Casa Albero: un’icona dell’architettura sperimentale italiana

Tabella dei Contenuti

Immersa nella pineta di Fregene, a pochi passi dal mare, sorge una delle architetture più sorprendenti e visionarie del panorama italiano del Novecento: la Casa Sperimentale, conosciuta anche come Casa Albero, progettata negli anni Sessanta dall’architetto Giuseppe Perugini.

Un progetto radicale per l’epoca: con le sue forme geometriche sospese, i volumi metallici e la struttura modulare sollevata dal suolo, la Casa Albero rompe con l’idea tradizionale di casa. Un progetto che nasce dalla volontà di immaginare nuovi modi di abitare, in cui lo spazio domestico diventa flessibile, leggero, in dialogo continuo con la natura circostante.

A distanza di decenni, questo edificio continua ad affascinare architetti, studiosi e curiosi, non solo per la sua audacia formale, ma anche per la storia familiare e culturale che custodisce.

Per raccontare meglio la visione che ha dato vita a questo progetto e la sua eredità nel tempo, abbiamo incontrato Raynaldo Perugini, architetto e figlio di Giuseppe Perugini, che ci ha guidato alla scoperta delle origini, delle idee e dei significati della Casa Albero.

“I miei genitori avevano vinto un concorso per le nuove strutture abitative, il concorso per strutture in acciaio. Avevano proposto una serie di prototipi anche sospesi e modulari soprattutto, perché la modularità è un elemento essenziale di questo progetto. Cioè mio padre – ha raccontato l’architetto Raynaldo Perugini – ha pensato di realizzare una cosa che non fosse statica. Come se fosse un grande gioco di costruzioni. Degli elementi, pilastri, travi e piastre che sono appese o appoggiate e che creano una struttura tuta esterna e che possono essere ordinate in ‘officina’. Ordinate fuori opera. Proprio come un gioco di costruzioni per giganti“.

“Questo discorso cosa comporta? – ha proseguito Perugini – che può crescere all’infinito. Mio padre infatti diceva: ti nasce un altro figlio, ordini un altro po’ di cose. E poi siccome le strutture dei bagni sono appese, ordini anche il bagno e così questa casa può continuare a crescere, proprio come un albero. Questa, diciamo, è la prima maniera di interpretare il concetto di casa albero e poi è immersa nella natura. C’è un dialogo con il contesto, con la natura volutamente selvatica, perché mio padre non ha mai pensato al prato all’inglese. Qui ci sono delle cose, ci sono i cespugli di pungitopo, delle cose dal punto di vista botanico molto interessanti. Il discorso che in qualche modo viene spontaneo, relativamente a questo discorso della struttura esterna, è come realizzare le pareti che in realtà sono libere. Le pareti sono completamente indipendenti, quindi potrebbero essere di carta giapponese, di legno, di vetro, tutto pieno con dei tagli di vetro come aveva immaginato mio padre all’inizio”.

“Alla fine – ha precisato l’architetto Perugini – mio padre ha scelto questa soluzione, che è quella attuale, modulare. Praticamente sono degli elementi che imbullonati tra di loro realizzano gli arredi. Per cui gli arredi che rubano spazi in una casa, come l’armadio in camera da letto, sono nella parete. Questo significa che la casa è di soli 110 metri quadri, però è completamente spaziosa. Ci vanno solo i mobili che sono realmente mobili, come letto, divano e tavolo da disegno, che è il primo mobile che arriva nella casa di mio padre”.

Prima ci diceva che alla struttura della casa è stata contrapposta una sfera, può dirci di più?

“La palla è stata oggetto di interpretazioni fantasiose, alcune da morire dal ridere: stanza delle meditazioni, osservatorio…i giornalisti – ha aggiunto l’architetto Perugini – si sono sbizzarriti nelle interpretazioni più fantasiose. La casa sferica, se noi guardiamo all’illuminismo, ci sono diversi esempi di grandi architetti illuministi. Alcuni sperimentali, altri utopistici. Questa è un’utopia realizzata, è una cosa che va detta. Esistono, quindi perché non pensare ad una casa sferica. Lui ha disegnato una sorta di satellite dentro la sfera, una palla nella palla che si doveva aprire, diventare letto, cucinino…cose che sto realizzando 50 anni dopo, perché lui mi ha lasciato solo una sorta di schizzo“.

Pubblicità
Articoli Correlati