Alpi sempre più calde, ghiacciai a rischio tra fusione e siccità

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Alpi sempre più calde e fragili: registrate in quota anomalie termiche comprese tra +2°C e +4 °C e uno zero termico che si è mantenuto frequente tra 4.800 e oltre 5.000 metri

Le Alpi italiane soffrono sempre di più gli effetti della crisi climatica. Temperature ben al di sopra della media, siccità e scarso innevamento stanno accelerando la fusione dei ghiacciai, rendendo sempre più fragile l’alta quota. A pesare sono anche uno zero termico sempre più elevato e l’arrivo anticipato del caldo estremo, già evidente dalla seconda metà di maggio.

Secondo Legambiente, sull’intero arco alpino le anomalie termiche raggiungono valori compresi tra i 2 e i 4 gradi oltre la media climatica, mentre lo zero termico si mantiene stabilmente tra i 4.800 e i 5.000 metri, favorendo una rapida scomparsa della neve residua e una sempre maggiore perdita di massa dei ghiacciai.

“Il quadro dei ghiacciai italiani nel 2025 – dichiara Valter Maggi, presidente della Fondazione Glaciologica Italiana – conferma una tendenza ormai consolidata: la quasi totalità dei circa 900 ghiacciai alpini censiti dalla FCGI presenta bilanci di massa negativi, con oltre il 90% ridotto a una superficie inferiore a 0,5 km². L’Adamello, il più esteso ghiacciaio delle Alpi italiane, ne è l’esempio più evidente, con una perdita stimata di circa 12 milioni di metri cubi d’acqua nel corso dell’ultimo anno. Sono dati che descrivono non un’anomalia, ma un processo di regressione ormai strutturale legato al riscaldamento climatico in atto.”

“I cambiamenti climatici ed i loro effetti sono, per chi frequenta la montagna, sempre più evidenti – commenta Maria Grazia Gavazza, Presidente della Commissione Centrale Tutela Ambiente Montano del CAI – La riduzione delle masse glaciali e la degradazione del permafrost hanno come conseguenza l’aumento dell’instabilità naturale. Molti ecosistemi si sono spostati verso quote maggiori. L’equilibrio dell’ambiente montano a cui eravamo abituati è in crisi e occorre essere coscienti di questo per adottare strategie di adattamento e modificare i nostri comportamenti. In tal senso il CAI da diversi anni si è impegnato in attività di informazione e in azioni di studio in collaborazione con università e istituti di ricerca. Nel 2023 si è svolto a Roma il Congresso Nazionale CAI “La Montagna nell’era del cambiamento climatico” che ha richiesto a tutti i Soci “un cambio di paradigma e una aperta disponibilità alla conoscenza, alla formazione e alla partecipazione attiva ai processi di tutela dell’ambiente”.

Tra le situazioni più critiche ci sono il Monte Bianco, la Marmolada e l’Adamello. Proprio quest’ultimo, il più grande ghiacciaio delle Alpi italiane, ha visto accelerare il proprio ritiro negli ultimi anni, perdendo centinaia di metri di fronte glaciale e milioni di metri cubi d’acqua. Dal 1997 al 2025 la fronte del ghiacciaio Adamello-Mandrone si è ritirata di circa 760 metri, mentre dalla Piccola Età Glaciale l’Adamello ha perso circa la metà della sua superficie.

Per richiamare l’attenzione sul fenomeno, Legambiente ha organizzato un flash mob sull’Adamello, lanciando un appello per una governance europea dei ghiacciai e chiedendo che vengano riconosciuti come beni comuni da tutelare. L’iniziativa ha anche segnato la nascita della prima piattaforma politico-culturale italiana dedicata ai ghiacciai, alle terre emergenti e al futuro delle montagne.

L’associazione sollecita inoltre il Governo a finanziare il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, ricordando che la salvaguardia dei ghiacciai non riguarda soltanto la montagna, ma anche le risorse idriche, gli ecosistemi e la sicurezza delle comunità che vivono a valle.

“Dal crollo di una parte del ghiacciaio dell’Ortles avvenuto in questi giorni alla cascata di acqua dalla vetta del Cervino (4478 m s.l.m) all’Adamello (3.539 m s.l.m) in forte ritirata, anche in alta quota la crisi climatica lascia sempre di più il segno con effetti che si ripercuotono a valle – commenta Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente –In particolare le Alpi si stanno riscaldando il doppio rispetto alle medie globali e le comunità montane devono essere aiutate e sostenute. Per questo anche dall’Adamello torniamo a chiedere al Governo di stanziare al più presto le risorse economiche necessarie per attuare il piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici insieme a politiche locali forti e incisive. Allo stesso tempo serve una governance europea per i ghiacciai, beni comuni da tutelare e proteggere, e un costante monitoraggio dell’alta quota sempre più fragile a causa della crisi climatica”.
“Riconoscere i ghiacciai come beni comuni – dichiara Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente di CIPRA Italia – significa considerarli patrimoni collettivi essenziali per l’equilibrio ecologico, la sicurezza delle comunità, la regolazione delle risorse idriche, la tutela della biodiversità, del paesaggio e dei diritti delle generazioni future. Significa anche riconoscere che le aree glaciali e proglaciali non possono essere governate esclusivamente secondo logiche proprietarie o di mercato, ma richiedono forme di responsabilità condivisa e di gestione orientate all’interesse generale. Per questo oggi con l’anteprima di Carovana dei ghiacciai 2026 oltre a chiedere una governance europea per i ghiacciai, chiediamo anche che i ghiacciai vengano riconosciuti come beni comuni da tutelare e difendere”.
Il CAI ha aderito al Manifesto per la governance dei ghiacciai e delle risorse connesse perché tutelare i ghiacciai, o meglio quel che ne resta o ne resterà, e capire come gestire al meglio le conseguenze della loro progressiva scomparsa rientra in pieno in questa dichiarazione d’intenti.

TAPPE CAROVANA DEI GHIACCIAI 2026:

Dopo l’anteprima sull’Adamello, Carovana dei Ghiacciai 2026 di Legambiente darà ufficialmente il via alla sua settimana edizione dal 17 agosto al 3 settembre 2026. Cinque le tappe in programma: si partirà dalla Francia (dal 17 al 20 agosto) dai ghiacciai della Vanoise, per poi spostarsi in Valle D’Aosta (dal 20 al 24 agosto) sui ghiacciai del Monte Bianco, in Lombardia (dal 24 al 26 agosto) sul ghiacciaio dei Forni, in Friuli Venezia Giulia (dal 26 al 29 agosto) sul ghiacciaio del Montasio, e infine in Piemonte (dal 31 agosto al 3 settembre) sul ghiacciaio di Coolidge – Monviso. Anche quest’anno la campagna porterà al centro i temi legati alla crisi climatica, all’aumento degli eventi meteo estremi, l’overtourism, la tutela della biodiversità, senza dimenticare le buone pratiche di sviluppo sostenibile. Non mancheranno testimonial d’eccezione che accompagneranno il viaggio di Carovana dei ghiacciai 2026. Il viaggio di Carovana dei ghiacciai 2026 si potrà seguire sui social della campagna.

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