Tra gli oltre 50 panel della kermesse anche un focus sul rapporto tra cambiamento climatico, vulnerabilità sociale e nuove generazioni. In questo quadro è stato inserito il progetto V-CLIMA: il cambiamento climatico, non può essere letto esclusivamente attraverso i dati ambientali e meteorologici
A Narni, in provincia di Terni, è andata in scena l’undicesima edizione del Festival della Sociologia.
Studiosi, rappresentanti delle istituzioni, associazioni, studenti e cittadini, sono stati coinvolti in un programma immersivo ricco di incontri, presentazioni di libri, mostre e appuntamenti culturali: oltre 50 eventi con circa 200 relatori.
‘Un ambiente per abitare. Spazi, Vite e Diritti’ è stato il tema che ha guidato la riflessione di quest’anno.
Nel corso delle giornate narnesi, grande attenzione è stata riservata anche al rapporto tra cambiamento climatico, vulnerabilità sociale e nuove generazioni.
In questo quadro è stato inserito il progetto ‘V-CLIMA – Danni ambientali, impatti sociali, crisi climatica‘, sviluppato in collaborazione con l’Università di Chieti-Pescara e con il coinvolgimento di studiosi e ricercatori italiani e brasiliani.

I relatori hanno proposto una lettura comparativa delle vulnerabilità socio-ambientali e delle capacità di risposta ai disastri, con particolare riferimento alle inondazioni in Rio Grande do Sul, in Emilia-Romagna e a Valencia.
Il valore della ricerca sta soprattutto nel considerare il disastro non soltanto come un evento naturale, ma come un processo profondamente sociale.
Gli effetti di una calamità, infatti, non si distribuiscono in maniera uniforme: le condizioni economiche, le disuguaglianze territoriali, l’accesso ai servizi, la qualità delle infrastrutture e la presenza di reti comunitarie possono determinare differenze sostanziali nella capacità delle persone di affrontare e superare una crisi.
Il cambiamento climatico, non può essere letto dunque esclusivamente attraverso i dati ambientali e meteorologici
A TeleAmbiente, il progetto è stato illustrato dalla professoressa Sandra Regina Martini dell’Università LaSalle del Brasile: “L’acqua è la stessa, però le popolazioni più vulnerabili, la subiscono diversamente”.
“La cosa che dobbiamo capire – ha spiegato la prof.ssa Martini – è che gli eventi climatici ci sono in Brasile, da dove provengo io, in Italia e in Spagna. Questo progetto V-Clima pretende di analizzare le alternative possibili per ripensare come viviamo in società”.
“Questo – ha sottolineato – è un progetto che prova a portare avanti l’ idea della fraternità e della pace, che prova a portare avanti quello che abbiamo chiesto all’ambasciatore brasiliano a Roma, di portare all’ ONU l’ idea del professor Luigi Ferrajoli, un professore italiano per una Costituzione della Terra, una Federazione Terra”.
“Le alternative ci sono e le dobbiamo portare avanti – ha aggiunto Sandra Regina Martini – questa è la società dell’autoresponsabilità. Ognuno ha la responsabilità per ridurre i rischi di questo cambiamento climatico”.
“Le alternative ci sono – ha proseguito – e noi, dell’ Università La Salle, dell’ Università Chieti – Pescara e dell’ Università di Valencia, proviamo a presentare delle proposte concrete per far si che la popolazione più vulnerabile, che è più afflitta dalle inondazioni, abbia la possibilità di sopravvivere”.
“Non mancano le leggi – ha concluso Sandra Regina Martini a TeleAmbiente – le leggi ci sono. Mancano delle istituzioni di garanzia. Questa è la nostra lotta, non per il Brasile, però dobbiamo pensare in termini di pianeta Terra”.


