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Palermo, sequestrati reperti fossili di oltre 50 milioni di anni

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Diciassette reperti fossili, provenienti dalla Sicilia e non solo, sono stati scoperti e posti sotto sequestro dalla Guardia di Finanza a Punta Raisi. I reperti, dal valore inestimabile, saranno ora esposti al pubblico nel Museo geologico Gemmellaro. 

Diciassette reperti fossili, risalenti a oltre 50 milioni di anni fa, sono stati individuati dalla Guardia di Finanza a Palermo, nascosti in alcuni pacchi provenienti dall’estero. Grazie all’intercettazione da parte delle Fiamme Gialle di Punta Raisi, e alla perizia svolta dai paleontologi del Museo geologico Gaetano Giorgio Gemmellaro, è stato possibile attestare l’autenticità di quei reperti dal valore inestimabile, che testimoniano la storia di antiche forme di vita che avevano vissuto in Sicilia e all’estero.

Nello specifico, si tratta di reperti fossili appartenenti al periodo Cretacico (riconducibili a importanti generi come Edmontosaurus, Spinosaurio Aegyptiacus, Triceratops e Hamadasuchus Rebouli), al periodo Mesozoico (un artiglio di dinosauro che si stima abbia vissuto sulla Terra circa 66 milioni di anni fa), ma anche undici reperti comprendenti due ammoniti (antichi molluschi marini estinti da oltre 50 milioni di anni), due fossili vegetali di tipo felce di provenienza estera, sette elementi dentari appartenenti a specie vissute in Sicilia circa 15 mila anni fa e un trilobite risalente all’era paleozoica, dal peso di circa 600 grammi.

I pacchi che contenevano quei reperti fossili erano stati importati dalla Spagna, ma senza la documentazione necessaria prevista dalla normativa europea del settore. Per questo, sono scattati subito prima il sequestro e poi i controlli. Quei reperti, ora, saranno esposti al pubblico proprio presso il Museo geologico Gemmellaro. Le violazioni riscontrate rientrano tra i delitti contro il patrimonio culturale. Chi si impossessa di beni culturali, che appartengono allo Stato, può essere punito con la reclusione da due a sei mesi e con una multa da 927 a 1.500 euro. Chi invece importa beni culturali senza autorizzazioni può ricevere una pena da due a sei anni di reclusione e con multe comprese tra 258 e 5.165 euro.

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