Il bisfenolo A nelle lattine c’è ancora: la rivista tedesca ÖKO-TEST ha trovato la sostanza in 42 campioni su 52 analizzati. Tra i marchi anche alcuni reperibili in Italia come Sprite, Bonduelle e Dole.
Inventato all’inizio dell’Ottocento grazie a una gara lanciata da Napoleone per trovare un modo sicuro di trasportare le provviste per l’esercito, il cibo in scatola si è poi emancipato dalla suo legame con la guerra ed è entrato nelle dispense delle case.
Con il boom economico degli anni ’50 del Novecento, il cibo in scatola è diventato uno dei simboli di modernità e praticità. Dalla carne in scatola alle verdure, fino a frutta e zuppe, le lattine consentono infatti di preparare pasti veloci ed economici.
Per garantire la sicurezza alimentare ed evitare che gli alimenti corrodessero il metallo, le lattine sono state rivestite con il bisfenolo A (BPA).
Negli ultimi anni, questa sostanza, classificata come interferente endocrino, ha sollevato preoccupazioni per la sua capacità di migrare dai contenitori e finire nel cibo in scatola.
Per questo, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha decretato che l’esposizione al bisfenolo A tramite gli alimenti può influire sulla salute dei consumatori di tutte le fasce d’età, abbassando progressivamente le soglie tollerabili.
Con il regolamento dell’Unione europea 2024/3190 è poi arrivato lo stop al Bisfenolo A nei materiali a contatto con gli alimenti. La normativa, in vigore dal 21 luglio 2026, vieta l’immissione sul mercato di molti prodotti e imballaggi contenenti il BPA destinati alla conservazione del cibo. Eppure, la sostanza non è ancora scomparsa dallo scatolame.
Secondo un test della rivista tedesca ÖKO-TEST, il problema è ancora ampiamente diffuso. Il periodico d’informazione per i consumatori ha fatto analizzare 52 prodotti in lattina. Il test è stato effettuato su piselli, carote, zuppe di lenticchie, ravioli, filetti di aringa, ananas in scatola e bibite analcoliche. I risultati del laboratorio sono chiari: in 42 casi i livelli di bisfenolo sono stati classificati come “alti” o “molto alti”. In alcuni campioni le quantità di BPA sono risultati superiori a 100 volte la dose giornaliera tollerabile indicata dall’EFSA.
Tra i campioni analizzati da ÖKO-TEST ci sono anche prodotti di marchi reperibili tra le corsie dei supermercati italiani, come Sprite, la bevanda del gruppo Coca-Cola, le lenticchie e le lattine di carote e piselli Bonduelle e l’ananas Dole Tropical Gold e Fairtrade.
Il Regolamento Ue entrato in vigore lo scorso luglio prevede un periodo transitorio che consente alle aziende di utilizzare le confezioni già prodotte secondo le vecchie regole. Per questo sugli scaffali possono ancora circolare le lattine ormai obsolete.
Per gli imballaggi destinati a frutta, verdura e prodotti contenenti pesce, il divieto scatterà il 21 gennaio 2028.
L’alta presenza di bisfenoli negli alimenti analizzati non determina il superamento di alcun limite di legge, poiché la norma europea non stabilisce dei valori massimi consentiti di BPA nell’alimento, ma vieta l’utilizzo intenzionale della sostanza chimica nei materiali con cui il cibo viene a contatto.
Per limitare il più possibile l’esposizione a questi composti chimici potenzialmente dannosi per il sistema immunitario, si può evitare l’utilizzo di contenitori per alimenti in plastica, sostituendoli con il vetro, l’acciaio inox o la ceramica. Al supermercato vale lo stesso suggerimento: meglio il cibo in vasetti o bottiglie di vetro.


