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Dissesto idrogeologico, il progetto CARG deve andare avanti

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Avviato nel lontano 1988, per troppo tempo è stato definanziato. Ed è così che, in un Paese a rischio come l’Italia, si hanno informazioni geologiche dettagliate solo su circa la metà dell’intero territorio nazionale. 

Di fronte ad un dissesto idrogeologico che caratterizza la stragrande maggioranza dei Comuni italiani, è essenziale dotarsi di strumenti in grado di garantire un monitoraggio costante e capillare del territorio. Uno di questi è senza dubbio il progetto CARG, relativo alla cartografia geologica d’Italia, in scala 1:50.000.

Un progetto partito ormai alcuni decenni fa, e mai ultimato. Basti pensare che per Niscemi, dove le criticità erano ben note, mancavano informazioni geologiche aggiornate e dettagliate. Anche per questo, il senatore del Movimento 5 Stelle, Pietro Lorefice, nella scorsa Legge di bilancio ha presentato un emendamento per finanziare il progetto con una dotazione di due milioni di euro e ha organizzato una conferenza stampa a cui hanno partecipato alcuni tra i massimi esperti italiani nel campo della geologia.

Investire in questo tipo di cartografia permette agli operatori sul campo di operare al meglio. Niscemi è un fatto eclatante, che sta polarizzando l’attenzione dei media anche a livello internazionale, ma quella, ahinoi, è la fotografia di un territorio che è stato totalmente abbandonato” – ha spiegato Pietro Lorefice, senatore del M5S – “Paradossalmente, sul foglio 644, quello di Niscemi, non si è neanche iniziato a lavorare. Sul foglio limitrofo, quello di Gela, la parte di territorio dove Niscemi sta lavorando, si è invece in corso di lavorazione. Quegli strumenti sono indispensabili e potentissimi, ma vanno finanziati“.

La carta ovviamente attiene alla tematica della pericolosità geologica, ma va tenuto conto che questo nuovo prodotto cartografico, a valle del progetto CARG (acronimo di cartografia geologica), parte nel 1988 e ad oggi abbiamo pochi fogli completati al 50.000, poco più del 50% dell’intero territorio nazionale” – il punto di Roberto Troncarelli, presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi – “Questo significa che per la parte restante dobbiamo fare riferimento ancora alla vecchia carta geologica italiana, che è al 100.000, e quindi ad una scala più piccola, più generica, meno dettagliata, meno definita e oltretutto tracciata ed elaborata con metodi di osservazione e di elaborazione che non sono quelli di cui disponiamo oggi, che certamente consentono performance sul dettaglio e sull’accuratezza indubbiamente maggiori“.

È importante accelerare perché avere il 94,5% dei Comuni a rischio geologico di vario tipo, e avere solo il 50% del territorio coperto da una cartografia moderna, vuol dire che non abbiamo conoscenze sufficienti. Questo è gravissimo, considerando i vari tipi di rischio che contraddistinguono l’Italia. Il governo deve intervenire in maniera stabile per finanziare la cartografia geologica e la conoscenza del territorio, in modo da poter elaborare le carte di base e le carte tematiche” – ha spiegato Rodolfo Carosi, presidente della Società Geologica Italiana – “Abbiamo visto che la carta della pericolosità da frane pluvioindotte deriva dalle carte geologiche, come quelle del rischio sismico o della fragilità delle coste. Vanno rifinanziate in maniera continua, abbiamo finanziamenti a goccia, abbiamo visto che a ogni Finanziaria vengono messi un po’ di soldi ma servono finanziamenti continui per completare la cartografia. Dobbiamo avere un servizio geologico all’avanguardia, che attualmente non abbiamo perché è sottofinanziato. Abbiamo visto che c’è stata una interruzione dei finanziamenti per oltre 20 anni, dal 1989 al 2009, e questo non va assolutamente bene. Il governo deve capire che bisogna investire nel territorio per la prevenzione, che permette di spendere meno soldi, di salvare vite umane e anche di salvare le infrastrutture“.

Il progetto CARG è nato ormai diversi anni fa ed è l’approfondimento, a 50.000, della cartografia geologica italiana, che finora ricopre tutto il territorio italiano con fogli a 100.000 che però risalgono a molto tempo fa. Questo aggiornamento, in qualche modo, vuole consentire, anche alla luce delle nuove tecnologie, dei nuovi approfondimenti e delle nuove teorie geologiche, di dare una base cartografica di dettaglio su tutto il territorio” – il punto di Simonetta Ceraudo, presidente dell’Ordine dei Geologi del Lazio – “Siamo però ancora lontani dalla copertura totale del territorio italiano, sui fogli geologici siamo ancora a circa il 50%. Pochi sono ancora i fogli geomorfologici, per cui sarebbe importante avviare un percorso privilegiato, anche alla luce dei dissesti idrogeologici così presenti sul nostro territorio“.

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