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Eolico offshore, il IV Convegno Nazionale di AERO

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Dalla decarbonizzazione al sostegno alle imprese, passando per l’indipendenza energetica e lo sviluppo di una filiera dal grandissimo potenziale: l’eolico offshore è una occasione da non sprecare sul fronte delle rinnovabili. Lo conferma anche uno studio indipendente sul valore socioeconomico della filiera, presentato in occasione del IV Convegno Nazionale di AERO: senza autorizzazioni tempestive, quel potenziale rischia di dimezzarsi.

L’eolico offshore può e deve rappresentare un’occasione decisiva per consentire all’Italia di investire nelle energie rinnovabili, nella decarbonizzazione, nell’indipendenza energetica e nel sostegno alle imprese. Non solo attraverso la fornitura di energia, ma anche con lo sviluppo di una filiera che può garantire, nei prossimi 50 anni, con uno scenario positivo di accelerazione degli iter autorizzativi e burocratici che consenta di velocizzare anche le aste, 129 miliardi di euro di produzione attivata, 56 miliardi di valore aggiunto, oltre 800 mila posti di lavoro in più e 25 miliardi di euro di gettito fiscale.

Lo rivela lo studio indipendente sul valore socioeconomico della filiera, presentato in occasione del IV Convegno Nazionale di AERO, l’Associazione delle Energie Rinnovabili Offshore. Lo studio, realizzato da Intesa Sanpaolo, Politecnico di Torino, Politecnico di Bari, Prometeia e OWEMES, ha quantificato per la prima volta, con metodi e analisi mai così puntuali e dettagliati, l’impatto economico, occupazionale e fiscale di una scelta tempestiva sull’eolico offshore. Molto, se non tutto, dipende dall’attivazione tempestiva delle aste legate al Decreto FER2 del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica: le stime del valore aggiunto, dell’occupazione e del gettito fiscale, in uno scenario di maggior lentezza burocratica e autorizzativa, andrebbero infatti a dimezzarsi.

Al Convegno Nazionale di AERO hanno partecipato non solo gli autori dello studio, ma anche esperti tecnici di livello mondiale, importanti rappresentanti politici e istituzionali, per fare il punto della situazione attuale e delle prospettive future, alla luce di tutti i possibili scenari. Il Parlamento sta approvando la legge delega sul nucleare, per volontà di un governo che sostiene la poca continuità della fornitura di energia da fonti rinnovabili. Molto dipende anche dallo sviluppo di sistemi di accumulo, ma non va dimenticato che il fotovoltaico e l’eolico, specie quello offshore, sono assolutamente complementari.

L’eolico offshore lavora soprattutto di notte e nei mesi invernali, quando il fotovoltaico non produce. Quindi è molto complementare e ci aiuta ad abbassare la necessità di gas che forma il prezzo unico nazionale che ci ha portato, nei giorni scorsi, a punte di 140-150 euro/MWh” – ha spiegato Fulvio Mamone Capria, presidente di AERO – “Il Parlamento ha discusso la legge delega sul nucleare, noi siamo soddisfatti che si vada avanti nella ricerca sul nucleare, ma essendo una tecnologia che dovrà svilupparsi nei prossimi decenni, riteniamo che sia importante dare forza a progetti come l’eolico offshore e noi lo dimostriamo oggi“.

Basti vedere l’esperienza francese, di porti che già realizzano galleggianti, assemblano aerogeneratori e potrebbero essere loro a fornirci le macchine che serviranno ai progetti nel Mediterraneo” – ha aggiunto Fulvio Mamone Capria – “Oggi raccontiamo anche lo studio indipendente, che AERO ha voluto fortemente e che Intesa Sanpaolo ci ha anche co-finanziato. Insieme a loro, al Politecnico di Torino, al Politecnico di Bari, a Prometeia e a OWEMES, dimostriamo che con i primi 3,8 GW, cioè la quantità messa a disposizione dal Decreto FER2, pubblicato nell’agosto 2024 dal MASE ma non ancora operativo, potremmo generare migliaia di posti di lavoro“.

È un valore aggiunto per il nostro Paese, se puntassimo al 2050 con 20 GW si potrebbero produrre 129 miliardi di fatturato attorno all’eolico offshore, di cui 56 di valore aggiunto e 25 solo di tassazione da riversare nelle casse dello Stato. Questa formazione necessaria, dove dovremmo coinvolgere istituti tecnici e università, va di pari passo alla necessità di non perdere i nostri giovani, di riuscire a formarli in Italia e di farli lavorare sui nostri progetti nazionali” – ha concluso il presidente di AERO – “Noi ci crediamo molto e l’appello alla politica, oggi, è quello di fare presto e di decidere. Se veramente si vuole realizzare un’asta nel 2026, dobbiamo immediatamente decidere qual è la tariffa e in che modo l’Italia si vuole presentare in Europa per non restare gli ultimi e continuare ad andare comprare gas gnl e petrolio da Paesi che poi, tra loro, si fanno anche la guerra“.

Noi, come Italia, rispetto agli obiettivi europei al 2030 sulle rinnovabili, siamo in ritardo. L’offshore da questo punto di vista è importante e funziona bene, altre nazioni ce lo insegnano, penso ad esempio alla Gran Bretagna ma ci sono anche altri Paesi, nell’Unione europea, che si stanno organizzando. Ora il tema sono le autorizzazioni amministrative e quelle collegate alla risorsa mare e all’aspetto paesaggistico, quindi le Soprintendenze” – ha spiegato Sergio Costa, deputato del Movimento 5 Stelle, vicepresidente della Camera e già ministro dell’Ambiente – “Però è anche vero che, nel momento in cui questi parchi eolici, per quanto grandi, incidono in modo estremamente ridotto rispetto al paesaggio circostante, dove risultano letteralmente un puntino in mezzo al mare, direi che è il caso di poterle autorizzare“.

Tra l’altro, noi abbiamo la possibilità, in questo momento, di costruire una filiera italiana. Non una filiera straniera, proprio perché siamo all’inizio di un percorso e quindi si può partire dall’idea di avere un percorso dell’Unione europea che ci consenta anche di costruire un canale” – ha aggiunto Sergio Costa – “Questo, in buona sostanza, non significa affidarsi totalmente alla Cina, come molti in questo momento sostengono“.

Gli esperti tecnici e la politica sono ormai concordi che, per puntare alla decarbonizzazione, alla sovranità energetica e ad una transizione che favorisca anche l’economia nazionale, occorre assolutamente accelerare e puntare su una fonte di energia rinnovabile disponibile in tempi brevi e che può dare grandi garanzie. Dal Ministero dell’Ambiente, comunque, arrivano alcune novità confortanti.

Noi come Ministero stiamo concludendo la fase di consultazione con gli operatori e le associazioni dell’eolico offshore. Abbiamo convocato tutti con una riunione online, in cui abbiamo esposto le nostre conclusioni e ci siamo confrontati. Abbiamo già delle idee su come modificare il DM FER 2 per renderlo più coerente con le richieste degli operatori e con le nostre esigenze di rendere più efficace il meccanismo” – il punto di Alessandro Noce, direttore generale Mercati e Infrastrutture energetiche del MASE – “Abbiamo già avviato il confronto con la Commissione europea, parliamo di modificare un meccanismo già autorizzato e subito dopo daremo poi all’autorità politica, al ministro, il risultato del lavoro perché poi venga approvato un nuovo DM che nell’auspicio di tutti possa dare la partenza alla filiera, come sicuramente AERO auspica“.

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