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SIM, il nuovo sistema di monitoraggio dei rischi ambientali e climatici

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Il SIM, lanciato dal MASE e finanziato con 500 milioni di euro di fondi del Pnrr, è stato sviluppato insieme a due importanti partner tecnologici, Leonardo e DXC. Che, a loro volta, hanno collaborato e coordinato più di 30 aziende specializzate per progettare una infrastruttura tecnologica all’avanguardia, che sarà disponibile per gli Enti pubblici a tutti i livelli, per le Forze dell’Ordine e per la Protezione civile. 

Un innovativo e sofisticato sistema di monitoraggio dei rischi ambientali e climatici in Italia. Si chiama SIM, Sistema Integrato di Monitoraggio e Previsione, ed è una piattaforma lanciata dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), che si basa sulle più moderne tecnologie disponibili per prevenire e monitorare il dissesto idrogeologico, per contrastare l’inquinamento marino e costiero, per gestire le emergenze, per individuare gli illeciti ambientali e per monitorare gli incendi su tutto il territorio nazionale. Il progetto è stato presentato a Roma, con un grande evento denominato Beyond Climate, presso l’Auditorium della Tecnica di Confindustria.

Finanziato con 500 milioni di euro di fondi del Pnrr, il SIM sarà utilizzato da Ministeri, Regioni, pubblica amministrazione, Forze dell’Ordine e Protezione civile, grazie ad una infrastruttura assolutamente innovativa e basata su strumenti tecnologici all’avanguardia, come l’intelligenza artificiale e il supercalcolo di dati provenienti dagli Enti pubblici a tutti i livelli. Il progetto è stato presentato anche nell’ambito del G7 e del G20 e nasce grazie alla collaborazione tra istituzioni, ricerca e industria: i partner tecnologici del MASE sono infatti Leonardo e DXC, che però hanno lavorato con oltre 30 aziende specializzate.

Questo sistema di monitoraggio, per un Paese come l’Italia che è immerso nel Mediterraneo e per due terzi è collinare e montano, ha una grande importanza, perché ci consente di avere, attimo per attimo, lo stato del movimento terrestre, delle condizioni del mare. In pratica, una fotografia della situazione reale” – ha spiegato Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – “Dall’altra parte, tutto questo deve permettere, alla pubblica amministrazione ma è un’informazione diretta anche al sistema privato, di mettere in atto tutte quelle azioni con la giusta tempestività ed efficacia necessarie per intervenire“.

Se questo sistema avrebbe potuto prevenire quanto accaduto a Niscemi? Probabilmente, e sottolineo probabilmente, si sarebbe monitorato che era in corso uno smottamento, anche perché la frana non è avvenuta da un momento all’altro. Sarebbe stato possibile, ma questa è una mia valutazione personale” – ha aggiunto il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – “Non si può tornare indietro rispetto alla condizione attuale, perché la frana c’è e non può essere fermata da un decreto del governo. Al momento, è importante monitorare lo stato di avanzamento, valutare gli interventi anche di ‘demolizione volontaria’, e poi c’è tutta la parte che riguarda gli indennizzi e gli aiuti al sistema“.

Come è emerso da tutti gli interventi, per la struttura e per il MASE è stato uno sforzo titanico di coordinamento di tantissime amministrazioni centrali, amministrazioni territoriali, enti scientifici e una partnership solida con i principali player tecnologici. È stato un lavoro di coordinamento, ma un coordinamento partecipato, lo abbiamo definito governance partecipata perché nessuno ha imposto un modello, ma siamo partiti dall’esistente e nel rispetto della catena di comando e di controllo di ogni amministrazione, abbiamo garantito una interoperabilità e una integrazione dei sistemi che consente di avere una maggiore velocità di risposta rispetto alle principali minacce ambientali” – il punto di Laura D’Aprile, capo del Dipartimento Sviluppo Sostenibile del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – “Il tema è che, innanzitutto, abbiamo integrato tutte le reti di misurazione. Ad esempio la Sicilia, che in questi giorni sta soffrendo delle criticità legate agli eventi meteorologici estremi, ha beneficiato di una integrazione di tutte le reti di misura a terra e quindi, in prospettiva, potrà beneficiare di tutto quello che è il SIM nella fase di monitoraggio e di prevenzione dei fenomeni“.

Il fatto che si tratti di una infrastruttura digitale, che poggia su un cloud sovrano che è il PSN, consente di fatto di non avere un server poggiato in una delle Regioni del Sud, ma di fatto consente un’accessibilità H24, da parte delle amministrazioni, ad un dataset che come avete visto è molto esteso. Quindi, è possibile prendere i dati ed elaborarli per consentire tempi di risposta accelerati grazie all’intelligenza artificiale” – ha aggiunto Laura D’Aprile – “La buona notizia è che la piattaforma già c’è, ed è stata certificata dalla Commissione europea. Tenete presente che la Commissione europea, per questo intervento Pnrr, ha voluto un controllo rafforzato, che vuol dire una maggiore attenzione a tutti i passaggi, non solo finanziari ma anche tecnici, e un tecnico indipendente ha validato tutto il sistema. Quindi, la piattaforma è immediatamente accessibile e garantisce la copertura del 100% delle Regioni del Sud per il dissesto idrogeologico e per gli illeciti ambientali. Chiaramente, dalla certificazione avvenuta il 30 giugno 2025, siamo andati avanti e quindi altre ‘verticali’, come le chiamiamo noi, sono state implementate su SIM“.

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