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Oli usati, il Rapporto di Sostenibilità 2025 di CONOU

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L’Italia, anche grazie al Consorzio Nazionale Oli Usati (CONOU), si conferma leader in Europa per l’economia circolare. I dati del Rapporto sono assolutamente positivi nonostante il 2025 sia stato un anno particolarmente difficile per via di alcuni fattori esterni, e il nuovo Contratto di Filiera siglato con altri consorzi in Spagna e in Grecia dimostra come il CONOU sia ormai un punto di riferimento a livello internazionale.

Risultati indubbiamente positivi, quelli contenuti nel Rapporto di Sostenibilità 2025 del CONOU – Consorzio Nazionale Oli Usati, nonostante i tanti fattori, soprattutto esterni, che hanno rischiato di incidere negativamente nelle performance relative all’economia circolare. Mercati deboli, pressioni economiche sulla filiera e anche le varie tensioni geopolitiche avrebbero potuto inficiare sui dati relativi allo scorso anno, eppure il CONOU continua a confermarsi come un Consorzio leader a livello europeo, capace di migliorare ulteriormente la raccolta e la rigenerazione degli oli minerali usati.

Sono state ben 194.500 le tonnellate di olio usato raccolte, pari a oltre il 51% dell’immesso al consumo soggetto a contributo in linea con il massimo raccoglibile. Positiva anche la conferma della percentuale di rigenerazione: oltre il 98% dell’olio usato è stato inviato a trasformazione in nuove basi lubrificanti, mantenendo l’Italia nettamente al primo posto in Europa, considerando anche che la media continentale resta ferma al 61%. Risultati che possono essere considerati più che soddisfacenti, tenendo conto di un contesto molto difficile: nel 2025 il valore delle basi lubrificanti è sceso drasticamente e questo avrebbe potuto creare non pochi problemi all’intera filiera del riciclo.

Per la prima volta, il Rapporto di Sostenibilità di CONOU presenta anche l’analisi LCA, relativa all’intero ciclo di vita del prodotto. Questa analisi ha permesso di confermare una riduzione significativa delle emissioni climalteranti e un grande risparmio di risorse naturali ed energia. Si pensi, ad esempio, al -83% di combustibili fossili impiegati e al -77% di acqua. A cascata, è stato rilevato anche un impatto positivo anche sulla salute umana: -33% di impatti cancerogeni e -84% di impatti non cancerogeni, oltre ad una riduzione dell’80% su oltre sette unità di incidenza di malattie.

Oltre all’impatto positivo a livello ambientale e sulla salute, va poi considerato l’indotto di tutta la filiera, che coinvolge quasi duemila addetti di una rete di imprese, tutte altamente specializzate e situate su tutto il territorio nazionale. Il sistema, quindi, continua a funzionare e si conferma una eccellenza pronta a diffondersi anche al di fuori dell’Italia. Lo dimostra il nuovo Contratto di Filiera 2025-2027, basato sulla qualità e che coinvolge altri consorzi europei, in particolare della Grecia e della Spagna. Questo consentirà di condividere best practice e sviluppare una posizione comune mediterranea rispetto all’Europa, conferendo ancora una volta a CONOU il ruolo di riferimento internazionale per l’economia circolare relativa agli oli minerali usati.

Il risultato è anche la conferma dei risultati degli anni scorsi. Noi abbiamo raccolto la totalità degli oli minerali usati e li abbiamo rigenerati al 98%, quindi abbiamo fatto sparire il rifiuto pericoloso e l’abbiamo trasformato in una risorsa. Questo è il primo risultato” – ha spiegato Riccardo Piunti, presidente di CONOU – “L’alternativa, per fare gli stessi lubrificanti, avrebbe previsto l’estrazione del petrolio, il trasporto, la raffinazione e quant’altro. Questo significava, alla fine, emettere molta più CO2, mentre in questo modo ne abbiamo ridotto le emissioni del 41%. Abbiamo ridotto anche tutti gli altri inquinanti, il consumo di suolo e di acqua, di percentuali nell’ordine dell’80%. Dal punto di vista ambientale, abbiamo ottenuto un grande risultato di riduzione dell’impatto per la produzione di lubrificanti che sono comunque necessari“.

Il Rapporto è la conferma di un’eccellenza italiana, lo dice la storia del Consorzio, lo dicono i risultati che si consolidano di anno in anno in un Paese che, spesso a torto, viene considerato anche all’estero in grave ritardo sui temi dell’economia circolare. Abbiamo diversi conflitti con l’Europa che riguardano alcune situazione puntuali” – il commento di Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – “In realtà, abbiamo performance nazionali importanti, con punte clamorose che sostanzialmente portano a raccogliere tutto l’olio minerale usato e a rigenerarlo. L’esperienza del CONOU non ci ha mai stupito perché conosciamo bene il rigore e l’attenzione ai dettagli di tutta la filiera“.

Per elevare ulteriormente le performance dell’economia circolare italiana, è fondamentale, da una parte, mettere in campo quelle semplificazioni degli iter autorizzativi, ad esempio, dei nuovi impianti. Sono fondamentali perché senza impianti industriali non esiste economia circolare” – ha aggiunto Stefano Ciafani – “Dall’altra parte, è fondamentale alzare il livello dei controlli, perché in queste filiere c’è sempre il rischio che possano arrivare anche soggetti non all’altezza della sfida. L’innalzamento dei controlli ambientali è funzionale anche per fermare chi vuole fare concorrenza sleale alle esperienze più avanzate“.

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