A Roma la manifestazione del Climate Pride vicino al Parlamento: “La pace è rinnovabile, la guerra è fossile”. I movimenti ambientalisti chiedono all’Italia e all’Europa il massimo impegno per definire una road map globale di uscita da carbone, petrolio e gas e una giusta transizione energetica incentrata sulle fonti rinnovabili.
Nella mattinata del 27 aprile a Piazza Capranica, nel cuore della Capitale, gli attivisti e le attiviste della rete delle organizzazioni ambientaliste e della società civile Climate Pride hanno manifestato con pale eoliche e pannelli solari, contrapponendoli a una grande bolletta.
“La pace è rinnovabile, la guerra è fossile”. Con questo messaggio le realtà promotrici dell’azione hanno richiamato Governo e Parlamento sui costi che la cittadinanza sta pagando, anche a livello economico, a causa della dipendenza dalle fonti fossili.
La rete del Climate Pride ha inoltre indirizzato un messaggio al vertice di Santa Marta sulla transizione oltre i combustibili fossili, che si sta svolgendo in Colombia fino al 29 aprile, chiedendo il massimo impegno alle istituzioni italiane ed europee per sostenere il processo internazionale in corso e arrivare a una road map globale di uscita da carbone, petrolio e gas.
“Lo scorso anno gli investimenti sugli impianti di produzione d’energia nel mondo sono andati per l’85% agli impianti a fonti rinnovabili. Questa percentuale sale al 92% nel caso degli Stati Uniti”, ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente nazionale Legambiente. “Il governo italiano invece va nel Nord Africa e in Azerbaijan a trovare nuovo gas, mentre sui territori, comitati, istituzioni locali o le regioni contrastano la legalizzazione degli impianti a fonti pulite. Continuando di questo passo, il nostro paese non si libererà mai dal ricatto dei signori del gas e delle fossili”.
Tra le realtà promotrici presenti, tra le altre, A Sud, CGIL, Extinction Rebellion Italia, Fridays for Future Italia, Greenpeace Italia, Legambiente e WWF Italia.
“Il Climate Pride è sceso in piazza qua a Roma per creare una connessione con la conferenza di Santa Marta per l’uscita graduale dai combustibili fossili. Vogliamo che anche l’Italia si impegni per questo obiettivo e la novità di questa conferenza è che sposta il focus dalle sole emissioni alla necessità di una giusta transizione, quindi un’uscita che comporti anche la creazione di posti di lavoro più sostenibili, un coinvolgimento della società civile e nuovi piani per lo sviluppo delle fonti rinnovabili e quindi anche un cambio di gestione dell’energia, che non sia più centralizzata e nelle mani delle grandi aziende, ma un bene comune”, ha raccontato Sara, attivista di Fridays For Future.
“Vogliamo che l’Italia, appunto, nel nostro paese anche si lavori a un piano di uscita dalle fonti fossili unendosi allo sforzo più ampio e globale e una delle decisioni più critiche che stiamo contestando è anche la proroga che è stata data all’apertura delle centrale a carbone, quindi che va in diretto contrasto con questo obiettivo. La conferenza di Santa Marta ha aperto una nuova strada, continueremo a scendere in piazza finché questo obiettivo venga raggiunto”, ha concluso l’attivista.


