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Acqua, più investimenti in Italia grazie al Pnrr

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Acqua: gli investimenti nel servizio idrico sono aumentati in modo esponenziale sin dal 2021, con un picco nel biennio 2025-2026. Con la fine della stagione del Pnrr, si prospetta un calo fisiologico ma comunque su livelli maggiori rispetto a cinque anni fa. Servono però nuovi investimenti strutturali per fronteggiare la bancarotta idrica ed estendere la gestione industriale: è quanto emerge dal Blue Book, realizzato dalla Fondazione Utilitatis e promosso da Utilitalia. 

Di fronte alla crisi dell’acqua che colpisce l’Italia ma non solo, occorrono maggiori investimenti per garantire un miglioramento della qualità del servizio idrico. Dal 2021, sono aumentati in modo esponenziali gli investimenti nel settore, con un picco nel biennio 2025-2026 anche grazie all’attuazione degli interventi finanziati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Gli investimenti, in media, sono passati dai 66 euro all’anno per abitante del 2021 a 106 nel 2026. Fino al 2029 si prevede una riduzione fisiologica di circa il 10%, ma comunque su un livello intorno ai 90 euro annui, superiore del 21% rispetto al 2021.

È quanto emerge dal nuovo Blue Book, la monografia completa dei dati del servizio idrico, realizzato dalla Fondazione Utilitatis e promosso da Utilitalia, a cui hanno contribuito enti di ricerca, istituzioni e fondazioni (come ENEA, Dipartimento Nazionale di Protezione Civile, Istituto Superiore di Sanità, Autorità di bacino dei distretti idrografici, Fondazione Cima e The European House – Ambrosetti). I fondi del Pnrr hanno permesso di affievolire la crisi idrica, dovuta sia alla siccità innescata dai cambiamenti climatici, sia ad una dispersione nella rete ancora molto alta. Una crisi che accomuna ormai diverse parti del mondo, compresi i Paesi più sviluppati, e a cui occorre porre rimedio con investimenti pubblici aggiuntivi per il prossimo decennio, ora che la stagione del Pnrr si avvia verso la conclusione.

Tra le criticità rilevate dal Blue Book, gli investimenti ancora molto bassi per quanto riguarda le gestioni ‘in economia’, dove gli enti locali si occupano direttamente del servizio idrico. Migliora invece la gestione industriale, con l’86% degli italiani che vive in Comuni dove il servizio integrato è affidato a un unico operatore. Restano però da migliorare la continuità del servizio, il contrasto agli allagamenti e il riutilizzo delle acque reflue, specialmente di fronte a una bancarotta idrica ormai generalizzata a livello non solo continentale ma globale e alle nuove direttive europee, che imporranno standard più stringenti sulla qualità e sul trattamento delle acque.

Oggi abbiamo parlato di acqua, di una risorsa così strategica per il Paese e ci siamo fatti la domanda su cosa succederà dopo il Pnrr. Nel 2026 il Pnrr verrà completato, è stata una grande occasione per rendere più efficiente e industrializzare aree importanti del settore idrico” – ha spiegato Luca Dal Fabbro, presidente di Utilitalia – “Occorre ora pensare a nuovi sistemi di finanziamento per poter avviare una nuova stagione di ulteriori investimenti nel settore idrico, che è strategico per il Paese e pesa per il 20% del Prodotto interno lordo nazionale“.

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