Campania, salute e inquinamento: le aree più a rischio secondo il rapporto Spes

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Campania, presentati i dati finali del rapporto Spes. Ecco le aree più a rischio per gli effetti dell’inquinamento sulla salute dei cittadini, dopo il monitoraggio condotto su 175 diversi Comuni.

Si è conclusa, dopo oltre quattro anni, l’indagine Spes (Studio di esposizione nella popolazione suscettibile) condotta in Campania dall’istituto zooprofilattico per il Mezzogiorno.

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L’indagine ha interessato ben 175 diversi Comuni, coinvolgendo oltre 4000 cittadini, passando al setaccio le risorse idriche e monitorando gli impianti industriali e i siti per lo smaltimento rifiuti, legali e non. La presentazione dei dati finali è avvenuta nella sede della Regione, alla presenza del presidente Vincenzo De Luca.

L’indagine Spes ha interessato tutto il territorio regionale e non solo l’area nota come Terra dei Fuochi. L’obiettivo era quello di verificare eventuali relazioni tra malattie oncologiche e inquinamento dell’acqua e dell’aria. A presentare i dati finali è stato Antonio Limone, direttore dell’istituto zooprofilattico per il Mezzogiorno.


I risultati, purtroppo, sono allarmanti. I fattori di criticità sono infatti distribuiti in varie zone. Il valore del mercurio, in alcune aree della valle dell’Irno, è cinque volte superiore alla media. Ci sono poi valori anomali di diossina e metalli pesanti nella valle del Sabato e in alcuni Comuni della provincia di Caserta.

Oltre al monitoraggio dei valori degli inquinanti, i cittadini coinvolti nell’indagine sono stati sottoposti a screening con esami di sangue, urina e feci. I dati sono stati poi inviati per l’analisi all’Istituto Superiore di Sanità e all’istituto per la cura dei tumori Pascale di Napoli. “Volevamo realizzare una minuziosa fotografia della realtà, che sarà preziosa per attuare una medicina di prevenzione mirata. Le malattie oncologiche possono insorgere anche a decenni di distanza dall’esposizione a fattori inquinanti. Dobbiamo eliminare la causa dell’inquinamento ma agire anche sulle persone, scongiurando i rischi di malattie croniche tumorali”, ha spiegato il professor Antonio Limone.

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