffè, prodotti da panetteria e pasticceria, formaggi, prosciutti e frutta fresca. Nel terzo trimestre, nonostante un quadro internazionale ancora incerto, tra tensioni politiche e commerciali, il settore conferma tenuta e capacità competitiva, sostenuto anche da un forte impulso agli investimenti pubblici.
2) L’Italia protagonista a Londra con la Borsa Vini: Il Regno Unito rappresenta un mercato chiave per il commercio globale del vino, posizionandosi come secondo importatore mondiale per volume e valore. Tra gennaio e settembre 2025, le importazioni hanno raggiunto 2,57 miliardi di sterline per un totale di 855,3 milioni di litri. Questi dati costituiscono il contesto della Borsa Vini Italiani del Regno Unito 2026. Nle 2025, l’Italia si è affermata come primo esportatore in termini di quantità, con oltre un miliardo di litri e come secondo fornitore per valore economico, preceduta solo dalla Francia ed in crescita costante negli ultimi 4 anni.
3) Allevamenti in difficoltà: meno stalle e più importazioni: Negli ultimi dieci anni in Italia hanno chiuso quasi 19 mila stalle bovine. Un dato che fotografa una crisi profonda del settore zootecnico e che sta riducendo in modo significativo la capacità produttiva nazionale. Oggi il nostro Paese riesce a coprire con produzione interna solo il 37% del fabbisogno di carne bovina, aumentando la dipendenza dalle importazioni estere. È questo l’allarme lanciato da Assocarni, l’Associazione nazionale dell’industria e del commercio delle carni. l’associazione, la chiusura progressiva delle stalle non è solo un problema economico, ma mette a rischio la stabilità dell’intera filiera, dall’allevamento alla trasformazione, fino alla distribuzione. La perdita di migliaia di aziende zootecniche significa meno capi allevati in Italia, maggiori costi per gli operatori e una filiera sempre più fragile di fronte alle oscillazioni dei mercati internazionali. A pesare sono l’aumento dei costi energetici e dei mangimi, la difficoltà di accesso al credito e una redditività sempre più bassa per gli allevatori. Assocarni sottolinea inoltre come il comparto del latte contribuisca in modo importante alla produzione di carne bovina e come modelli integrati, come il cosiddetto beef on dairy, possano rappresentare una risorsa, se accompagnati da strumenti flessibili e da una programmazione efficace. Altro nodo centrale è il ricambio generazionale: sempre meno giovani scelgono di investire nell’allevamento, rendendo ancora più difficile garantire continuità produttiva al settore. Secondo il presidente di Assocarni, Serafino Cremonini, rafforzare la nascita e l’allevamento dei capi in Italia è una condizione indispensabile per dare stabilità alla filiera e rendere l’allevamento una scelta imprenditoriale sostenibile. Il messaggio che arriva dal settore è chiaro: senza interventi strutturali e di lungo periodo, la chiusura delle stalle rischia di diventare irreversibile, con conseguenze dirette sull’autosufficienza alimentare del Paese e sull’economia agricola nazionale.
4) Pizza, numeri da record in Italia: Numeri da record per uno dei simboli più amati della cucina italiana: la pizza. Secondo le elaborazioni su dati Cna Agroalimentare, in Italia si producono ogni anno circa 2,7 miliardi di pizze, con un consumo enorme di materie prime: oltre 200 milioni di chili di farina, 225 milioni di chili di mozzarella, 30 milioni di chili di olio d’oliva e 260 milioni di chili di salsa di pomodoro. Nel 2024 le pizzerie attive nel nostro Paese sono state quasi 89 mila, con un aumento vicino al 25% rispetto all’anno precedente. Il fatturato complessivo supera i 15 miliardi di euro, confermando la pizza come un pilastro dell’economia agroalimentare italiana. Il consumo pro capite sfiora gli 8 chili l’anno e per molti italiani la pizza resta un appuntamento fisso: almeno una volta a settimana. La domanda si concentra soprattutto nei fine settimana, in particolare il sabato sera. Accanto alla pizza tradizionale, cresce anche il successo della pinsa, soprattutto per il consumo domestico, con un aumento degli acquisti stimato intorno al 7% nel 2024. Sul fronte dei prezzi, però, si registra un aumento: nel 2024 il costo medio di un pasto in pizzeria — comprensivo di pizza, bevanda e servizio — è cresciuto del 4% rispetto al 2023 e addirittura del 16% rispetto al 2021, con forti differenze tra città e località turistiche. Un successo che continua a crescere, tra tradizione, nuove tendenze e un settore che resta centrale nella cultura e nell’economia del Paese.


