PFAS nell'acqua potabile, dal 13 luglio in vigore nuovi limiti cosa cambia

PFAS nell’acqua potabile, dal 13 luglio in vigore nuovi limiti: cosa cambia

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Dal 13 luglio entrano in vigore le nuove regole sulla qualità delle acque potabili in Italia. La norma introduce il limite per la somma dei 4 PFAS e il controllo fino al rubinetto.

Diventa infatti operativo il limite nazionale per la somma di 4 PFAS, i cosiddetti inquinanti eterni, considerati pericolosi sia per l’ambiente che per la salute umana.

L’obbligo è contenuto nel decreto legislativo n.102/2025 che doveva entrare in vigore il 12 gennaio 2025, ma è stato rinviato di sei mesi, slittando così a luglio. Le nuove regole andranno a rafforzare l’approccio sulla valutazione del rischio già introdotto dal decreto legislativo n. 18/2023, oltre a recepire quanto indicato dalla direttiva europea del 2020 sulle acque potabili destinate al consumo umano.

La norma introduce il limite per la somma di 4 PFAS considerati pericolosi per la salute – PFOA, PFOS, Pfna e Pfhxs – fissato a 20 nanogrammi per litro come riportato dal parere scientifico dell’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA).

Queste sostanze sono state classificate dall’Agenzia come pericolose per l’uomo, evidenziandone i rischi legati all’esposizione prolungata, come alterazioni del sistema immunitario, aumento del colesterolo, maggiore rischio di sviluppo di alcuni tumori (per alcune sostanze), ridotta risposta ai vaccini. Il PFOA, inoltre, è stato classificato dall’Agenzia internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) come sostanza “cancerogena per l’uomo”.

Al monitoraggio dei composti chimici già citati, dal 13 gennaio 2027 si aggiunge anche l’analisi dell’acido trifluoroacetico (TFA), con una soglia fissata a 10 µg/L (microgrammo/litro).

Monitoraggio dei PFAS nelle acque potabili, il controllo fino al rubinetto

Un’altra novità introdotta dalla nuova norma è che il controllo della qualità dell’acqua dovrà essere garantito sia da parte del gestore del servizio idrico che dal gestore della distribuzione idrica interna, fino al punto di utilizzo del cittadino.

Il controllo dell’acqua, dunque, non si fermerà più fino alla rete dell’acquedotto: secondo il decreto, il Gestore Idrico della Distribuzione Interna (GIDI) sarà il soggetto responsabile dell’impianto idrico compreso tra il punto di consegna dell’acquedotto e il rubinetto.

A seconda dei casi, il ruolo potrà essere svolto dal proprietario dell’immobile, dall’amministratore di condominio, dal direttore di una struttura, dal gestore dell’attività o da altro soggetto responsabile dell’impianto.

Per quanto riguarda gli edifici prioritari (strutture sanitarie, scolastiche e ricettive), come specificato da Repubblica “spetta a questo soggetto verificare che tubazioni, serbatoi, autoclavi e altri componenti dell’impianto non compromettano la qualità dell’acqua prima che arrivi al rubinetto”.

Le misure in vigore mirano a garantire ai cittadini che non vengano superate i valori considerati “sicuri” nell’acqua potabile. Alcune Regioni italiane, come l’Umbria e la Toscana, hanno già avviato delle indagini per mappare la presenza dei PFAS sul territorio.

Da anni sia la comunità scientifica che le associazioni ambientaliste, evidenziano la pericolosità di queste sostanze, specialmente nelle aree più colpite dalla contaminazione, come il nord Italia.

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