Per pazienti fragili, affetti da malattie gravi, invalidanti e croniche, i preparati a base di cannabis sono un farmaco prezioso ma difficilmente reperibile, per diversi motivi. Difficoltà che possono anche aumentare a causa della frammentazione regionale della sanità, e come se non bastasse, centinaia di loro sono stati recentemente convocati dai Nas nell’ambito di un’inchiesta. Per questo, alla Camera dei deputati è stata rilanciata una proposta di legge del Partito democratico che punta a rendere più chiaro e omogeneo il quadro normativo.
La cannabis terapeutica è un farmaco essenziale per tanti pazienti affetti da malattie gravi, invalidanti e croniche. La lista delle patologie è lunga, ma l’accesso ai vari preparati non è uguale in tutta Italia, a causa dei ristretti canali di produzione e distribuzione ma soprattutto della frammentazione regionale della sanità. Una disparità su base territoriale che va a colpire pazienti spesso molto fragili, e che in questa legislatura non è stata minimamente risolta. Anzi, sono aumentate le difficoltà e nelle scorse settimane, centinaia di pazienti sono stati convocati dai Nas, impegnati in un’inchiesta riguardante le farmacie che forniscono i preparati. Un’ulteriore beffa che però è stata l’occasione per rilanciare una proposta di legge del Partito democratico alla Camera dei deputati.
“Rappresentiamo tanti pazienti che si rivolgono a noi perché, purtroppo, la cannabis medica in Italia è come un gambero: fa un passo avanti e poi due indietro. Negli ultimi tempi, i problemi sulla cannabis medica sono tanti, troppi. Noi pazienti ci sentiamo frustrati: oltre ad avere problemi di ‘pellegrinaggi’ tra ospedali dove ci sentiamo troppo spesso trattati come drogati che come pazienti, problemi con la patente, problemi nel poter ricevere il farmaco spedito a casa, perché purtroppo questo decreto non ce lo permette. E in ultimo, c’è stata questa indagine che ha coinvolto tanti pazienti, convocati dalle forze dell’ordine, che ha creato tanta ansia e paura, e non ci voleva” – la denuncia di Elisabetta Biavati, del Movimento Cannabis medica – “In più, abbiamo un problema enorme che è il fatto che ogni Regione decide per sé le ricette, come fare in base alle patologie… Ventuno leggi, ventuno modi di trattare i pazienti. Questo è assurdo perché ci divide tra pazienti di Serie A e Serie B in base a dove abitiamo e che patologie abbiamo. La politica deve capirlo. Abbiamo il Decreto Lorenzin del 2015 che sarebbe bellissimo, una delle più belle leggi che ci sono, ma bisognerebbe aggiornarlo e revisionarlo, aggiungendo altre patologie e facendo in modo che i pazienti siano uguali in tutta Italia. Non è possibile che un paziente del Piemonte sia diverso da quello della Sicilia e abbia un trattamento completamente diverso. Sono tutte cose che la politica deve affrontare, perché se lo vogliono considerare un farmaco, lo devono fare da tutti i punti di vista“.
“C’è uno stigma culturale che abbiamo visto essere importante, soprattutto questo governo ha cercato di mettere i bastoni tra le ruote a tutti i pazienti curati con la cannabis. Io nel 2023 ho presentato un progetto di legge per andare incontro ai bisogni dei pazienti curati con la cannabis terapeutica, perché ci siamo resi conto da subito di tutti i limiti che, di fatto, la normativa nazionale e quelle regionali, hanno messo in atto. Noi abbiamo cercato di dare un quadro normativo più omogeneo per andare incontro ai pazienti” – ha spiegato Antonella Forattini, deputata del Pd e prima firmataria della proposta di legge – “I 600 pazienti chiamati in caserma nelle ultime settimane hanno dato il ‘la’ alla politica per rilanciare questo progetto di legge, perché di fatto includeva anche la distribuzione dei preparati di cannabis ai pazienti, dando la possibilità di poterli ricevere a casa o nella farmacia più vicina. Oggi purtroppo la politica è sorda, la maggioranza e il governo di fatto non vogliono prendere atto dei problemi che questi pazienti comunque vivono quotidianamente sulla loro pelle, anche spendendo fior di quattrini, perché non tutti i preparati possono essere prescritti con la ricetta rossa. Di conseguenza, noi chiediamo che ci sia veramente una sensibilità diversa e che la nostra proposta venga presa in esame“.


