Alla Galleria Nazionale dell’Umbria è stato presentato in anteprima il volume ‘Archeodesign – dialogo tra archeologia e product design’. ‘Archeodesign’ è una best practice che coniuga passato e presente, un progetto dell’Accademia ‘Vannucci’ e del MANU che si conferma modello di ricerca d’eccellenza, pronto ad essere esportato in altre istituzioni italiane ed estere.
A Perugia, alla Galleria Nazionale dell’Umbria, in anteprima nazionale, è stato presentato il volume ‘Archeodesign – dialogo tra archeologia e product design’ edito da L’Erma di Bretschneider.
Una pubblicazione che documenta una pratica di ricerca che ha visto prodotti di design contemporaneo ispirati ai reperti antichi del Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria (MANU), attivando una rilettura inedita del patrimonio culturale.
Le parole della Direttrice del Museo Archeologico nazionale dell’Umbria MANU, Tiziana Caponi: “Si tratta del culmine di un percorso durato tre anni, una collaborazione strettissima tra Accademia di Belle Arti ‘Vannucci’ di Perugia ed il Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria (MANU) che è stata occasione di valorizzazione delle nostre collezioni, soprattutto di quelle conservate nei depositi”.
“Le collezioni – ha aggiunto – hanno avuto una nuova vita grazie anche alla creatività dei ragazzi e delle nuove generazioni che si sono cimentate, non solo nella conoscenza e nello studio di questi materiali e del loro funzionamento ma anche, e soprattutto, in una loro rivisitazione in chiave creativa proprio all’insegna del design. Hanno realizzato dei veri e propri prodotti, anche grazie alla collaborazione delle aziende che l’Accademia ha saputo sapientemente coinvolgere in questa attività”.
L’evento ha coinvolto oltre 100 studenti e 50 realtà produttive, nazionali ed estere.
Il progetto ‘Archeodesign’ non è solo una ricerca scientifica, ma una vera e propria ‘best practice’ pronta a varcare i confini regionali e nazionali.

La mission è stata illustrata dalle due docenti autrici del libro e referenti del progetto Archeodesign: Elisabetta Furin e Maddalena Vantaggi.
“Ha l’obiettivo – ha spiegato la professoressa Maddalena Vantaggi– di mettere in dialogo l’archeologia e il product design, facendosi così strumento di riqualificazione del patrimonio archeologico, nell’ambito della progettazione degli oggetti contemporanei”.
“Siamo partiti dall’Umbria con le istituzioni locali – ha proseguito l’altra referente del progetto, professoressa Elisabetta Furin – siamo usciti anche fuori dai confini regionali e adesso ci stiamo già muovendo per ampliare questo approccio e metterlo in pratica a livello nazionale ed anche con istituzioni museali a livello internazionale”.
In chiusura il commento del direttore dei Musei Nazionali di Perugia, Costantino D’Orazio
“Spesso –ha evidenziato D’Orazio – si pensa che l’archeologia ed il design siano lontanissimi perché l’archeologia riguarda il passato ed il design, il presente, ma se facciamo bene attenzione, tutto quello che noi conserviamo nelle nostre vetrine dei musei archeologici del mondo, per la maggior parte, rappresenta oggetti di design del passato. Sono oggetti utilizzati quotidianamente dalle persone, che però erano stati realizzati da artigiani ed artisti meravigliosi, tanto che poi nel tempo si è perso l’uso ed è rimasta la qualità estetica”.
“L’idea di coniugare il design del passato al design contemporaneo – ha concluso il direttore Costantino D’Orazio – è assolutamente vincente, restituisce al passato la sua vera identità e soprattutto permette ai creativi, agli studenti dell’Accademia di Belle Arti in questo caso, di progettare il futuro”.
La presentazione ufficiale del volume è in programma il 18 maggio al Salone internazionale del libro di Torino.


