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Spiega la Vela, il libro a cura di Deborah Divertito

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Oltre cento storie di ragazze e ragazzi di Napoli e Caserta, finiti nel circuito penale, e della collaborazione tra Terzo Settore ed istituzioni a tutti i livelli affinché, grazie a percorsi formativi e tirocini lavorativi, fosse garantita loro la possibilità di non tornare a commettere gli stessi errori e avere una nuova possibilità. Un’esperienza durata quattro anni, tra grandi risultati e tragici insuccessi, condensata in un volume curato dalla criminologa Deborah Divertito e presentato anche alla Camera dei deputati.

Si chiama ‘Spiega la Vela ed è un libro, a cura della criminologa Deborah Divertito e pubblicato da Edizioni San Gennaro, che racconta ben quattro anni di lavoro educativo con oltre cento ragazze e ragazzi entrati nel circuito penale o cresciuti in contesti di particolare fragilità sociale tra le province di Napoli e Caserta. Un’esperienza che ha coinvolto oltre 50 famiglie, sette scuole e tredici diversi Enti del Terzo Settore, e che ha permesso di recuperare tanti giovani e giovanissimi attraverso percorsi formativi e tirocini lavorativi. Il tutto, condensato nel volume che è stato presentato ufficialmente anche alla Camera dei deputati.

Esponenti politici e istituzionali, esperti, educatori e rappresentanti della Magistratura si sono confrontati su temi di particolare valore sociale come la giustizia minorile, la povertà educativa, il lavoro di comunità, i progetti educativi e l’orientamento al lavoro, ma anche la mediazione penale, il sostegno alle famiglie e il ruolo degli enti locali e territoriali.

Dobbiamo considerare che il sistema penale minorile vede il carcere come extrema ratio, quindi come ultima spiaggia, e noi lo abbiamo interpretato appieno, grazie a questo progetto di quattro anni e al finanziamento di Impresa Sociale Con i Bambini. Abbiamo lavorato con oltre 100 ragazzi e ragazze che avevano la messa alla prova e quindi erano già incappati nel circuito penale, cercando di intervenire non prima ma nel dare nuove strade e nuove opportunità, facendo in modo che ci fosse la possibilità di una scelta. Lo abbiamo fatto mettendo insieme, in rete, fisicamente attorno a un tavolo, tutte le istituzioni coinvolte: il Terzo Settore, sicuramente protagonista assoluto del progetto, ma anche l’Ufficio Servizi Sociali per i Minori (USSM), il Tribunale, il Centro di Giustizia Minorile e le scuole, per cercare di portare avanti percorsi individualizzati. Quindi, intercettare le aspirazioni dei ragazzi e delle ragazze e fare in modo che queste potessero avverarsi in un contesto sano” – ha spiegato Deborah Divertito, criminologa e curatrice del libro – “Il libro vuole raccogliere sia il metodo che abbiamo messo in piedi per intervenire in modo efficace, ma anche le storie, perché noi non dimentichiamo mai i nomi, i volti, i luoghi attraversati da questi ragazzi. Sono molto affezionata a tutte le storie, ma restano purtroppo appiccicate sulla pelle quelle che non siamo riusciti a portare avanti, ma ci sono storie di ragazzi che hanno voluto fare cinema, portando avanti una aspirazione che sembrava impossibile, e invece grazie a una dote culturale del progetto hanno iniziato una Scuola di cinema, dando anche un segnale: è importante impegnarsi, studiare, niente viene calato dall’alto. Abbiamo però dimostrato che quando la strada è quella giusta e un ragazzo fa ciò che vuole veramente, impegnandosi e studiando, alla fine ci riesce e questo ragazzo, per esempio, ha recitato in un film con Marco D’Amore“.

Dal punto di vista educativo, la Repubblica garantisce un presidio del limite, cioè un ragazzino che fa male al proprio futuro e a sé stesso oltre che agli altri, deve essere fermato, secondo quanto prescritto dalle norme. Dopodiché, gli va data ancor più che a un maggiorenne la possibilità di ripartire nella vita in maniera nuova e non reiterare i reati commessi. Così si può uscire da una mentalità, da un vittimismo autogiustificante, ritornare a una responsabilità che valorizzi le parti positive e promettenti che ognuno ha. Dal punto di vista del Fondo di contrasto della povertà educativa e del suo Ente attuatore, Impresa Sociale Con i Bambini, questa è stata una grande sperimentazione, perché dei 19.600 ragazzi che in Italia vengono messi alla prova, noi abbiamo lavorato per quasi quattro anni con 3.300 di loro in tutta Italia” – il punto di Marco Rossi Doria, presidente dell’Impresa Sociale Con i Bambini – “Un grandissimo cantiere di recupero e di riparazione: 17 partenariati, più di 350 organizzazioni, un’esperienza da cui abbiamo imparato in tanti. Ha imparato il Terzo Settore, ma anche i Comuni, le Forze dell’Ordine, il Tribunale per i Minori, i servizi sociali dei Tribunali per i Minori che insieme al Terzo Settore hanno fatto un lavoro di partenariato straordinario. Da qui sono uscite pratiche promettenti, noi siamo oggi al lavoro per rilanciare questa esperienza che è stata rigorosamente valutata dal Valutatore di impatto dei nostri progetti, e quindi anche sulla scorta di questi rilievi, proviamo a dare a questo grande e positivo lavoro una continuità riflettuta e pensata“.

Noi oggi presentiamo questo libro che racconta di una costellazione di associazioni che sono sul territorio, in particolare nella città di Napoli, e che lavorano insieme alle istituzioni, creando una situazione molto bella in cui ognuna dà una mano all’altra per rigenerare, recuperare e non dimenticare le giovani e i giovani che hanno fatto scelte sbagliate e sono stati colpiti da provvedimenti giudiziari di natura penale, perché non siano i reietti della storia ma vengano recuperati, con le loro fragilità e problematiche. Quindi, un intervento di un pool di esperti, persona per persona. Il grande tema è, attraverso le storie di questa ‘vela’, di questo mare da solcare più in tempesta che nel bel tempo, è quello di arrivare a meta: il recupero di questi giovani affinché non tornino in carcere, che è la cosa più tremenda anche solo da immaginare” – il commento di Sergio Costa, deputato del Movimento 5 Stelle e vicepresidente della Camera – “Queste storie ci raccontano anche che è necessario che l’impegno sia condiviso delle istituzioni con le associazioni del Terzo Settore presenti sul territorio. Occorre istituzionalizzare queste ultime, quando la Pubblica Amministrazione si rende conto che questo lavoro può essere fatto solo creando questo legame forte, ed allora deve consentire di mettere in bilancio risorse e un programma che abbia una lunga durata. Non è sufficiente un’assegnazione non solo di risorse, ma anche di progetti, della durata di 12 o 24 mesi, qui parliamo di impegni che devono durare anni. Quindi, diventa un modo diverso di concepire il rapporto tra Pubblica Amministrazione e cittadini, dove i cittadini sono persone che aiutano altri cittadini. Qua è la vera questione, credo che questa sia la soluzione per costruire una cittadinanza dal basso, un impegno dal basso e una soluzione dal basso: cittadini che aiutano altri cittadini nel perimetro delle istituzioni“.

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