L’Unione dei Comitati contro l’inceneritore e altre realtà del Lazio unite nelle Comunità Ribelli. Appuntamento alle ore 10 in piazza Oderico da Pordenone in una data fortemente simbolica, la Giornata mondiale dell’Ambiente. Tutte le ragioni della nuova mobilitazione.
L’ultima manifestazione organizzata risale al 16 maggio, in Campidoglio, proprio all’indomani dell’inaugurazione dei cantieri da parte del sindaco di Roma, Roberto Gualtieri. Ora le associazioni e i Comitati contrari al termovalorizzatore a Santa Palomba sono pronti a tornare nella Capitale, ma questa volta insieme alle altre realtà regionali, riunite sotto la sigla delle Comunità Ribelli, per protestare anche contro la Regione Lazio, responsabile del Piano Rifiuti. E lo faranno (in piazza Oderico da Pordenone, 3, davanti agli edifici della Regione) alle ore 10 di una data simbolica, il 5 giugno, in occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente. Ecco perché.
“Venerdì 5, dalle 10 alle 13, saremo in Regione perché il nuovo piano regionale dei rifiuti è un piano Rocca-Gualtieri. Rocca, malgrado abbia raccolto tantissimi consensi nei Comuni dei Castelli Romani grazie ai suoi candidati, fa proprio il piano Gualtieri e questo assorbimento fa sì che vi siano inceneritori, biodigestori e altri impianti nocivi, tra cui discariche, che interessano anche il resto del territorio del Lazio” – ha spiegato Alessandro Lepidini, coordinatore dell’Unione dei Comitati contro l’inceneritore – “Tutto si basa sul falso per cui, con le ordinanze di dicembre fatte in accoppiata lo stesso giorno, prima si chiude la Valutazione ambientale strategica, poi si decide che qui si fa l’inceneritore, falsando tutto l’iter successivo della Valutazione di impatto ambientale“.
“Il 5 giugno saremo lì, con tutta una serie di realtà che hanno aderito e che come noi si impegnano a contrastare questa impiantistica nociva, basata su dati non corretti e su una impostazione sbagliata per cui manca la prevenzione di riduzione dei rifiuti. I rifiuti vanno ridotti all’origine, invece a Roma ci sono ancora cassonetti stradali e hanno fatto anche il CeStò, voglio proprio vedere come e quanto differenzieranno” – ha aggiunto il coordinatore dell’Unione dei Comitati contro l’inceneritore a Santa Palomba – “Ci sono tutti profili che noi contestiamo, un piano da riscrivere del tutto. Tra l’altro questa iniziativa arriva il 5 giugno, nella Giornata mondiale dell’Ambiente, e nella logica di raggiungere la strategia di sviluppo sostenibile e dell’Agenda 2030, che prevede anche la riduzione dei rifiuti, perché non c’è miglior rifiuto di quello che non viene prodotto. Se però tu fai imballaggi e non contieni la produzione di rifiuti, stai fallendo all’origine. Bruciare rifiuti, poi, è ancora peggio, perché si tratta di materie prime seconde che andrebbero recuperate“.
“Il 5 giugno, insieme a queste altre realtà, porremo anche questo tema: la Regione Lazio poteva attuare velocemente la legge regionale 13/2019, relativa alle aree a elevato rischio di crisi ambientale, l’iter è in piedi da un anno e non hanno concluso niente. Qui abbiamo quattro stabilimenti con tir, che sfugge all’attività amministrativa vincolata, nessuno ha detto niente” – ha proseguito Alessandro Lepidini – “La piovra è tutto questo, sono mafie e noi non abbiamo paura di denunciarlo, perché con ogni evidenza, quando metti tutte le cose in fila, qualcuno alla fine andrà in galera e quel giorno ci libereremo di questo peso, di questa mafia, che rende questa città una cappa“.
“La giornata vedrà protagonisti, insieme a noi dell’Unione dei Comitati contro l’inceneritore e della Comunità Ribelle di Santa Palomba, anche altre realtà, che sono il Comitato Difendiamo Casal Selce, il Comitato spontaneo contro il biodigestore di Roma Est – Salone. Ci saranno poi anche i cittadini di Aprilia con il Comitato spontaneo di Via Scrivia e Aprilia Libera” – ha concluso il coordinatore dell’Unione dei Comitati contro l’inceneritore a Santa Palomba – “Aderiscono anche il Comitato contro il biodigestore di Civitavecchia e una realtà assolutamente importante come il CURAA, che a Roma si sta battendo da anni contro lo sterminio degli alberi. Insomma, è un bel gruppo di realtà e comunità ribelli che si sono unite e che stanno portando nel cuore delle istituzioni la denuncia contro la piovra“.


