Eventi sempre più estremi, siccità persistente, frane in gran parte del Paese: l’Italia è da tempo in ginocchio per l’effetto combinato del cambiamento climatico e del dissesto idrogeologico. L’ANBI, attraverso il proprio Osservatorio sulla risorse idriche, ha presentato alla Camera dei deputati diversi studi e piani che puntano a rafforzare la sicurezza idrica e dei territori.
L’effetto combinato del cambiamento climatico e del dissesto idrogeologico sta mettendo ormai da tempo in ginocchio l’Italia. Eventi sempre più estremi, siccità persistente, frane in gran parte del Paese hanno già causato danni, diretti o indiretti, per diversi miliardi di euro solo negli ultimi vent’anni. Nell’ottica di un passaggio, ormai non più rimandabile, dalla logica dell’emergenza a quella della prevenzione, l’ANBI – Associazione Nazionale dei Consorzi di gestione e tutela del territorio e delle acque irrigue, ha elaborato diversi piani volti a mitigare il dissesto idrogeologico, rafforzando la resilienza dei territori, e a garantire la sicurezza idrica.
Alla Camera dei deputati, l’Osservatorio dell’ANBI sulle risorse idriche ha presentato diversi studi che fotografano una situazione in cui la rete idraulica, nel Sud, appare in forte crisi di fronte agli eventi meteo estremi, mentre al Nord iniziano a manifestarsi i primi segnali di una crisi idrica. Per questo, nell’ambito del Piano Nazionale di Interventi Infrastrutturali e per la Sicurezza nel Settore Idrico (PNIISSI), sono stati presentati diversi progetti che puntano a tagliare le emissioni di CO2 in atmosfera, con produzione di energie rinnovabili e ad accumulare e risparmiare la risorsa idrica, con invasi multifunzionali.
“Il ruolo dei Consorzi di bonifica a livello nazionale è importante, non solo per la gestione delle acque irrigue ma anche e soprattutto in termini di sicurezza territoriale. Proprio per questo, insieme alle Regioni, stiamo lavorando in modo importante per cercare di fare quella manutenzione ordinaria sempre più capillare, per dare risposte concrete di fronte ai cambiamenti climatici. Abbiamo presentato progetti importanti, per oltre sette miliardi di euro, che rappresenterebbero un miglioramento della resilienza idrica del nostro Paese. Lo facciamo anche grazie all’iniziativa, del governo, di pianificare quelli che sono gli interventi idrici per i prossimi dieci anni” – il punto di Francesco Vincenzi, presidente di ANBI – “Abbiamo presentato tantissimi progetti che rappresentano non solo innovazione e tecnologia, ma anche nuovi invasi che migliorerebbero la quantità di acqua trattenuta, per utilizzarla per la produzione di cibo e di energia elettrica, ma anche per la sicurezza ambientale. Tutto questo lo dobbiamo fare con concretezza, ma soprattutto con quel modello di sussidiarietà proprio dei consorzi di bonifica che, lavorando in sinergia con le istituzioni locali e nazionali, riescono a dare risposte concrete di fronte ai cambiamenti climatici“.
“Purtroppo la situazione è di grave dissesto idrogeologico e sofferenza idrica, credo che questo incontro, questo convegno, sia un punto della situazione sulle tematiche della sicurezza idrica e della resilienza dei territori che arriva nel momento giusto. Senza andare troppo indietro, abbiamo avuto dall’inizio del 2026 episodi catastrofali che hanno interessato prima Sicilia, Calabria e Sardegna, per poi passare al Molise e all’Abruzzo. Ci troviamo di fronte a continui eventi calamitosi” – ha spiegato Francesco Battistoni, deputato di Forza Italia, membro della VIII Commissione (Ambiente, Territorio e Lavori pubblici) e segretario dell’Ufficio di Presidenza della Camera – “Il punto della situazione oggi va fatto, stiamo mettendo in campo notevoli strumenti, anche all’interno del PNIISSI gli stessi Consorzi di bonifica e l’ANBI hanno presentato progetti per oltre sette miliardi di intervento. In più, stiamo discutendo in Commissione Ambiente una proposta di legge, di iniziativa del CNEL, che va a coordinare i vari enti sul territorio, dando la possibilità a Regioni ed enti locali di stipulare convenzioni con l’ANBI. Credo che sia un ottimo strumento per la prevenzione del dissesto idrogeologico“.


