A Perugia, dallo stabilimento del Gruppo Grifo Agroalimentare di Ponte San Giovanni, è partito il Progetto Siero, una metodologia sperimentale che prevede l’iniezione nel sottosuolo di scotta di siero di latte, per bonificare le falde acquifere.
Trasformare uno scarto dell’industria casearia in una risorsa preziosa per la cura e il risanamento dell’ambiente.
Questo è il cuore del Progetto Siero, l’iniziativa sperimentale che ha preso ufficialmente il via allo stabilimento del Gruppo Grifo Agroalimentare a Ponte San Giovanni di Perugia.
Questa metodologia prevede l’iniezione nel sottosuolo di scotta di siero di latte, residuo di produzione fornito a chilometro zero da Grifo Latte che funge da substrato organico per attivare i batteri naturali capaci di degradare gli inquinanti.

Il progetto Siero già presentato con successo al RemTech Expo di Ferrara e alla COP30 in Brasile, rappresenta un’eccellenza internazionale nella gestione delle aree a inquinamento diffuso, coniugando sostenibilità ambientale e partnership pubblico-privato.
Al via della sperimentazione erano presenti, tra gli altri, anche il direttore generale di Arpa Umbria Alfonso Morelli e l’assessore all’ambiente della Regione Umbria Thomas De Luca.

“Questo è il progetto bandiera del cuore verde dell’Umbria – ha esordito De Luca – con il Progetto Siero, l’Umbria si conferma non solo cuore, ma anche cervello verde d’Italia. Questo è un primo passo per poi mettere a sistema, a larga scala, il primo esempio di utilizzo di questa ‘tecnologia gentile’ per la bonifica delle falde che permetterà di restituire risorse idriche, che al momento non sono disponibili”.
“Grifo Latte – ha sottolineato ancora l’assessore – ha permesso questo esempio perfetto di economia circolare, l’utilizzo di un sottoprodotto, di uno scarto per poter andare a restituire quest’acqua al suo uso. In questo momento si sta facendo la storia della regione”.
Il progetto in collaborazione tra Regione Umbria, Arpa Umbria, Ramboll Italy e Gruppo Grifo Agroalimentare mira a bonificare le falde acquifere contaminate da solventi clorurati attraverso l’innovativa tecnologia Enhanced Reductive Dechlorination.
Le parole del direttore generale di Arpa Umbria, Ing. Alfonso Morelli: “Stiamo portando in Umbria una tecnologia legata alle bonifiche a basso impatto ambientale che rientrano a pieno titolo in attività legate all’economia circolare”.
“Sostenibilità ambientale, ma anche economica – ha evidenziato Morelli – che ci permette di risolvere un problema territoriale e di fare anche una rete virtuosa tra diversi soggetti istituzionali e privati, quindi parliamo di un’economia sociale a tutti gli effetti”.
Il progetto è stato poi illustrato nel dettaglio dal country manager director Ramboll Italy Andrea Campioni.
“La Ramboll Italy – ha detto Campioni – ha già applicato questa tecnologia su diversi stabilimenti industriali, su scala di stabilimento, quindi qualche ettaro, in una situazione definita. In questo caso ci stiamo muovendo su una scala molto più grande. La difficoltà di applicare la stessa tecnologia di bonifica su una scala così grande è una sfida che anche a livello mondiale non è stata risolta in nessun caso”.
“È previsto – ha spiegato Andrea Campioni – un periodo di sperimentazione di circa un anno. Ogni 15 giorni verrà iniettata una certa quantità di siero di latte nel pozzo e verranno effettuate le analisi dal gruppo Its, sotto il controllo dell’Arpa. Noi utilizzeremo i dati analitici raccolti da questa esperienza per capire come estendere il trattamento dall’area di Grifo Latte a tutta la piana di Ponte San Giovanni”.
“La nostra partecipazione – ha concluso Campioni – è a titolo gratuito: vogliamo dimostrare e diffondere su larga scala un modello di bonifica efficace, accessibile e circolare, capace di trasformare uno scarto in una risorsa e di rigenerare le falde in modo sostenibile”.


