Capodoglio pigmeo nel Mediterraneo, la scoperta dall'analisi del DNA ambientale

Capodoglio pigmeo nel Mediterraneo, la scoperta dall’analisi del DNA ambientale

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Attraverso l’analisi del DNA ambientale (eDNA), quindi senza avvistamenti a occhio nudo, un team di ricercatori ha individuato il cogia di de Blainville o capodoglio pigmeo nel Mare Nostrum.

Straordinaria scoperta nel mar Mediterraneo. Attraverso l’analisi del DNA ambientale (eDNA), i ricercatori dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, in collaborazione con i colleghi dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli e dell’Università di Valencia, hanno individuato il cogia di de Blainville o capodoglio pigmeo nel Mare Nostrum.

Tra le caratteristiche del cetaceo considerato assente nel bacino incastonato tra Europa meridionale, Africa del Nord e Asia occidentale, una lunghezza fino ai 3,5 metri, una golosità sfrenata per i calamari e un atteggiamento schivo. Ed ecco perché Kogia breviceps, questo il suo nome scientifico, non si è mai palesato. A intercettarlo, non a caso, non è stato l’occhio nudo di una persona o l’occhio elettronico di una telecamera, bensì una rivoluzionaria tecnica di investigazione molecolare.

 

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I ricercatori impegnati nel Progetto Europeo “LIFE-CONCEPTU MARIS” per monitorare cetacei e tartarughe hanno prelevato litri e litri di acqua dal pianeta Blu. Le successive analisi sul DNA ambientale (eDNA), cioè sull’insieme delle tracce genetiche di un organismo vivente in un ambiente, non hanno lasciato dubbi. Ed eccolo allora il cogia di de Blainveille o capodoglio pigmeo ritenuto un vero e proprio fantasma del mar Mediterraneo. Almeno fino a oggi.

La ricerca pubblicata sulla rivista scientifica “Mammal Review” ha aperto già interrogativi sulla presenza di una popolazione dell’animale nel Mare Nostrum.

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