“Il sè imperativo, ovvero quello che pensiamo di dover essere per effetto delle pressioni sociali, è la parte più problematica che viene fuori, soprattutto, attraverso i social”, Paola Pizza, psicologa della moda.
La moda come fenomeno sociale e costruzione dell’identità degli individui e dei gruppi. Ne parla nel suo libro “Psicologia sociale della moda. Abbigliamento e identità” la psicologa della moda Paola Pizza. I social si confermano come piattaforme fondamentali per esprimere la propria personalità, specie tra i più giovani, ma anche per individuare modelli che possano contribuire alla costruzione della propria immagine. Che risvolti psicologici ha questo tipo di fenomeno sui singoli individui?
“Il tema dell’identità legata all’abbigliamento è qualcosa che è sempre stato presente. Attraverso l’abbigliamento noi ci presentiamo agli altri e, poichè la conoscenza avviene nei primi minuti della relazione, come tutte le ricerche di psicologia sociale ci hanno mostrato, questa pelle esteriore, abiti, accessori, capelli e trucco, contribuisce a dire agli altri chi siamo. Quindi, questo è rassicurante perchè ciò ci permette di controllare e di influenzare l’idea che gli altri hanno di noi. – spiega a TeleAmbiente la psicologa della moda Paola Pizza – Questo ci consente di trovare un equilibro tra i nostri diversi sè: il sè reale, quindi come siamo e ci vediamo, il sè ideale, come ci piacerebbe essere, e il sè imperativo, ovvero quello che pensiamo di dover essere per effetto delle pressioni sociali. Questa del sè imperativo è la parte più problematica che viene fuori, soprattutto, attraverso i social. Se si va a cercare la perfezione si è sempre insoddisfatti, non si potrà raggiungere mai. L’unica perfezione possibile è quella delle nostre imperfezioni”.
E aggiunge: “Queste idee sterotipate di bellezza sono da combattere, il bisogno di uniformarsi e di essere uguale agli altri è assolutamente negativo. Credo che mai come in questo momento ci sia bisogno di psicologi e psicologhe, che possono essere un supporto nella valorizzazione della propria bellezza. La psicologia della moda si occupa proprio di questo, aiutare le persone a trovare il modo migliore per esprimere la propria autenticità, il loro sè, trovare il benessere attraverso un rapporto corretto con la moda, che non sia malato dal perfezionisimo, ma legato ad una bellezza che viene da dentro“.
Paola Pizza, psicologa della moda
Paola Pizza ha contribuito a promuovere la Psicologia della moda in Italia, iniziando ad insegnare nel 1992 nei corsi e nei master del Polimoda di Firenze, dove è stata docente per circa 25 anni di “Psicologia della moda”, “Psicologia dei consumi di moda”, “Psicologia della vendita”, ed è coordinatrice didattica e docente del primo Master italiano in Psicologia della moda e dell’immagine (ESR Italia). Ha scritto il primo manuale italiano di Psicologia Sociale della moda (Psicologia sociale della moda. Abbigliamento e identità, Verona, QuiEdit, 2010). Il volume è stato adottato come testo di esame all’Università di Verona.
Si occupa di formazione e consulenza di psicologia della moda. Lavora nella consulenza individuale come Fashion Psychology Coach (colloqui individuali di supporto sulla psicologia della moda).
Le nuove generazioni come utilizzano l’abbigliamento per esprimere la propria autenticità?
BVA Doxa, in collaborazione con McArthurGlen ha realizzato la ricerca “Fashion and Identity – Vestirsi senza infrastrutture”. Lo studio, condotto per il primo Osservatorio Moda e Generazioni con oltre 500 interviste su un campione rappresentativo della popolazione tra i 18 e i 44 anni, ha voluto esplorare il rapporto tra moda e identità, analizzando quanto GenZ (18-29 anni) e Millennials (30-44 anni) impieghino l’abbigliamento per raccontare sé stessi e costruire la propria immagine.
Secondo l’Osservatorio, il 35% degli intervistati vede nel proprio look una forma d’espressione identitaria. Questa percezione è maggiormente diffusa tra i GenZ (37%), che scelgono l’abbigliamento come linguaggio visivo per raccontare chi sono, rispetto ai Millennials (32%). Tuttavia, sebbene il 40% preferisca sempre mantenere un’immagine coerente con la propria essenza, il 32% confessa di adattare il proprio stile a contesti sociali specifici, talvolta sentendosi costretto a conformarsi alle aspettative esterne.
Famiglia (26%), amici (24%) e mode del momento (24%) continuano a giocare un ruolo importante nell’influenzare la costruzione dell’immagine personale anche nelle generazioni più giovani. Emerge anche in questo caso una differenza generazionale interessante: mentre i Millennials si dichiarano più autonomi e meno condizionati (oltre un terzo, il 37%, afferma di non aver subito alcuna influenza esterna), la GenZ è fortemente influenzata da social media, pubblicità e personaggi celebri, in particolare dagli influencer (23%).
Le fonti di ispirazione stilistica principali sono ancora le vetrine dei negozi per il 46% degli intervistati, ma al mondo fisico si unisce poi quello digitale – social media (32%) e siti di brand (29%) – rilevanti in particolare per donne e GenZ. Anche pubblicità e riviste di moda continuano a essere fonti di ispirazione.



