‘La bolla delle acque matte’, è uscito il film dedicato a Castelluccio di Norcia (Pg). L’opera, che parla di rigenerazione urbana, emotiva e sociale, di valorizzazione del territorio, di vera integrazione e di rinascita, è ambientato nel piccolo e isolato borgo dell’Umbria, ferito da un terribile sisma. L’intervista di TeleAmbiente alla regista Anna Di Francisca e dall’attrice Jaele Fo.
Nei cinema italiani è disponibile ‘La bolla delle acque matte’ di Anna Di Francisca.
Il film è ambientato a Castelluccio di Norcia, piccolo e isolato borgo di montagna dell’Umbria, ferito da un terribile terremoto. Le paludi della burocrazia ne impediscono la vera rinascita.
Se la realtà è troppo dura non resta che affidarsi al sogno.
Il sogno di Lorenzo, il protagonista, è quello di aprire un ristorante multietnico i cui sapori inebrianti, misteriosi ed evocativi riescono a trasformare un presente grigio in un domani colorato come i fiori della piana di Castelluccio.
Un lungometraggio che parla di rigenerazione urbana, emotiva e sociale, di integrazione, di piccoli borghi, di valorizzazione del territorio e di rinascita, sotto tanti punti di vista.
Il film che racconta una comunità che non si arrende, che reagisce, nonostante tutto, ha ottenuto anche il patrocinio dell’AOI – Associazione delle Organizzazioni Italiane di Cooperazione e Solidarietà Internazionale, la principale rete italiana delle organizzazioni della società civile impegnate nella cooperazione internazionale.
‘La bolla delle acque matte’, distribuito da Incipit Film in collaborazione con Kio Film, dopo l’anteprima assoluta alla 44ª edizione del Bellaria Film Festival, dove il protagonista Fausto Russo Alesi, che interpreta Lorenzo, si è aggiudicato il Premio Zefiro come miglior attore, è stato presentato al Cityplex Politeama di Terni.

Di fronte ad un pubblico coinvolto ed interessato, nella sala ternana, sono intervenuti, tra gli altri la regista Anna Di Francisca, il produttore associato Eusebio Belli, l’attrice Jaele Fo e Suleman Ahmed, il più piccolo attore del film.

La regista Anna Di Francisca, che è anche co-sceneggiatrice insieme a Laura Fischetto, è stata intervistata da TeleAmbiente: “Io sempre stata molto legata a tutto il discorso di protezione del territorio, protezione dell’ambiente e anche però, in questo caso, del tessuto sociale“.
“Il film – ha detto Anna Di Francisa – racconta un sogno, racconta un sogno di ricostruzione di un piccolo borgo dopo il terremoto attraverso la possibilità di creare un ristorante multietnico. Il focus è realmente un parallelismo tra chi ha perso tutto da migrante e chi ha perso tutto da terremotato. La bolla delle acque matte, il titolo, si rifà ai torrenti carsici del territorio dove le acque scorrono impetuose e si mescolano, e non si sa bene dove vanno a finire”.
“Si mescolano – ha spiegato – come i personaggi della mia storia, di diverse culture e nazionalità, e si mescolano anche come le ricette del mio piccolo ristorante che diventeranno umbro-senegalese-pakistane. Vi aspettiamo in sala e saremo molto felici di farvi vivere il nostro sogno, che è un sogno di integrazione, di superamento di pregiudizi e dell’idea di guardare gli altri senza avere sempre paura delle diversità. Siamo in sala a Roma al Cinema Azzurro Scipioni fino al 27 maggio, siamo anche a Terni, fino al 28 maggio, e in altre sale che troverete sui nostri siti, cercando ‘La bolla delle acque matte’.
“La protezione dell’ambiente – ha sottolineato ancora Anna Di Francisca a TeleAmbiente – è un tema che mi interessa molto. In questo caso io ho un gruppo di resilienti che difendono il loro territorio e lo difendono anche da speculazioni possibili in arrivo, quindi fanno di tutto affinché questo territorio rimanga incontaminato e quella meravigliosa piana di Castelluccio rimanga tale e non arrivino appunto personaggi nefasti, creando edifici fuori contesto per quella piana o altro”.
“Questo argomento, quello della protezione del territorio – ha ricordato la regista – mi è sempre stato a cuore, anche nel mio film precedente che si chiamava ‘Evelyne tra nuvole’, girato in Emilia-Romagna, c’era la protezione dell’ambiente e c’era il paesaggio. Il paesaggio ha sempre avuto un grande ruolo e in questo caso, il paesaggio è molto importante, è un personaggio della storia insieme al mio stupendo cast, che è capitanato da Fausto Russo Alesi, stupendo attore che ha lavorato tanto nei film di Bellocchio e poi Jaele Fo, di origine umbra. E poi ancora Lucia Vasini e tanti altri attori, uno più bravo dell’altro. La fotografia è di una direttrice della fotografia umbra, Sara Purgatorio, che ha veramente valorizzato il territorio e la piana, dando una luce e un’importanza al paesaggio notevole, che emerge nei film in maniera voluta e desiderata”.
Tra i protagonisti anche l’attrice umbra Jaele Fo, nipote di Dario Fo e Franca Rame, al suo esordio sul grande schermo.

“È stato bellissimo avviare la carriera – ha dichiarato Jaele Fo a TeleAmbiente – inaugurare il mio primo film girando in Umbria che è la regione che amo, dove sono vissuta, dove appartiene tutta la mia vita, la mia infanzia e che ho abbandonato solo perché Roma è un luogo di cinema”.
Il film ha ottenuto il riconoscimento di film d’essai dal Ministero della Cultura.


