Agricoltura, preoccupa la campagna del grano duro 2026

Agricoltura, preoccupa la campagna del grano duro 2026

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Confagricoltura Umbria, Confagricoltura Abruzzo, Confagricoltura Lazio e Confagricoltura Marche, regioni prettamente cerealicole, chiedono di superare la crisi con una strategia politica (comunitaria, nazionale e locale) per una filiera moderna, competitiva e capace di redistribuire valore in maniera più equilibrata.

La campagna del grano duro 2026 per le imprese agricole. si apre all’insegna delle difficoltà A lanciare l’allarme sono Confagricoltura Umbria, Abruzzo, Lazio e Marche, che denunciano prezzi ancora troppo bassi rispetto ai costi di produzione, una situazione che mette a rischio la sostenibilità economica di molte aziende del settore.

Secondo le quattro organizzazioni, le quotazioni del grano continuano a non garantire la redditività delle imprese e la recente introduzione della Commissione Unica Nazionale del grano duro non ha prodotto gli effetti sperati.

Per Confagricoltura, però, la CUN non è il vero problema: la sua funzione è quella di fotografare l’andamento del mercato in modo trasparente e non quella di fissare prezzi o sostenere il reddito degli agricoltori.

Le associazioni sottolineano che negli ultimi mesi sono state create aspettative irrealistiche sul ruolo della Commissione, mentre la crisi è legata alle dinamiche del mercato e alla mancanza di una strategia politica di lungo periodo per il comparto cerealicolo.

Da qui la richiesta di un cambio di passo.

Confagricoltura chiede politiche strutturali capaci di rafforzare l’intera filiera, dalla produzione allo stoccaggio, fino alla trasformazione e alla grande distribuzione.

Tra le proposte, il sostegno alle Organizzazioni di Produttori, alle cooperative agricole, ai contratti di filiera e agli investimenti in qualità, innovazione e sistemi di stoccaggio.

“L’obiettivo spiegano le associazioni  è costruire una filiera più moderna e competitiva, in grado di distribuire in modo più equilibrato il valore tra tutti gli operatori. Un tema reso ancora più evidente dal forte divario tra il prezzo riconosciuto ai produttori di grano e quello della pasta e degli altri prodotti cerealicoli sugli scaffali della grande distribuzione”.

“Solo con una visione di lungo periodo concludono le associazioni regionali degli agricoltori- sarà possibile garantire un futuro alla cerealicoltura italiana”.

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