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I cecchini del weekend, il libro di Ezio Gavazzeni

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Il libro, che raccoglie tutte le testimonianze che hanno portato all’apertura dell’inchiesta della Procura di Milano, presentato alla Camera dei deputati grazie all’onorevole Stefania Ascari. La deputata del Movimento 5 Stelle ha presentato una interrogazione parlamentare: “Mai smettere di chiedere verità e giustizia, vogliamo sapere chi ha coperto e garantito impunità per 30 anni”. 

Gli agghiaccianti safari umani di caccia nella Sarajevo assediata dalle truppe serbe al centro del libro I cecchini del weekend, scritto da Ezio Gavazzeni e che ha permesso l’apertura di un’inchiesta da parte della Procura di Milano. Imprenditori e professionisti benestanti, appassionati di armi e di caccia, pronti a pagare centinaia di milioni di lire alle truppe serbe per poter sparare ai civili durante il lungo assedio della Capitale bosniaca nel corso della guerra in ex Jugoslavia.

Il tutto, con un tariffario che variava a seconda delle vittime: si pagava di più per sparare a bambini e giovani donne avvenenti, il prezzo scendeva invece per uomini adulti e anziani. E molti di questi cecchini erano cittadini italiani, che spesso partivano il venerdì attraversando il confine friulano per poi tornare la domenica, come se niente fosse.

Lo scrittore ha presentato il suo libro, che raccoglie tutte le testimonianze che hanno portato all’apertura dell’inchiesta, presso la Camera dei deputati. E lo ha fatto grazie all’inizativa dell’onorevole Stefania Ascari, deputata del Movimento 5 Stelle, che sul caso ha anche presentato un’interrogazione parlamentare. Se a distanza di 30 anni risulterà difficile assicurare i responsabili alla giustizia, è comunque importante cercare di capire chi ha contribuito a insabbiare un vero e proprio business dei crimini di guerra.

Il libro è tutto ciò che io ho versato in Procura di Milano nell’ottobre 2025, quando la Procura ha aperto il procedimento penale. Il lettore perciò troverà esattamente tutto quello che è stato affidato alla Procura, al procuratore dottor Alessandro Gobbis e ai carabinieri del Ros, che sono stati incaricati delle indagini” – ha spiegato Ezio Gavazzeni, autore del libro – “Rispetto a quello che ho depositato in ottobre, c’è una serie di fatti nuovi che ho acquisito tra ottobre e gennaio, chiudendo il libro ai primi di febbraio. L’indagine è quindi aggiornata fino al gennaio scorso ma tuttora sta andando avanti, perché sto acquisendo ancora materiale“.

Nelle ultime settimane sono emersi nuovi elementi significativi, che andranno a rafforzare delle testimonianze che il lettore troverà nel libro. Per esempio, una delle fonti più importanti dice che una delle parole d’ordine che veniva utilizzata per i clienti era ‘Ci sono cervi per arcieri’, dove con i cervi si identificavano le prede, e con gli arcieri, i cacciatori. E quindi era un modo di dire a indicare che era possibile partire nel weekend successivo. Anche se sembra una frase da b-movie, ho fatto le mie verifiche sulla bontà della fonte ed ho trovato una persona, assolutamente estranea questo mondo, ma che ha un bed and breakfast in Friuli, di cui ovviamente non posso dire il nome né il luogo, e che suo malgrado ospitava i gruppi di cacciatori che si fermavano a mangiare e a dormire per la notte del venerdì, oppure al ritorno, la domenica” – ha aggiunto Ezio Gavazzeni – “Lei si era stupita tantissimo quando le ho chiesto se avesse mai sentito parlare di cervi e di arcieri, mi ha detto: ‘Ah, finalmente capisco! Continuavano a parlare di questi cervi e di questi arcieri ma non capivo di cosa parlassero’. Ecco, questo è un esempio che va a rafforzare una testimonianza che già avevo“.

Il ruolo della politica è di essere concreta, non bisogna mai smettere di pretendere verità e giustizia. Nella mia interrogazione parlamentare riprendo la grandissima inchiesta fatta dallo scrittore Ezio Gavazzeni, grazie alla quale è stato aperto un filone presso la Procura della Repubblica di Milano per arrivare a capire chi sono questi cecchini che partivano dall’Italia per andare a Sarajevo e per uccidere bambini, donne e uomini” – ha spiegato Stefania Ascari, deputata del Movimento 5 Stelle – “All’interno dell’orrore della guerra c’era un business, fatto di caccia umana, e a pagarne le conseguenze erano innocenti. Tutto questo è inaccettabile“.

A distanza di 30 anni non si capisce ancora tutto questo silenzio anche se c’erano già, nel 1995, di articoli dell’Ansa, de La Stampa, del Corriere della Sera, in cui si parlava di safari del turismo” – ha aggiunto l’onorevole Stefania Ascari – “Nella mia interrogazione, quindi, chiedo come mai ci siano stati 30 anni di silenzio e chiedo che ci sia la massima cooperazione per arrivare a scoprire chi c’era dietro e scoprire perché è stata garantita tutta questa impunità“.

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